PASSA IL TRENO AD ALTA VELOCITA’. E TRAVOLGE I GRILLINI

PASSA IL TRENO AD ALTA VELOCITA’. E TRAVOLGE I GRILLINI

Salvini apre la crisi dopo che sul TAV passano tutte le mozioni a favore dell’opera, anche quelle dell’opposizione, mentre viene bocciata quella targata 5 stelle. L’alleanza gialloverde ha esaurito il proprio percorso.

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Non salirà al Colle a rimettere l’incarico di governo al Presidente Mattarella. Conte attende di essere prima formalmente sfiduciato da Salvini contro cui, ancora oggi, i grillini hanno rispolverato tutta la gamma dei loro stucchevoli insulti, sbandierando le cose fatte da loro in questo governo, contro quelle non fatte dalla Lega.

Il percorso, definito da un contratto di governo, non è stato mai facile ed il suo complesso svolgimento era destinato ad incagliarsi al primo ostacolo reale.

La fiducia sul decreto sicurezza bis, preceduto dalle votazioni della presidenza europea, aveva sostanzialmente sancito una tregua balneare e la chiusura delle aulee per una lunga vacanza, scongiurando la crisi. I peones grillini, scampato il pericolo di tornare alla loro precendente disoccupazione, avevano sperato di aver conservato la poltrona e di votare, a settembre, la riduzione del numero dei parlamentari, alimentando la fiducia nell’elettorato, ridotta ormai al lumicino.

Ma, dopo il voto sul TAV, opera sulla quale, alla luce del nuovo riequilibrio economico, lo stesso Conte si era espresso favorevolmente, Salvini, con un atto di coerenza, non poteva non prendere atto della situazione. Non poteva non evidenziare che, nello lo status quo, non individuava più i presupposti sui quali era nata l’alleanza di governo, che aveva portato avanti pazientemente nonostante i comportamenti dei grillini e le loro stucchevoli offese spese sull’altare di un consenso popolare ormai più che dimezzato.

Ora la crisi è aperta. Mattarella, che non è Napolitano, non potrà far altro che prendere atto della situazione e rimandare il Paese alle urne, nella prima data possibile, già individuata nel 13 ottobre. D’altra parte un mandato ad un Cottarelli qualsiasi, per capitanare un potenziale governo tecnico, nominato per ultimare la legislatura e rispondere ai diktat di Bruxelles, potrebbe scatenare davvero una rivolta popolare. E non conviene ai grillini neanche perdere definitivamente la faccia facendosi tentare da un’alleanza con il vecchio nemico, quel PD che, invece, nonostante un consenso al 20%, vorrebbe andare alle urne anche solo per sostituire la vecchia nomenclatura renziana con quella della nuova corrente capitanata da Zingaretti.

Un puzzle di difficile definizione all’interno del quale spicca quello che sarà, verosimilmente, il prossimo governo che potrebbe, numeri alla mano, fare a meno delle ceneri di Forza Italia, con il movimento di Toti che deve darsi velocemente un’identità, sperando di raccogliere tutto il consenso moderato di centro destra che non si riconosce nelle posizioni nude e crude di Meloni e Salvini, sperando in una annessione come terza, piccola gamba del governo.

E mentre Richard Gere si scomoda da Hollywood per salire sulla nave spagnola che vuole attraccare in Italia, perché respinta dal proprio governo, mentre il signor Bergoglio pontifica su argomenti a caso, paventando il ritorno ad autoritarismi alla Hitler, mentre i media cercano, con ogni mezzo, di nascondere quanto ampio sia il consenso popolare di Salvini mistificando, a proprio uso e consumo, la reale situazione del Paese, ci prepariamo al voto.

L’Elettorato è cresciuto, ha preso coscienza, ha capito i giochetti del potere e l’uso dei media, ha capito chi stava realmente dalla parte del popolo e chi cercava, invece, esclusivamente di mantenere la poltrona in parlamento e il ricchissimo stipendio mensile al quale dovrà rinunciare quando, con la caduta del governo, questi privilegi si scioglieranno come l’abito e la carrozza di cenerentola. Il loro sogno è finito, l’Italia si libera, finalmente, di questi inadatti soggetti, assurti immeritatamente al ruolo di rappresentanti del Paese, spaesati protagonisti di un momento nero della nostra storia repubblicana.

di Massimiliano Piccinno

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