Dignità, Un Decreto Che Cambia La Logica Del Sistema

Dignità, Un Decreto Che Cambia La Logica Del Sistema

Di Maio il nuovo Berlinguer? Un provvedimento di sinistra, osteggiato dalla sinistra

251
0
stampa articolo Scarica pdf

Il 15 luglio è entrato in vigore il famigerato “Decreto dignità” tanto desiderato dal neo Ministro del lavoro e sviluppo economico Luigi Di Maio.

Andiamo ad analizzare uno dei punti del decreto che tanto fa parlare in questi giorni: la riduzione a 24 mesi della durata massima del contratti a tempo determinato.

Con il nuovo decreto abbiamo una inversione di tendenza rispetto alla flessibilità richiesta dalle imprese negli anni precedenti e di conseguenza anche di una visione politica diversa.

Giustamente il Ministro parla di dignità, perché dietro a contratti di breve durata spesso si cela la sensazione di precarietà e sfruttamento da parte dei lavoratori. Se flessibilità e la possibilità di assumere per tempi brevi hanno aiutato le imprese durante la crisi economica, cosa non ha funzionato?

Gli elementi sono diversi, da una parte il riconoscimento delle professionalità acquisite ma dall’altro l’immobilità del sistema Stato che non è stato al passo dei cambiamenti del mondo del lavoro.

In altri Stati il modello flessibile non scuote gli animi, ma cosa è diverso in Italia?

In Italia se un lavoratore a tempo determinato va in banca per chiedere un mutuo per l’acquisto della casa, vedrà rispondersi negativamente alla sua richiesta; l’azienda progetta la sua crescita ed il suo futuro mentre al lavoratore che passa anni con contratti a termine un futuro è precluso. Cosa si può permettere un lavoratore a termine? Si può permettere una stanza in città, in appartamento condiviso, a 500 euro mensili oltre le spese. Stesso stipendio di un indeterminato, spesso maggiori qualifiche, ma meno possibilità: in altre parole meno dignità!

Il sistema banche, come molti altri sistemi (tra i quali i minori emolumenti contrattuali per i precari), non ha fatto uscire dal tunnel i lavoratori flessibili, la politica non li ha agevolati, ed ecco una inversione di tendenza.

Un decreto che va verso la stabilizzazione del mondo del lavoro, un provvedimento marcatamente di sinistra, che la sinistra canonica non ha avuto il coraggio di approvare nell’emendamento alla finanziaria 2017.

Ecco pertanto che se il sistema non si è abituato alla flessibilità del mercato del lavoro, la visione politica è andata nel senso di modificare il mercato del lavoro mediante stabilizzazione ed inserimento della causale relativa alla mancata trasformazione del contratto a termine in indeterminato per spiegare come mai si abbia la necessità della precarizzazione del lavoratore.

Questo è il primo provvedimento di una politica che vede il lavoratore al centro del sistema sociale sulla logica che: è vero che sono le imprese a dare lavoro ed occorre andare incontro alle loro esigenze, ma le aziende senza le capacità dei lavoratori non andrebbero da nessuna parte.

Si stima oggi che il decreto produrrà la riduzione dei posti di lavoro, se questo accadrà è solo a causa delle aziende dedite allo sfruttamento e sono posti di lavoro che sarebbero andati persi ugualmente. Occorre avere il coraggio di dire che molte aziende oggi assumono tramite il progetto “garanzia giovani” in modo da risparmiare sui costi del personale, successivamente allo spirare del periodo coperto, assumono un nuovo soggetto con lo stesso progetto oppure contrattualizzano per un breve periodo con contratti flessibili ma mai arrivano all’indeterminato, e, questo, solo perché si cercano escamotage per non contrattualizzare, sfruttare con contratti a qualifiche inferiori ed infine risparmiare risorse economiche.

Abbiamo già detto come questo provvedimento, inaspettatamente al fianco dei lavoratori, abbia suscitato perplessità nel mondo politico. Se da una parte vi è Confindustria ad osteggiare il decreto al fianco dell’Inps che decanta la perdita dei posti di lavoro dovuti all’inserimento della causale in sede di rinnovo contratuale, quello che stona è che disturbi alla sinistra italiana. E’ risaputo che un tentativo di riduzione del periodo a contratto fosse stata annunciata alla finanziaria 2017, ma quello che è difficilmente comprensibile è la posizione della sinistra, stranamente al fianco degli industriali e non ai lavoratori. Una inversione di tendenza che rappresenta un cambiamento storico dell’ideologia sinistroide.

Detto questo, a favore del decreto si schierano i lavoratori precari che chiedono stabilità. Pare giunto il momento per i cittadini e lavoratori di dire basta ad un sistema fallace, chissà se questo provvedimento sarà il primo di una lunga serie oppure l’ultimo.

Alessandro Decadi 

© Riproduzione riservata