Helter Skelter Geometrie D’amore

Flavia Germana De Lipsis e Simone Castano in una magistrale interpretazione di due personaggi controversi alla ricerca di una insperata felicità

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Un brano musicale dei Beatles presta il titolo allo spettacolo “Helter Skelter” Geometrie d’amore rappresentato al Teatro dell’Orologio in occasione del Festival INVENTARIA, l’importante vetrina organizzata dalla Compagnia DoveComeQuando di Roma, per le compagnie che calcano gli spazi "off" portando in scena testi di drammaturgia contemporanea.

In effetti, la colonna sonora del famoso gruppo di Liverpool pervade tutta la rappresentazione fino a diventare l’ossessiva suoneria di un cellulare che ripete “All you need is love”.

Il testo, scritto da Paola Moretti, costituisce sicuramente l’occasione per esprimere il valore di una prova di attore superata ampiamente dai due protagonisti Flavia Germana De Lipsis e Simone Castano.

 


La prima interpreta magistralmente  una donna madre di due figli, vittima delle violenze del marito.  Il pubblico, già mentre si sistema in sala, la trova lì, seduta per terra, smarrita in un mondo dove si è rifuggita per scappare dalla sua tragica realtà. Un silenzio, il suo,  solo apparente perché poi diventerà un fiume di parole che anche quando sembrano completamente insensate finiscono  per avere il senso di fare riflettere l’altro protagonista.

E’ sorprendente come la De Lipsis riesca a vivere le contraddizioni del personaggio rendendo la veridicità di una donna che pur di dare un senso alla sua esistenza si aggrappa ad uno sconosciuto che, apparentemente la rifiuta.

 


E quegli stessi contrasti li nutre anche il pubblico nei suoi confronti alternando momenti di compassione ma anche di rabbia per una mancata capacità di reazione oltre che di insofferenza per l’eccessiva insistenza di dialogo.

Sono le piccole cose che rendono grande la recitazione dell’attrice come quelle pantofole che riesce a perdere come segno della violenza subita, il riscoprire la perduta femminilità nei trucchi e nei vestiti presenti in scena, quelle lacrime versate costantemente come identificazione completa del ruolo sostenuto.

L’altro campione di recitazione è Simone Castano nel ruolo di un travestito vicino di casa che, pur sentendo tutto, da parete a parete, è rimasto zitto, senza far nulla, ben sapendo che quelli come lui, se si mettono in mezzo a queste storie, possono avere cattive conseguenze.

Si ha l’impressione che l’attore reciti l’attore considerato che il suo personaggio si adegua alla realtà che, ogni volta, gli chiedono di interpretare. Alla fine l’ambiguità che esprime non è quella che si riferisce alla sfera sessuale ma piuttosto al suo profilo psicologico che riesce a stare bene solo in quell’ordine preciso e maniacale che si è creato.

Sono gli sguardi di Simone Castano che più impressionano il pubblico, occhi capaci di mettere a nudo precisi stati d’animo che l’attore poi accentua con la sua professionalità.

In scena la coppia si completa a vicenda e riesce a funzionare sia nei momenti di calma apparente che nelle scene più violente che, inevitabilmente, colpiscono i presenti in sala che rimangono con il fiato sospeso.

 

 


Grazie alla bravura dei protagonisti, diretti da Pietro Dattola, si riesce a superare anche il disagio di un testo troppo lungo che, con dei momenti più concentrati e meno prolissi, avrebbe avuto il merito di non fare disperdere il pathos creato dalle buone aspettative dell’inizio spettacolo.

                                                                                                                  Rosario Schibeci

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