Elena Uliana

Elena Uliana

La percezione dell'Arte è qualcosa che è evoluta con me, attraverso i miei viaggi da bambina in primis, in giro per i Musei d'Europa, attraverso le chiese e le Cattedrali e successivamente con il mio percorso di conoscenza ed esplorazione di me stessa e quindi con l'apertura e l'ascolto verso l'altro.

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UnfoldingRoma ha incontrato, presso la "Galleria Triphe'" di Roma, Elena Uliana. La giovane artista di Vittorio Veneto ha ricevuto, nella sua prima personale dal titolo "Ianua", un positivissimo riscontro grazie al molto interesse suscitato con la sua visione di figurativo concettuale. 


Dopo la maturità Classica ha viaggiato e abitato in Germania ed Olanda, in che maniera è cambiata la sua percezione di arte?


La percezione dell'Arte è qualcosa che è evoluta con me, attraverso i miei viaggi da bambina in primis, in giro per i Musei d'Europa, attraverso le chiese e le Cattedrali  e successivamente con il mio percorso di conoscenza ed esplorazione di me stessa e quindi con l'apertura e l'ascolto verso l'altro. Il fatto di aver viaggiato e abitato in Germania e Olanda non credo abbia fatto cambiare la mia percezione di arte, ma abbia espanso una propensione innata verso il simbolismo, il miniaturismo, l'amore per il dettaglio nascosto e significante che ho avuto fin da bambina. Quando vidi per la prima volta i pittori fiamminghi ho sentito un'affinità elettiva da subito, ma in fondo è quello che ho provato e provo anche quando mi trovo di fronte ad un Portale Antico, ad una volta affrescata ricca di simboli astrologici, o a cicli pittorici dove all'armonia della costruzione si aggiunge la complessità simbolica enigma del percorso verso la conoscenza.


Lei ha ottenuto una Laurea in Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano con una tesi Latina sull’ultimo Libro dell’Asino d’Oro di Apuleio, e in particolare sull’Iniziazione Isiaca. In che modo i suoi studi hanno condizionato le sue opere?


Ho scelto di fare la Tesi di Laurea in Lettere sull'ultimo libro dell'Asino d'Oro di Apuleio e in particolare sull'Iniziazione Isiaca perché era in totale armonia con il mio percorso di Vita, era uno specchio di nascita morte e rinascita che ho sentito in me. La presa di coscienza di me stessa ha portato ad una naturale propensione per determinate tematiche, ma non solo, la vita stessa me le ha servite su un piatto d'argento, quando io ero pronta ad accoglierle. Dire che gli studi abbiano condizionato le mie opere è improprio poiché lo studio teorico di determinate tematiche per me è insensato se non accompagnato o meglio preceduto dall'esperienza: prima l'esperienza e poi eventualmente la spinta all'approfondimento a livello teorico.  E'  fondamentale per me questo punto: le mie  opere nascono dall'esplorazione di  mondi interiori, aspetti dell'essere che necessariamente ho conosciuto in maniera esperienziale, gli studi hanno reso più lucida la visione e sicuramente arricchito il mio mondo immaginale. La mia tesi di laurea ne è una prova ineffabile, prima l'esperienza di vita e poi il ritrovamento di una testimonianza scritta che ne fosse il riverbero, non importa di quale epoca, di quale cultura. Così è nell'arte e nella vita, è questo approccio che mi fa percepire la natura intimamente connessa del tutto e la coscienza di trasmettere qualcosa che ho sentito intimamente che però è connesso con qualcosa che va oltre me stessa. 


Una sua definizione di "arte" ed una di "figurativo concettuale"? 


Arte è un donare completo di tutta la tua esistenza in un istante, dove tutto è presente. Sei nuda, non ci sono filtri, c'è il tuo passato, il tuo presente il tuo futuro, i tuoi traumi, la tua energia, la tua sessualità,  la tua spiritualità. Ma il donarsi, la Verità dell'essere che viene veicolata, è solo la chiave per abbattere le barriere dell'altro che davanti ad un'opera sente empaticamente l'affinità. L' Arte va oltre il donarsi, è ciò che può emozionare smuovere portare conoscenza unire e infine, cosa meravigliosa e sublime, ispirare e trasformare. E' un veicolo di messaggi che superano il tempo e lo spazio. E' il superamento della contingenza per immergere lo spettatore nell'eternità.

