Cristiano Vaccaro

Mai fermarsi: approfondire, cambiare, confrontare, teorizzare. Innovare, se posso.

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Dal 25 al 29 gennaio Nogu Teatro presenta la nuova produzione “Gli Opinionisti” al Teatro Sala Uno. Uno spettacolo né ovvio né scontato, un gioco apparentemente assurdo che in realtà viviseziona il nostro odierno modo di esistere, in perenne affanno d’immagine.

Regia di: Cristiano Vaccaro

Testo di: Mario Borghi

Con: Chiara Acaccia, Giorgia Calcari, Stefania Capece Iachini, Antonietta D’angelo, Agnese Lorenzini, Ilaria Manocchio, Aleksandros Memetaj, Valerio Riondino, Cristiano Vaccaro

Buongiorno Cristiano, prima di entrare nel merito dello spettacolo ci piacerebbe che raccontassi ai nostri lettori qual è la realtà di Nogu Teatro.

Nogu nasce nella stagione 2012-13. In quel periodo stavo uscendo da un’esperienza lavorativa non proprio soddisfacente. Volevo formare un gruppo di lavoro che proponesse un lavoro di qualità nel campo della ricerca. Il perno del nostro lavoro è l’allenamento del corpo d’attore in rapporto al testo scritto. Curiamo in particolar modo il passaggio dalla pagina alle partiture vocali e fisiche. Molto training, molta improvvisazione, molta tecnica vocale. Un lavoro massacrante che ci sta facendo crescere. Siamo circa in dieci, tutti appassionati e devoti alla nostra “missione” artistica.

Da cosa nasce invece lo spettacolo “Gli Opinionisti”?

Dall’incontro con il testo di Borghi, che lui ci invio per partecipare ad una delle edizioni del NOpS Festival, la manifestazione che organizziamo due volte all’anno per mettere in scena brani contemporanei, il più delle volte inediti. Quando io e Ilaria (la mia controparte teatrale in Nogu) leggemmo il lavoro gridammo al miracolo. L’ambientazione è originalissima, i personaggi per nulla scontati ed in più, se si vuol leggere tra le righe, il testo rappresenta un’analisi spietata al nostro modo di intendere il quotidiano.

Chi sono questi opinionisti nominati nel titolo e che ruolo hanno?

Letteralmente, dei folli che vogliono condizionare il mondo con i loro pareri e per far questo hanno bisogno della “Divulgatrice di Opinioni”. La signora è l’unica che può autorizzare la diffusione universale di qualsivoglia idea, anche la più strampalata.

La persona al centro dell'intero è spettacolo legato alle milioni di parole vane che affollano il mondo è una donna delle pulizie. Questa scelta non rischia di essere tacciata di maschilismo e intellettualismo?

La signora delle pulizie, ovvero la divulgatrice, è la persona più importante del pianeta. Nulla esisterebbe senza il suo beneplacito. Diciamo così: i potenti del mondo ricorrono a lei per sapere come sarà il futuro. La interrogano, la intervistano, ne spiano ogni singolo sospiro. L’originalità del testo di Borghi è che basa l’esistenza stessa della nostra società su questa lucidissima massaia e la incardina in un sistema di regole ferree che la rendono perfettamente funzionale all’azione. In scena nulla si reggerebbe senza di lei. Insostituibile e perfetta così com’è. Un uomo non reggerebbe il confronto.  

Troppe parole confondono le menti e distorcono la percezione della realtà. Il tema portato avanti nel suo pezzo teatrale può in qualche modo collegarsi al fenomeno dilagante delle notizie “bufale” diffuse nei social network?

Il contesto è diverso. Noi parliamo dei condizionamenti che deformano in maniera irreparabile il nostro quotidiano. L’assuefazione ai mass-media ha inevitabilmente cambiato la nostra percezione del mondo, asservendola alle esigenze della digitalizzazione differita. Se non sei pixellato in un device non esisti, non vieni neppure più percepito come umano. La nostra immagine ci ha soppiantati. Apparire, essere al centro dell’attenzione mediatica è tutto. Siamo immersi in una follia comunicativa che ci sta disumanizzando. Questo è il tema de “Gli Opinionisti”.

Alcuni definiscono la nostra epoca “neo-barocca”, ad indicare il ritorno dell'importanza dell'immagine sul contenuto nel modo di rapportarsi dell'uomo con la realtà in cui vive. Sei personalmente d'accordo?

Direi piuttosto un nuovo medioevo culturale. Dobbiamo fare ancora molta strada per assorbire le potenzialità che ci sono offerte dalla tecnologia. Vaghiamo affrontando nuovi dèi di cui non sappiamo quasi nulla e che crediamo reali. Avvertiamo nuove entità ma non sappiamo collocarle. Negli schermi non c’e’ nessuno, sono soltanto informazioni digitali che fanno cortocircuitare il cervello. Aprire realmente gli occhi al nuovo contesto sarà lungo e doloroso. Spero in un nuovo rinascimento.

In quale genere potremmo ascrivere il tuo spettacolo?

Difficile da dire. Ho preso spunto dal teatro dell’assurdo, dai clown circensi, per alcuni versi da Grotowski. Cerco di dar vita e umanità, nel corpo degli attori, alle meravigliose marionette create da Borghi.

La terra trema in Italia, mentre alcune zone sono sommerse dalla neve. Noi stessi siamo a nostra volta sommersi dalle immagini di queste tragedie ma difficilmente cambiamo i nostri atteggiamenti per aiutare concretamente. Come possono i media essere veramente efficaci nella trasmissione delle notizie senza però cadere nel banale e nel futile?

Non credo nei media, credo nelle persone. E’ compito di ogni singolo correggere le storture del sistema. Penso che senza maggior istruzione, cultura, scambio di idee, comunicazione, sacrificio a livello personale la nostra struttura sociale sia destinata all’implosione.  

Qual è il suo rapporto da regista con gli attori che calcano il palcoscenico?

Amo il mio mestiere di teatrante. Adoro gli umani. Adoro i miei attori. Lavoriamo insieme in un contesto artigianale aperto, circolare, cerco di cavar fuori il meglio da ciascuno (sono ancora piuttosto giovani, c’è molto da fare), sia a livello tecnico che umano. Provo a fare in modo che lo spettacolo non sia lo specchio del regista ma la fusione di ogni singolo apporto personale.

In chiusura, quali sono i suoi progetti futuri?

Ricerca, ricerca, ricerca e poi ancora ricerca, sia negli spettacoli che nei progetti di formazione, nelle necessarie contaminazioni con il web, nelle matinée, nella scrittura, nella tecnica d’attore. Mai fermarsi: approfondire, cambiare, confrontare, teorizzare. Innovare, se posso.

Valentina Zucchelli

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