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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non accetta i diktat di Salvini e Di Maio e per il bene degli italiani rifiuta Paolo Savona al Ministero dell'Economia

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Fu così che il Presidente della Repubblica, il 9 maggio, concedeva 24 ore di tempo ai vincitori delle elezioni del 4 marzo, allo scopo di dare vita ad un governo politico. Ventiquattro ore che si trasformarono in quindici giorni di incontri, telefonate, aperitivi, litigate e riappacificazioni fino a partorire un contratto di governo definito come Governo del Cambiamento. Passarono quindici giorni per avere finalmente anche il nome del Presidente del Consiglio designato: il professore Giuseppe Conte, sconosciuto ai più ma sentitamente voluto da Luigi Di Maio. A parte qualche piccolo inciampo curriculare, sembrava che finalmente ci fosse un nome per poter dare vita ad un governo in collaborazione con il Presidente della Repubblica.

Il Governo del cambiamento vedeva quindi una curiosa novità. Il nostro Presidente accettava un Presidente del Consiglio che fa da postino, non dice nulla, accetta, lo convoca al Quirinale e gli da il mandato esplorativo al fine di fornire una lista di Ministri. Giuseppe Conte scende dal colle, torna da Salvini e Di Maio e risale con una lista non fatta da lui. Sta qui il cambiamento? Forse. Eppure la Costituzione è  piuttosto chiara a riguardo. Le consultazioni erano servite proprio a capire chi dovesse formare un governo.

I Ministri della Repubblica Italiana sono dunque nominati dal Presidente della Repubblica il che vuol dire che vengono da questi valutati e avallati, insomma il Presidente non è un notaio e se il 4 dicembre, la nostra era la Costituzione più bella del mondo, come minimo ci si aspetta che lo sia ancora oggi. Ed ecco il papocchio!

Tra tutti i nomi ce ne è uno piuttosto indigesto, si tratta di Paolo Savona, ottantunenne cagliaritano, sostenuto da Matteo Salvini, economista, ex Banca di'Italia, ex Confindustria, ex Ministro dell'Industria nel Governo Ciampi insomma tutt'altro che nuovo e anche qui dove sta il cambiamento? Non si sa. Estimatore delle politiche dell'ultimo ministro dell'Economia (si, proprio Pier Carlo Padoan che ha riportato il Pil in positivo e che, stranamente, non è mai entrato nel mirino degli haters grillini e leghisti), il problema che salta immediatamente agli occhi di tutti, sono le esternazioni anti-germania dell'economista cagliaritano: “La Germania non ha cambiato la visione del suo ruolo in Europa dopo la fine del nazismo pur avendo abbandonato l’idea di imporla militarmente”, si legge nella sua autobiografia e ancora “Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata –, essa attraverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti”. Sta qui il cambiamento?

Non appena inizia a circolare il nome di Paolo Savona, lo spread aumenta e si porta a 230 ( lo spread detto un po' semplicisticamente è un indicatore della fiducia dei mercati finanziari ovvero quanto desiderio c'è di investire. Quindi più è alto e meno fiducia c'è da parte degli investitori nel mettere denaro ed investire). Le sue posizioni anti-euro, che rispecchiano le posizioni della Lega e in parte quelle dei Movimento5Stelle, preoccupano i mercati e quindi anche Mattarella  e a poco servono le rassicurazioni dei due leader. E' un complotto? Di chi? Dei poteri forti? Della Germania? E' colpa del PD (non pervenuto)?

Arriva dunque il giorno, ovvero ieri, in cui Giuseppe Conte fa il postino e porta la lista dei Ministri al Presidente Mattarella. Vanno tutti bene, niente da eccepire ma Paolo Savona, lui proprio no. Non viene accettato. Ma non si tratta di un rifiuto a senso unico. Il Presidente Mattarella, secondo l'AGI, durante i colloqui con Salvini e Di Maio avrebbe più volte chiesto di sostituire Paolo Savona con Giancarlo Giorgetti, esponente di spicco della Lega e fermo oppositore dell'austerity voluta da Bruxelles. Ma i due leader si sono sempre opposti fermamente, dando vita ad un braccio di ferro che ha portato ad una crisi istituzionale che l'Italia non aveva mai visto.