Il Figurativo concettuale è un termine che sento molto vicino al mio lavoro. E' usare la figurazione, qualcosa di riconoscibile, non per rappresentare la cosa stessa ma per permettere alla forma conosciuta di veicolare un messaggio più alto, che ci porti oltre la forma, ad un concetto. Nel mio caso le forme non solo veicolano altro ma creano intersecandosi altre forme significanti, le quali ne creeranno altre, come tante porte che si affacciano su stanze che portano ad altre stanze. Il complesso delle immagini collegate e create le une dalle altre costruiscono un Tutto coerente che veicola un messaggio unitario. La figurazione nel mio lavoro non è mai fine a se stessa. Se è disegnato un utero, l'utero è simbolo di qualcos'altro nella costruzione totale dell'opera; non solo,  di solito i simboli più pregnanti sono costituiti da altri simboli: in "Tocco", per fare un esempio semplice,  l'utero è costituito dall'intersecarsi di due cerbiatti, come esseri simboleggianti purezza e primordialità incontaminata.


La propensione allo studio delle tradizioni iniziatiche in che modo ha cambiato il suo "io"?


La percezione dei passaggi nella mia esistenza, dei “cambiamenti di stato”, l’ho ritrovata e approfondita nello studio di determinate Tradizioni, che si fondano sul viaggio attraverso un procedimento alchemico interiore di perfezionamento e conoscenza. Certi studi e certe esperienze ti mettono necessariamente, se sentiti intimamente,  in una propensione all’ascolto, alla ricerca, alla comprensione e al desiderio di una comunione più alta e forte che superi le contingenze della vita.


Può parlarci del potere delle immagini e dei simboli nel suo pittorico?


Credo fortemente nel potere delle immagini e dei simboli come veicoli di messaggi che possano lavorare intensamente non solo a livello conscio ma anche e soprattutto a quello inconscio. I simboli sono veicoli verso una sacralità che ha un’origine antichissima, ancestrale. E’qualcosa di estremamente esaltante per me che vivo questa esistenza, in questo tempo, immersa in questa cultura, trovarmi per esempio ad un certo punto davanti ad un simbolo su un portale, su un muro, su un dipinto e sentirmi parte di un’eternità, anche senza conoscere l’origine di quel simbolo. Certe immagini toccano parti sconosciute e recondite di noi come attivando dei campanelli, come aprendo una valvola d’aria che fa respirare zone in stasi all’interno di te. Penso e vedo per simboli l’intera esistenza, è qualcosa che non posso fare a meno di fare. Così come il mio sentire simbolico non può non riversarsi nella creazione. Tutto porta a qualcos’altro, ogni immagine apre finestre e porte verso qualcos’altro. Ognuno poi farà il proprio viaggio e nelle foreste di simboli interconnessi che popolano le mie opere ognuno vedrà quelli più affini o forse andrà oltre essi. Quello che conta è che le immagini possano creare ponti di contatto, esplorazioni di profondità, di recondite parti dell’essere.

La presa di coscienza di se stessi è un percorso doloroso? 

Oh assolutamente sì lo è. Almeno il mio percorso di presa di coscienza lo è stato. Gli animali, le ombre, le creature enigmatiche ed inquietanti che appaiono nelle mie opere io le ho sentite in me,  le ho vissute conosciute e affrontate.  Ma solo conoscendo il dolore lo puoi riconoscere nell'altro, e cosa più importante solo accettando che esista e successivamente solo comprendendo le sue radici e staccandole piano piano puoi scoprire cosa sei tu oltre le erbacce che non permettono di vedere i fiori del giardino. Le mie opere non sono solo lo scandaglio dei fondali, la conoscenza necessaria dell'Ombra, ma anche la scoperta dei Fiori, dei tanti incredibili aspetti e potenzialità del nostro essere. Luci e Ombre fanno parte del Tutto che noi siamo. E l'Ombra è un'immensa opportunità di crescita e scoperta della Luce, per questo nelle mie opere ci sono entrambe.  Luci ed Ombre sono presenti a livello simbolico nelle mie opere ma anche nelle modalità di visione dei vari livelli su cui si basano le immagini, visibili nel buio e nella luce. I livelli visibili alla luce rappresentano la Soglia, la Superficie delle cose, i livelli visibili nel Buio, sono invece la profondità, L'Entrata, l'Esperienza. Solo affrontando la profondità del Buio si potrà scoprire una nuova profondità e dimensione della Luce.


