Guido Guglielminetti

Guido Guglielminetti

Bisognerebbe rimettersi a coltivare il talento e a seguire i ragazzi e le ragazze più promettenti senza pretendere di ottenere subito un risultato. Fino ad oggi chi non sfondava al primo tentativo veniva subito scartato, ma ora mi auguro che le cose stiano cambiando.

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Produttore, arrangiatore, compositore e musicista, Guido Guglielminetti ha collaborato con molti importanti nomi della musica italiana, come Lucio Battisti, Umberto Tozzi, Ivano Fossati, Mia Martini, Mina, Anna Oxa, Lucio Dalla.

Ha scritto diverse canzoni di successo tra cui: “Un’emozione da poco” cantata da Anna Oxa, “La nave” di Mina, “Spad VII s 2489” e “Quando e qui” di Francesco De Gregori, “Notte che verrà” di Mia Martini, “Quanto costa dottore” e “Tivùcolor” di Loredana Bertè. Suona il basso, il contrabbasso elettrico e la chitarra.

Presso il suo studio di Cuneo tiene corsi per autori e musicisti emergenti ed attualmente è  in tournée con Francesco De Gregori, con cui collabora dal 1986  in veste di bassista, produttore musicale e band leader.

Guido, cominciamo dall'inizio e raccontaci i tuoi esordi..

Dobbiamo andare molto indietro nel tempo. Circa 45 anni fa ho iniziato a suonare in parrocchia con un gruppo di amici, uno dei quali era Umberto Tozzi. Successivamente ho avuto l'opportunità di partecipare alla registrazione di “Il mio canto libero” di Lucio Battisti; è stato il mio debutto come professionista, avevo solo 19 anni. Da lì sono nate le collaborazioni con altri grandissimi artisti come: Ivano Fossati, Mia Martini e Loredana Bertè. Circa 30 anni fa ho conosciuto De Gregori e ho iniziato a esibirmi sul palco con lui, dal 2000 sono anche produttore di tutti i suoi dischi e band leader durante i suoi concerti.

Hai iniziato suonando la chitarra. Oggi suoni soprattutto il basso, quando e come è avvenuto questo passaggio?

Nei gruppi spesso accade che nessuno vuole suonare il basso perché il bassista è sempre un personaggio che rimane un po' sullo sfondo. Di solito sono il chitarrista e il cantante quelli che rimorchiano le ragazze. Quando mi sono trovato in gruppo con Umberto Tozzi, lui era chitarrista-cantante ed io ero un altro chitarrista. Qualcuno doveva per forza suonare il basso e quindi alla fine mi sono adattato io, scoprendo poi che la mia natura era quella..sicuramente non sarei stato un buon chitarrista. Al di là della tecnica, ogni strumento musicale richiede un certo tipo di carattere ed io ho capito di avere il carattere del bassista.

Ti senti più musicista o più compositore? Che differenza c'è tra scrivere musica e suonare pezzi composti da qualcun altro?

Scrivere purtroppo mi costa tanta fatica, perché sono ipercritico e non mi piace quasi niente di quello che faccio; di conseguenza scrivo poco. Lavorare su quello che scrivono gli altri mi dà maggiore soddisfazione, mi limito a dare vita al pezzo facendolo rendere al meglio, cosa che non mi riuscirebbe altrettanto bene con i miei brani.

Hai collaborato con grandi artisti come Lucio Battisti, Mina, Umberto Tozzi, Lucio Dalla e Mia Martini. Puoi raccontarci qualcosa di ciascuno di loro?

Umberto Tozzi era il mio vicino di casa e abbiamo iniziato a suonare insieme quando avevamo 15 anni. L'amicizia è venuta ancora prima del rapporto di lavoro. Andavamo tutti i giorni insieme a Milano con la sua 850 coupé per cercare di trovare degli agganci. Lavorare con Lucio Battisti è stato molto emozionante, anche se allora non me ne sono reso pienamente conto perché avevo solo 19 anni. Nel momento in cui andavo in studio mi sembrava solo di fare il mio lavoro. Successivamente mi sono accorto dell'importanza di quella collaborazione, perché quel disco è diventato una hit e averne fatto parte per me è tutt'ora motivo di orgoglio. Mina l'ho incontrata una volta sola. Un amico mi ha chiesto se tra i miei pezzi inediti ne avevo uno adatto ad essere cantato da lei e io ne ho scelto uno che a Mina è piaciuto molto. Successivamente sono andato a trovarla a Lugano, ma ci siamo solo salutati. Non ho più avuto rapporti di lavoro con lei per il fatto che, sebbene suo figlio Massimiliano mi avesse chiesto di proporgli altri brani, io non sono più stato in grado di soddisfare questa richiesta perché non avevo nulla che ritessi adatto a lei. Con Ivano Fossati ho fatto diversi lavori. Tra noi è nata un'amicizia che dura da tanti anni anche se ci vediamo poco. Mia Martini è stata una grandissima artista e una donna eccezionale. Abbiamo lavorato insieme per sei anni e con lei mi sono sempre trovato benissimo. Loredana Bertè ha un carattere un po' particolare, ma è una persona di gran cuore. Sono molto affezionato a lei, anche se purtroppo non ci vediamo da un po' di tempo.

