Omino71

L'ideatore del progetto “TheBEST(iarium)” ci parla del suo universo artistico fatto anche di tanta condivisione

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Si definisce un piccolo uomo bambino però di sicuro è un grande artista che ha al suo attivo già la partecipazione a un centinaio di mostre personali e collettive in Italia e all'estero. Nato a Roma, omino71 è rimasto nella sua città di origine dove si esprime in una  produzione che alterna interventi in strada a base di murales, poster e sticker a un’attività espositiva che si riconosce nelle c.d. tendenze neopop. Lo abbiamo incontrato in visita alla mostra del suo progetto “TheBEST(iarium)”, un evento che ha scosso il mondo artistico della capitale grazie al coinvolgimento di varie fasce di età e alla grande creatività. Ma a parlarcene è lui stesso rivelando  un personaggio di grande spessore prima di tutto “umano”.

Come nasce l’idea di un progetto come “TheBEST(iarium)” che accomuna la creatività dell’infanzia senza esperienza di rappresentazione e quella, invece, consapevole di artisti affermati…

Nasce dalla voglia di fare qualche cosa assieme: erano 5 anni che non lanciavo più una idea per un progetto collettivo e l’occasione si è presentata solo ora con le giuste coincidenze: Stefano che mi regala un copia di Borges, Paolo che mi chiede di fare un laboratorio con i bambini di Ostia, Mirko che mi chiede di far rinascere un evento alla "StickMyWorld" e soprattutto i miei due bambini, che mi chiedono di fare qualche cosa insieme… in altre parole il vero obiettivo di tutto il progetto è stato riuscire a far intervistare la piccola Flavia… il solito nepotismo all’italiana. 

La mostra sta registrando l’afflusso di tantissimi visitatori di ogni fascia di età. Ti aspettavi tanto successo e secondo te a cosa è dovuto…

TheBEST(iarium) è un inconsapevole caso di “museologia partecipata”, è un progetto complesso che vede coinvolti bambini, bestie e quindi artisti, un progetto che ha più anime e che non è stato pensato per un solo target, ma per tanti target diversi trascinati, loro malgrado, in un unico luogo, un museo, non un museo qualsiasi, ma un museo di zoologia e non di arte contemporanea, un posto che cambia senso, funzione e destinazione proprio per le diverse aspettative che ogni pubblico porta con se.

“The bestiarium” porta i bambini al rango di adulti oppure fa ritornare gli adulti bambini?

Non ho dubbi: aiutare gli adulti a ritrovare il bambino che non li ha mai abbandonati (loro malgrado). Del resto io sono solo un omino, quindi un piccolo-uomo-bambino. Volendo citare un altro Piccolo “ Gli adulti da soli non capiscono niente, ed è stancante per i bambini dover sempre spiegare tutto”. 

Il progetto potrebbe anche essere un “movimento” per riappropriarsi di un divertimento fatto di  creatività e manualità piuttosto che lasciare l’infanzia nella morsa di web e televisione?

Una forchetta è una forchetta, se sei stato educato ad usarla ci mangi gli spaghetti, altrimenti la usi anche per colpire il tuo prossimo come una arma da taglio…. Quindi a priori non mi sento di condannare la tv, i videogiochi o il web, ma al limite i genitori che non guardano la tv con i loro bimbi, non giocano ai videogiochi con loro e non passano tempo insieme davanti al web, tutte cose che aiutano l’immaginazione e la creatività, perché a monte serve quella per poi sporcarsi le mani (possibilmente ancora insieme) e far rivivere la manualità. Tanto premesso se il nostro è un “movimento” è un movimento del “fare assieme”, cioè che trasforma noi stessi in “bene comune” quindi partecipato. 

Oltre che come artista, la tua attività si contraddistingue anche come organizzatore. Quanto è importante per te la condivisione del lavoro nell’arte…

In realtà erano 5 anni che non organizzavo più niente, perché sono stato attivo come organizzatore/curatore/produttore solo tra il 2008 al 2010, periodo che mi è bastato per lanciare tanti progetti collettivi che avevo nella testa: StickMyWorld, VinylFactory, Versus2009, 20keiTH, RomaStreetFood, EikonProjekt, SubUrban, tutti basati sul lavoro di gruppo e sulla esigenza di creare occasioni in mancanza di offerte vere da parte di chi avrebbe dovuto caricarsi di questo compito. Dal 2010 le cose sono molto cambiate e quindi è venuto meno anche il mio interesse a “sbattermi” per creare queste occasioni condivise sotto la veste di progetti espositivi o editoriali. Ad ogni modo la condivisione è un presupposto che ritengo fondamentale anche quando porto avanti i miei progetti personali, mi piace mettere in mezzo più istanze diverse, anche perché ognuno di noi è contemporaneamente tante cose diverse e accettato questo principio si riesce a rapportarsi meglio con l’altro e quindi anche a lavorare insieme.