La sperimentazione e lo studio delle tecniche espressive ha reso il suo linguaggio universale? 


I miei lavori sono nati da un percorso di conoscenza personale e interiore. Il silenzio e l’ascolto però ha dato vita a delle intuizioni che mi hanno fatto sentire un’intima vicinanza con l’Altro e anche un Amore verso l’esistenza, percependo qualcosa di intimamente sacro in essa. Ho deciso di veicolare certe sensazioni attraverso il mezzo artistico per ricordare a me stessa la bellezza percepita in quegli istanti e per condividerla con gli altri. Non so se questo linguaggio possa essere universale, ma qualcosa di speciale ho visto accadere nell’interazione tra le persone e i Portali durante l’esposizione. Io ho fornito un piccola chiave di accesso e poi ognuno ha fatto il suo viaggio, e le immagini hanno smosso emozioni inaspettate. Le difese e le barriere si sono allentate. Ho percepito come l’arte possa unire realmente.  


L'opera "Kaledoscope" cosa rappresenta nel ciclo della vita?


La Genesi, La Creazione incessante della Vita. E' una Genesi, una nascita acquatica, nella visione alla luce. L'acqua che accoglie la Vita è Il Femminile, impersonificato dalle innumerevoli donne, fecondato dal Maschile, gli innumerevoli pesci che corrono verso il Centro, il Centro sacro ed enigmatico della nostra esistenza. Una nascita alla luce e  una rinascita nella visione al buio. Il passaggio dalla luce bianca a quella nera segna l'immersione dalla superficie delle acque all'entrata nelle acque profonde dell'inconscio, e una possibilità di conoscenza di ciò che le popola per far scaturire dalle nostre profondità una nuova potenzialità rinnovata,  capace di illuminare qualsiasi buoi in cui siamo immersi.


Invece "Cosmo" quale rapporto ha con il divino? 


Un divino come Inno all'unità che connette il tutto: "Omnia ab uno et in unum omnia"  è il motto che permea la costruzione di ogni livello di quest'opera che dalla dualità del maschile e del femminile porta all'unità nell'amore nel primo livello, dalla dualità degli emisferi cerebrali all'unità della loro sicronizzazione nel secondo livello sino alla Grande Madre, alla Madonna Nera alla Divina Sapientiaalla Conoscenza che domina l'Axis Mundi degli animali, inscritta dentro ad un triangolo ascendente che dal duale porta all'unità. Il Tutto poi costituente un Grande Vaso, un'Urna, un'Unità. Poiché noi siamo come un'urna chiusa dalla testa ai piedi, ma se troviamo la chiave per entrarvi scopriamo che siamo un Cosmo, un Universo. E come diceva Mircea Eliade il Cosmo è santificato nella sua stessa sostanza.

"Grande 8" che linea traccia della donna e del suo ruolo? 

In Grande 8 si parla di una Potenza Femminile in grado di connetterci con l'8 (ricordiamo, sono 8 essenze femminili che creano un 8) ovvero l'infinito. Questa Potenza Femminile è l'Intuizione. Grande 8 simboleggia un Inno al suo Risveglio, al Risveglio di questa Potenzialità di orientamento che se ascoltata può condurci ad espandere noi stessi (le figure Femminili creano cerchi concentrici come la vibrazione di una goccia che si espande nell'acqua); a comprendere le connessioni tra le cose (le loro braccia creano un cuore e le loro mani una corona, simboleggianti le connessioni a livello superiore) e a percepire il contatto con la parte più interna nascosta e segreta al centro che è la nostra vera essenza senza forma.

In "Tocco" 8 figure femminili formano un Grande Triangolo, cosa vogliono simboleggiare? 


