Niente Brexit: Anche Il Tottenham Vola A Madrid

Niente Brexit: Anche Il Tottenham Vola A Madrid

Rocambolesca gara ad Amsterdam: sotto 0-2 la squadra di Pochettino rimonta e raggiunge il Liverpool in finale di Champions

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Lo ammetto, pur di tirare in ballo la "prostituzione intellettuale" di mourinhana memoria. Avevo buttato giù due righe sull'Ajax nell'intervallo. Della finale di Europa League nel 2017, da dove era nato qualcosa che si stava trasformando in qualcosa di più. Del ritorno in finale a Madrid, proprio cinquant'anni dopo quell'1-4 contro il Milan sempre al Bernabeu, prima di tre coppe dei Campioni consecutive. Non certo perché pensavo che fosse finita, ma provavo a portarmi avanti coi lavori. Tutto da rifare: io e l'Ajax abbiamo fatto i conti con Lucas Moura, che si è preso il Tottenham sulle spalle e lo ha portato a Madrid. "To dare is to do": osare, è fare. E gli Spurs hanno osato e ce l'hanno fatta.

Il primo giugno sarà un esodo britannico: più che dall'Europa, gli inglesi escono dalla nazione per trasferirsi in Spagna. Liverpool-Tottenham (2-1 per i reds in entrambe le gare di campionato) è la finale tra le due squadre che lo meritano di più, anche se un triangolare sarebbe stato più giusto: la storia dell'Ajax è romanzesca, dolce per tutto il suo percorso, con un finale assolutamente drammatico. Uno di quegli amori che paiono da lieto fine e che invece si spezzano proprio sul più bello. Il terzo gol degli inglesi è piovuto come una mannaia sui 60.000 dell'Arena che già pregustavano il ritorno in finale dopo ventitré anni. Se il Tottenham avesse giocato tutta la partita come ha giocato il secondo tempo, non ci sarebbe stata storia. L'intervallo pare aver danneggiato gli uomini di Ten Hag, che pagano forse un pizzico di ingenuità nell'aver reputato la partita in controllo.  

Ultimo trofeo nel 2008, la Coppa di Lega, ultimo alloro europeo addirittura nel 1984. Il Tottenham ha vinto la prima edizione della Coppa Uefa, che aveva sostituito la Coppa delle Fiere, nel 1972, curiosamente in una finale tutta inglese, di nuovo, contro il Wolverhampton.  Del curriculum europeo del Liverpool non se ne può parlare perché non bastano queste righe. Sarà una grande finale, presa da un campionato all'avanguardia, dove si gioca all'attacco, dove la cornice è sontuosa e dove, in tempi di così grande incertezza politica, è arrivato il momento delle rivincite. Bella vetrina per l'Inghilterra, bello spettacolo per chi assisterà. Ma d'altronde, questa edizione della Champions League ha portato una squadra di ragazzini olandesi di una società con 91 milioni di fatturato a buttar fuori l'impero Cristiano Ronaldo, e lo "spirit of Shankly", quello della Kop, quello di Liverpool, ha soffiare sui resti del povero Barcellona. Pensavamo fosse abbastanza, e invece un'altra rimonta ha definitivamente compromesso le nostre coronarie. Il calcio è questo, con buona pace degli sceicchi. Forse, in questo mese e mezzo di delirio, il pallone è tornato ad essere un po' più democratico.

Stefano Ravaglia 

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