Per realizzare l’evento hai dovuto fare i conti con la trafila tutta italiana di permessi e autorizzazioni. Quanto può essere difficile non lasciarsi scoraggiare di un sistema che non aiuta a promuovere arte?

Bisogna “avere il pelo”, un minimo di esperienza e tanto tanto entusiasmo, sennò non si va da nessuna parte. Anche per questo TheBEST(iarium) è un progetto collettivo, perché tutte le realtà coinvolte nel progetto (il sottoscritto, l’associazione aDNA, l’associazione Tempodieventi.com, la libreria Punto Scuola, Stefano Cristi, i 31 artisti, le famiglie dei 31 bimbi) si sono caricati, chi più chi meno, di un pezzo di questa trafila tutta italiana.

Oggi un artista può fare a meno dei social, oppure costituiscono un mezzo di promozione e comunicazione da cui non si può più prescindere?

I social sono come il telefono, ma si evolvono molto più velocemente: io sono partito con Fotolog (appena chiuso), MySpace (in via di estinzione), Flickr (claudicante) e ora mi confronto con i vari Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, etc, etc. Ma non sono solo gli artisti che devono farci i conti, bensì chiunque (aziende comprese) abbia la necessità di comunicare, promuovere, vendere… l’importante è capire che sono solo strumenti e non farsi schiacciare da certe logiche (destinate a morire prima di noi, vedi la cultura del “mi piace”).

I personaggi che dipingi sono spesso dei super eroi. Consideri questa ispirazione  come un’autodefinizione nel senso l’arte che può salvare il mondo ?

In realtà quella che uso è solo una maschera colorata riconducibile a quella del super eroe mascherato che nei miei ritratti faccio indossare tanto ai “vip” quanto ai miei vicini di casa. Questa soluzione è solo un pretesto per richiamare l’idea della maschera tanto cara a Oscar Wilde, quindi giocare sul ruolo dell’identità in un insieme compositivo che viene completato da un messaggio “ad hoc” stampato al centro della maschera. Per rimanere sul tema dei bambini, lo scorso anno ho fatto uno sperimento nel corso di un laboratorio: ad ogni bimbo ho prima fatto fare una foto in modo da consegnargli una stampa con il loro ritratto fotografico. Quindi gli ho chiesto di dipingere una maschera sopra la loro fotografia scrivendo una frase al centro della maschera: poteva essere una frase che li identificasse in qualche modo, anche al di là dell’apparenza di tutti i giorni, ovvero qualcosa che volevano urlare ai quattro venti, oppure ancora un nuovo nome di battesimo, quello che si sarebbero scelti da soli, etc, etc … ebbene funziona anche con loro… e credo dovrebbe essere un esercizio che i grandi dovrebbero fare di tanto in tanto per non soffocare nella quotidianità di tutti i giorni. 

Avere davanti un muro è come una tela bianca o ci sono degli elementi in più che possono stimolare la creatività dell’artista…

In linea di massima mi piace l’idea del limite, quindi al foglio bianco (potenzialmente infinito) preferisco, quando è possibile, lavorare con oggetti e superfici non sempre destinati alla pittura, come oggetti di uso comune. In tal senso anche la strada offre questo tipo di opportunità, non solo per la trama dei muri e gli ostacoli che si possono incontrare, ma a anche per i tanti elementi urbanistici che insistono nello spazio pubblico e che possono essere ottimi supporti, meglio se già destinati a morte certa. 

Il grande consenso che stai ottenendo con “TheBEST(iarium)” già ti sta stimolando all’idea della realizzazione di un nuovo progetto? 

Come dicevo sono passati 5 anni dall’ultimo progetto collettivo e ne passeranno almeno altri 5 prima del prossimo, sempre se ci sarà l’occasione giusta. Ad ogni modo ho tante idee, alcune prenderanno vita, altre no, qualcuna prima, qualcuna dopo, ci saranno idee che svilupperò personalmente e altre che saranno sviluppate ad altri omini di buona volontà, altre volte ancora sarò io ad adottare idee di altri autori (proprio in queste ore sto cercando di capire come dare il mio contributo a una fantastica idea di Stefano Bolcato), insomma non lo so, ma ora io voglio solo rimettermi a dipingere e  sporcarmi di nuovo le mani.

                                                                                                     Rosario Schibeci 


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