Sono otto essenze femminili che da piccole diventano grandi più aumenta il loro contatto con una fonte. Sono otto e stanno toccando infatti la fonte della vita, un grande utero creato da due cerbiatti, perché il cerbiatto rimanda ad una purezza primigenia. Stanno toccando una fonte creativa pura, rappresentante i nostro vero sentire, i nostri reali desideri e talenti. Più si è in contatto con la nostra reale fonte creativa, più ci si esprime, più ci si espande come potenza, diventando come una sorta di coppa (il grande triangolo del femminile)  in grado di accogliere i messaggi, l’ispirazione. Ci si avvicina così all’8, all’infinito e al Pavone che apre completamente la sua coda, un’apertura alla preziosa ed eterna ricchezza che si cela dentro di noi.


"Open the Door" dove ci porta? 


“Open the Door” ci porta dentro ad un Tempio, un tempio cosmico: il nostro microcosmo. E’ costruito da 5 livelli di visione che ci portano dalla soglia del Tempio nella visione alla luce; passando per l’entrata, il viaggio attraverso il nostro stargate microsmico nelle visioni intermedie; fino alla fusione tra macro e microcosmo nell’ultima visione completamente al buio. È un vero viaggio di scoperta. Si oltrepasserà il Battiporta a forma di Leone, i Tre Guardiani della Soglia e si entrerà in questo luogo inesplorato. E’ un’esperienza che va vissuta, difficile poterla spiegare senza viverla.


Attualmente sta concludendo il percorso di studi presso la facoltà di Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici all’Università  Foscari di Venezia. Avremo una nuova Elena Uliana?


Una Elena Uliana forse più libera intellettualmente, raggiunto un traguardo che ha delle tappe fisse e obbligatorie. Sicuramente ci sarà una liberazione di energia. Il Nuovo mi auguro mi investa ogni giorno, come un ruscello senza stasi.


Che rapporto ha instaurato con la gallerista e curatrice della mostra Maria Laura Perilli?


Un rapporto di stima reciproca, di comunione di intenti tra due realtà che incontrandosi hanno riconosciuto una familiarità di linguaggio, di ricerca basata sul figurativo concettuale. La propensione all’ascolto reciproco, il desiderio di progettualità e l’entusiasmo per ciò che si ama ha fatto il resto.


Come si è trovata con il pubblico romano? 


E’ stato qualcosa di incredibile, ho sentito partecipazione vicinanza amore. Ho percepito ascolto profondo. Persone che sono tornate più volte, che hanno portato altre persone e queste altre ancora. Ho conosciuto anime gentili che scendendo nella camera immersiva hanno lasciato da parte la frenesia della vita e aperto il loro cuore. Ogni persona, ognuna col proprio bagaglio immaginaleculturale-professionale- emotivo-psicologico ha, vivendo il viaggio, ritrovato una parte del suo mondo e me ne ha fatto partecipe, donandomi grande ricchezza. Sono stati diciasette giorni che non si possono dimenticare per il bagaglio emotivo ed umano che il pubblico romano mi ha donato.


È riuscita a trasmettere il messaggio nel suo "viaggio" alla scoperta delle opere?


Ho vissuto il mutamento, le  emozioni delle persone, le loro parole, gli scritti e i disegni che mi hanno dedicato anche nei giorni seguenti. Ho sentito il loro aprirsi. Ma non mi sembra giusto sia io a rispondere a questa domanda,  sarebbe bello rispondesse chi ha vissuto insieme a me l’esperienza, chi ne è stato toccato e magari portato qualcosa con sé.


Prossimi impegni e progetti?


Continuare con dedizione entusiasmo ed amore il lavoro intrapreso. Dopo le personali  IANUA a Roma presso la Galleria Triphè e IRIDEION a Palazzo Ragazzoni di Sacile, dopo la presentazione delle opere Portale alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, mi impegnerò per i nuovi progetti per l’anno prossimo a Cortona. E poi lascerò che tutto accada secondo natura, la vita è magnifica anche per questo, perché domani si può aprire una porta che fino al giorno prima non potevi nemmeno sapere che esistesse.

 Stefano Boccia 

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