Giuseppe Conte, finito il colloquio al Quirinale, esce di scena mestamente (ci domandiamo tutti in che modo inserirà questa esperienza nel suo curriculum). Il Presidente Mattarella nella sua dichiarazione dopo il colloquio con Conte, non manca di sottolineare come fosse già perplesso nel nominare un non-eletto dal Parlamento come Presidente del Consiglio ( "ho accolto la proposta per l’incarico di presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento e ne ho accompagnato, con piena attenzione, anche il lavoro per formare il governo"). Spiega quindi come, riguardo al  nome del Ministro dell'Economia, abbia dovuto far rispettare il suo potere decisionale in quanto firmatario dell'incarico e quindi sotto la sua responsabilità ed abbia quindi rifiutato il nome propostogli. Il Presidente ha inoltre dichiarato come più volte abbia fatto richiesta che la casella dell'Economia fosse occupata da un esponente politico della coalizione di maggioranza, "Ma il capo dello Stato non può subire imposizioni", facendo intendere il braccio di ferro imposto da Salvini e Di Maio. Le ragioni del rifiuto sono dunque l'impennata dello spread e la messa a rischio dei risparmi dei cittadini italiani per le posizioni anti-euro dichiarate in più occasioni  dal designatario al Ministero dell'Economia, posizioni, tra l'altro, per nulla manifestate da entrambi gli schieramenti in campagna elettorale (ricorda giustamente il Presidente Mattarella).

E' questo un avvenimento mai accaduto? Direi proprio di no. Già in passato alcuni Presidenti della Repubblica misero severi veti ad alcune candidature, tra tutti vorrei ricordare il veto di Oscar Luigi Scalfaro sul nome di Previti alla Giustizia del Governo Berlusconi; il veto di Carlo Azeglio Ciampi al nome di Roberto Maroni sempre per il ministero di Giustizia ed infine il no di Napolitano a Renzi per Gratteri alla Giustizia. Caddero i governi? No, si trovarono altri nomi, in alcune occasioni fu accolta la proposta dello stesso Presidente della Repubblica e i cassati vennero spostati in altri Ministeri.

Perchè oggi, invece, il Governo del Cambiamento implode? Perchè la proposta del Presidente Mattarella di un nome così importante e di gran peso politico come quello di Giorgetti, non è stato accettato? perchè dunque i due leader del contratto non hanno voluto dare vita a questo governo?

La cosa più facile da fare è scaricare la colpa del fallimento sullo scellerato rifiuto al nome di Paolo Savona. E' tutta colpa del Presidente della Repubblica! Eppure il Presidente un'altrernativa l'ha data, inoltre aveva dato ventiquattro ore di tempo ed ha aspettato quindici giorni. Questa crisi in reltà mostra la vera faccia di un contratto di incredibile fragilità, nonostante pagine e pagine di frasi e paragrafi dove si è detto tutto e si è detto niente, questo governo nasceva zoppo e senza troppe convinzioni. Difatti i due leader non hanno mai smesso di fare campagna elettorale, temendo di poter entrare in crisi di governo  in qualsiasi momento. Una fragilità espressa soprattutto dai video in diretta social del leader leghista Salvini, promesse e proclami che più che altro lo sembravano proiettare in un futuro di governo solitario.

Chi ha da guadagnare in tutta questa vicenda? Naturalmente Salvini e naturalmente Silvio Berlusconi. Il Movimento5Stelle a causa dell'accordo con la destra di Salvini, rischia di perdere l'elettorato di sinistra che si era loro affidato. Salvini ha visto in questi due mesi salire il suo consenso, fagocitando l'elettorato di Fratelli d'Italia e in parte quello di Berlusconi che per fortuna, si salva in extremis grazie alla riabiltazione concessagli dai tribunali tanto odiati e che gli permetteranno di scendere nuovamente in campo, ricandidandosi per l'ennesima volta.

La sfida di Salvini è tutta in questi giorni. Deve decidere se seguire gli scellerati progetti di impeachment proposti dai 5Stelle e dalla sua alleata Giorgia Meloni, deve decidere come rialacciare i rapporti con Silvio Berlusconi, deve decidere se virare apertamente ad una politica anti-euro ed anti-germania (solo allora, se vincesse le elezioni, Mattarella gli appoggerebbe il nome di Paolo Savona).

Cosa accadrà ora? Probabilmente avremo un governo neutrale che ci traghetterà verso nuove elezioni in autunno, sarebe assurdo se i partiti non votassero la fiducia. E' necessaria una assunzione di responsabilità da parte di tutti i partiti, vincitori e no, ci aspettano importanti scadenze: evitare l'aumento dell'iva al 25%, presentare il bilancio definitivo ed apportare le manovre correttive al bilancio necessarie. Ognuno faccia il suo compito, il Presidente della Repubblica ha fatto il suo nei limiti della Costituzione che mi piace ricordare, è veramente la più bella del mondo, sempre.

Alessio Capponi





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