La tua collaborazione con Francesco De Gregori va avanti da 30 anni. Cosa ti piace di più del lavoro con lui? Ci sono state difficoltà in passato?

Io e Francesco siamo amici da sempre e non abbiamo mai avuto modo di dubitare della reciproca stima né della reciproca fiducia. Quando lavoriamo insieme ci divertiamo molto e credo che questa allegria e questa spontaneità traspaiano sia nei concerti che nei dischi. Non abbiamo mai avuto problemi né da un punto di vista umano, né da un punto di vista professionale. Capitano giorni in cui si può essere nervosi, ma questo non ha mai rovinato la nostra collaborazione. Andiamo d'accordo quasi su tutto e le rare volte che la pensiamo diversamente ciascuno di noi rispetta il punto di vista dell'altro.

Sei anche un insegnante e un talent manager. Quali sono a tuo parere le caratteristiche che un giovane deve avere per diventare un musicista di successo?

Queste sono note dolenti! Dal mio punto di vista un giovane che voglia intraprendere una carriera musicale dovrebbe avere prima di tutto una forte dose di umiltà, cosa che purtroppo è difficile da riscontrare. Poi ci vogliono pazienza e dedizione. Spesso molti giovani, guidati male, pensano che fare questo lavoro sia una cosa semplice e che basti andare in TV e farsi vedere col ciuffo per avere successo. Se un musicista vuole durare più di sei mesi deve studiare molto e lavorare su se stesso. Le opportunità ci sono, ma pochi sono in grado di coglierle. C'è molta confusione perché la musica sta attraversando un momento di transizione. Io come insegnante ho lanciato un nuovo progetto che prevede dei corsi di due giorni finalizzati alla realizzazione di una canzone. I ragazzi devono venire con un bozza di brano e poi insieme lavoriamo sul testo, sull'arrangiamento e sulla melodia. Alla fine dei due giorni tornano a casa con un provino ben fatto della loro canzone. Finora con questa modalità abbiamo ottenuto ottimi risultati, loro vanno via soddisfatti e io pure, anche perché mi capita di imparare molto da loro.

Tra i musicisti emergenti ce n'è a tuo parere qualcuno da tenere d'occhio?

Di giovani di talento ce ne sono molti, ma quello che manca alla maggior parte di loro è la motivazione. Tanti non si approcciano alla musica per una loro necessità espressiva, ma per avere l'opportunità di mettersi in mostra e di diventare famosi. I talent show hanno portato i ragazzi a pensare che l'apparenza venga prima della sostanza e questo va a scapito della qualità. Paradossalmente i giovani più talentuosi talvolta sono quelli che incontrano più difficoltà, dal momento che vorrebbero creare qualcosa di serio in un momento in cui le cose serie non vanno di moda.

Sei anche un produttore musicale e collabori con alcune etichette discografiche indipendenti. Come mai questa scelta? Che futuro vedi per la discografia indipendente?

Io sono un ottimista e penso che si possa tornare a produrre della buona musica. Se si vuole creare qualcosa di valido e duraturo si deve ricominciare a lavorare sul prodotto. In questo momento le case discografiche e i talent puntano sul “precotto”, cioè un artista deve funzionare subito, altrimenti avanti un altro. Bisognerebbe rimettersi a coltivare il talento e a seguire i ragazzi e le ragazze più promettenti senza pretendere di ottenere subito un risultato. Fino ad oggi chi non sfondava al primo tentativo veniva subito scartato, ma ora mi auguro che le cose stiano cambiando. Personalmente preferisco costruire nel tempo un prodotto valido perché non sono un produttore da “cotto e mangiato”.

Hai mai pensato di far uscire un disco tutto tuo?

Sì, ci ho pensato. Ho dei brani interessanti nel cassetto che non saprei a chi proporre e che, probabilmente, non sarebbero adatti ad altri. Prima o poi lo farò, ma non ho fretta...

Prossimi progetti? In cosa ti vedremo impegnato?

Per ora sono in tour con Francesco De Gregori  fino al 17 di aprile. Poi ci fermeremo e riprenderemo da giugno a settembre per il tour estivo. Nei periodi in cui sono fermo con le tournée sono molto impegnato con i miei corsi. Poi ho un paio di produzioni che dovrei seguire, ma per ora preferisco non parlarne per scaramanzia. Spero di iniziare nuove collaborazioni con nuovi artisti per costruire qualcosa che ci piaccia e che abbia una personalità. Posso dire con certezza che ho molto più da fare quando sono in studio che quando sono in tournée…a volte non vedo l'ora di partire per riposarmi un po'!

Adriana Fenzi

Prossimi live insieme a Francesco De Gregori

6 aprile Brescia

8 aprile Cesena

9 aprile Sinigallia

11 aprile Bergamo

14 aprile Padova

15 aprile Castelnuovo di Garfagnana

16 aprile Livorno

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