Liverpool-Barça 4-0: Cose Che Succedono Solo Ad Anfield

Liverpool-Barça 4-0: Cose Che Succedono Solo Ad Anfield

Il Liverpool rimonta il Barcellona dopo lo 0-3 dell'andata e va in finale di Champions League

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La nona sinfonia arriva nel modo più incredibile possibile. Una Istanbul in due parti, anche meglio: Messi e il Barcellona avevano condannato il Liverpool al Camp Nou. O almeno così sembrava. Ma il 3-0 dei catalani era bugiardo: reds sempre in partita e sfortunatissimi, nonché condannati da un Messi superlativo. Il palo di Salah aveva fatto presagire che non sarebbe stata cosa, ancor di più quando l'egiziano si era fatto male in Premier a Newcastle. E invece le imprese, per essere scritte, hanno bisogno di fondamenta complicate: oltre a lui, fuori anche Firmino e dentro Origi e Shaqiri, gregari volenterosi ma non esattamente ciò che serve per rimontare ad Anfield. Ecco, Anfield. Il Liverpool, in una serata ubriacante dove il 4-0 per gli uomini di Klopp cancella i catalani e regala al Liverpool la nona finale di Coppa dei Campioni della sua storia, ha giocato in dodici. L'ago della bilancia era proprio lo stadio dei reds: sin da prima dell'inizio bolliva di entusiasmo. Il Barcellona ci è finito dentro, cotto a puntino, in quella pentola: eppure i blaugrana sono stati in partita.

Il Liverpool, aggressivo sin da subito, ha lottato e saputo anche soffrire come fosse un giocatore solo. Van Dijk appiccicato a Messi, Fabinho che ripiegava, ricamava e cuciva, Robertson e Alexander-Arnold che sgroppavano. Shaqiri e Origi erano in partita, seppur sbagliassero finalizzazioni importanti: i dettagli fanno tutta la differenza del mondo quando devi rimontare. Lo svizzero è stato l'unico apparso forse sotto tono rispetto al resto della truppa: ma l'uragano che ha travolto il Barcellona ha cancellato anche la sua opaca prestazione. Dopo sette minuti di cottura, il primo piatto è già pronto: penetrazione del capitano coraggioso Henderson, tiro parato da Terstegen e tapin di Origi, l'uomo della provvidenza. Sei punti grazie a due gol in extremis contro Everton e Newcastle, e adesso anche la scatoletta aperta della rimonta. 

Alisson respinge i tentativi di Messi, nel frattempo il Liverpool perde anche Robertson. Ma questo non è un problema: dentro Wjnaldum, che viene abbracciato da Klopp al rientro dagli spogliatoi, con un sorriso sornione che dice tutto. E infatti, tempo nove minuti, ed è 2-0: da un traversone dalla destra il nostro calcia senza pensarci troppo, come aveva fatto a Cardiff in campionato. Il Liverpool sta scrivendo una rimonta epica, che pare addirittura così facile ora: testa di Wjnaldum e tre a zero. Ma come, ancora lui? Risultato dell'andata azzerato in due minuti. Il Liverpool ha raccolto quello che aveva seminato all'andata e che ingiustamente gli era stato scippato: la freccia del sorpasso è un colpo d'astuzia di Arnold, che batte subito un corner e per sua fortuna Origi capisce il trucco. La difesa ospite, nel frattempo, sta pensando ai supplementari: pallone schiaffeggiato sotto l'incrocio e 4-0. La crudeltà del football prevede ancora dieci minuti di partita e poi altri cinque di recupero. Vabbè, ora va su Messi e segna il gol del delitto. E invece no. "We come from Liverpool" e "You'll never walk alone", quella canzone tratta dal musical "Carousel" del 1945 che è diventata l'inno del club, risuonano e vengono cantate all'unisono da squadra e tifosi. Liverpool have done it.

E' il football da queste parti: festa, rispetto degli avversari, gioia da una parte e lacrime dall'altra (i primi piani televisivi nel settore ospiti sono impietosi), è una rimonta come ne sogniamo di fare anche noi nella vita. Perché il calcio è metafora della vita. Mentre in Italia parliamo di Var e Wanda Nara e ci chiediamo perché la Juventus non riesca mai a farcela. E' un grande Liverpool. E' una notte che vorremmo non finisse mai.

Stefano Ravaglia 

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