Governo Del Cambiamento Al Capolinea

Matteo Salvini stacca la spina al governo del cambiamento

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È crisi nera e profondissima, decisamente insanabile a meno di giravolte iperboliche. Alla fine come tutti si aspettavano, è Salvini che decide di staccare la spina al governo del cambiamento.

Due giorni fa il senato bocciava le mozioni del Movimento 5 Stelle contrarie alla Torino-Lione grazie ai voti incrociati del Centro destra e del Centro Sinistra, di contro venivano approvate tutte quelle favorevoli a questa importante quanto criticata opera. Il Movimento 5 Stelle per la prima volta tira su la testa e dopo mesi di servizievole zerbinismo nei confronti di Matteo Salvini, tenta con uno scatto di orgoglio di salvare una faccia che nell’ultimo anno ha perso in molteplici occasioni. Come dimenticare il voto a sostegno dell’immunità parlamentare per il leader leghista per il caso Diciotti o il voto ai due decreti sicurezza, insomma il Movimento, e in primis Luigi Di Maio suo capo politico, non hanno fatto in questi mesi che servire amorevolmente un lupo che alla fine li ha sbranati con tutte le scarpe. Si, perché da un partito politico che arriva al governo con un 33% di consensi e che si allea con un partito che ha poco più della metà dei suoi voti, ci si aspetterebbe un maggior peso politico e non un appecoramento come quello che avrà Giorgia Meloni verso Salvini dopo le prossime elezioni (giustificato per altro dalle percentuali di voti che presumibilmente prenderà). D’altronde sin dall’inizio, vista la nomina di un etereo ed evanescente quanto sconosciuto Giuseppe Conte, si era capito che si trattava di un contentino del Capitano il quale dava il suo assenso a nominare Premier un personaggio senza alcun carisma e alcuna dote leaderistica.

Quindi, non appena il Movimento ha provato a dire NO, se non altro per salvare l’ultima fetta di elettorato rimasto fedele dopo la débâcle delle europee, Salvini ha messo alla porta il suo alleato di governo stracciando il contratto di cui non si ricordava già più nessuno.

Dopo gli anatemi di Salvini, Conte e Di Maio incontrano il leader del Carroccio a Palazzo Chigi e lì gli animi sono tesi e nervosi: Conte non ha alcuna intenzione di dimettersi ed afferma che tutto dovrà passare per il Parlamento. Detto e fatto perché oggi stesso la Lega ha presentato in Senato una mozione di sfiducia al Premier Conte, mozione che verrà messa in calendario dopo che la Presidente del Senato avrà visto Lunedi 12 agosto tutti i capigruppo. Insomma la Lega vorrebbe la fine di tutto prima di Ferragosto, il Movimento vorrebbe posporre la discussione al 19 o 20 agosto.

Nel frattempo ci si dimentica di una cosa importante. Non è una mozione di sfiducia che ci porterà alle urne in tempi brevissimi. Si tende troppo spesso in questi mesi a dimenticare una cosa fondamentale come la Carta Costituzionale. Sarà Sergio Mattarella a decidere cosa fare. Potrebbe sciogliere le camere come tentare di dare qualche mandato esplorativo per un governo politico o un governo tecnico perché ci sono dei fattori che, proprio chi ha tanto a cuore gli italiani, dovrebbe tener bene a mente piuttosto che approfittare dell’onda di consenso creata in questo anno di continua campagna elettorale.

Prima di tutto abbiamo una legge di bilancio da scrivere e approvare entro la fine dell’anno, una legge di bilancio che deve tener conto delle promesse fatte all’Europa e soprattutto dell’aumento dell’IVA al 25% previsto dal primo gennaio 2020, da scongiurare assolutamente trovando le coperture necessarie. Andando alle urne in ottobre, vorrebbe dire trovarsi un governo in carica con appena qualche settimana di tempo per scrivere e approvare il documento finanziario, pochissimo tempo da spendere con moltissima competenza e responsabilità.

Ma perché allora tutta questa fretta? In realtà ci sono diversi motivi che giustificano tanta celerità. Ci troviamo in una congiuntura politica e sociale irripetibile per Matteo Salvini che vuole a tutti i costi raccogliere tutti i frutti possibili che gli consentiranno di guidare il paese per i prossimi 10 anni.

Innanzitutto andare al governo da solo o al massimo con un nuovo zerbino come Fratelli d’Italia, gli permetterà di mettere a tacere ogni voce e commissione sul Russia Gate che diventa ogni giorno più imbarazzante anche se non ha scalfito minimamente il proprio consenso elettorale. Inoltre con la maggioranza in parlamento avrà la possibilità di scegliere il prossimo Presidente della Repubblica assicurandosi cosi la totale conquista di tutte le istituzioni italiane. E poi in questo momento Matteo Salvini non ha avversari!

Il Movimento 5 Stelle si è azzerato da solo, come era prevedibile, tutto questo grazie alle grosse figure di spicco portate a capo di pesantissimi Ministeri. Come dimenticarci del concentrato e compente Danilo Toninelli Ministro delle infrastrutture, noto per il famoso Tunnel del Brennero e per il nuovo ponte Morandi che diventerà “un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovino, possano vivere, giocare, mangiare”, oppure di Paola Lezzi, la ministra del Sud tanto per ricordare chi sia, quella che in questi giorni starà azionando tutti i condizionatori di casa per rilanciare il nostro PIL. E poi l’unico, il grande capo supremo del Movimento Luigi Di Maio, Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico riuscito a dimezzare il proprio elettorato in pochi mesi e capace di cancellare in altrettanto pochi mesi tutti i capisaldi del movimento ideato da Casaleggio e Grillo, il quale si è saggiamente defilato da cotanta maestria di incompetenza e superficialità.

Ma anche nel centro-sinistra non se la passano meglio e cosi il Partito Democratico va sempre più verso uno smembramento subatomico, un corollario di correnti e partitini che aspirano si e no al superamento delle soglie di sbarramento.

In questa fase caotica però, l’economia va avanti o meglio regredisce, del PIL sappiamo tutti ma in questi giorni la borsa sta cedendo sotto la mannaia dell’incertezza e lo spread ovviamente è in forte crescita sempre per lo stesso motivo ed in più siamo in attesa questa sera del verdetto Fitch sui nostri conti pubblici.

In questo momento di caos e totale irresponsabilità delle forse politiche italiane, l’unico uomo che può mettere ordine è il nostro Presidente della Repubblica che dovrà fare delle scelte pesanti e probabilmente non molto gradite alla classe politica. In questo momento è necessario un governo tecnico, dare un mandato esplorativo a qualcuno che anche se non votato formerà un governo che ci porterà alle elezioni perché non può essere Ministro dell’Interno un candidato premier: dobbiamo avere qualcuno al Viminale che guidi le elezioni in maniera responsabile. Un governo tecnico avrebbe anche la possibilità di redigere per tempo una finanziaria che ci salvi dall’aumento dell’IVA e che ristabilisca degli equilibri economici necessari per non sprofondare nella recessione.

Poi potrà venire tutto il resto, gli italiani potranno dire la loro, potranno dimostrare di essere quello che sono o che sono diventati, decideranno chi vogliono essere in futuro e disegneranno la loro storia, qualsiasi essa sia perché questa è la democrazia e ci auguriamo che questa possa esserci anche negli anni a venire.

Alessio Capponi

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