Doppia Mostra Per Picasso Nella Capitale

Doppia Mostra Per Picasso Nella Capitale

Un viaggio nelle influenze che condizionarono il maestro spagnolo

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A 100 anni dal soggiorno di Pablo Picasso a Roma e Napoli, le Scuderie del Quirinale celebrano il genio pittorico di un grande artista con una mostra che conclude il ciclo di manifestazioni nel nostro Paese dedicate al pittore spagnolo: Picasso. Tra Cubismo e Classicismo: 1915 – 1925.

Una mostra che non è solo una semplice esposizione delle opere del Maestro, ma una finestra aperta sui suoi lavori giocosi ispirati al periodo bellico, influenzati dalle nature morte cubiste, dalle evocazioni del mondo antico. Un viaggio nel viaggio in cui si susseguono acrobati e circensi che lasciano spazio ad immagini nostalgiche in cui l’Arlecchino diviene metafora del processo creativo di Picasso. Un’espressività pittorica il cui culmine coincide anche con l’addio alla danza: La Dance (1925), forse la più famosa pittura surrealista dell’artista.

In concomitanza con l’esposizione delle Scuderie del Quirinale, presso Palazzo Barberini, nello splendido salone affrescato da Pietro da Cortona, sarà, inoltre, esposto il sipario dipinto per Parade, una tela lunga bel 17 metri ed alta 11; un’emozionante cornice barocca che senza difficoltà dialogherà con l’opera di Picasso in uno scambio di emozioni temporali.

Picasso ha solo 36 anni quando nel febbraio del 1917 in Europa infuria la Grande Guerra; già pittore affermato, a capo della rivoluzione cubista, giunge in Italia n occasione del lavoro svolto per il balletto Parade accompagnato dall’amico Jean Cocteau. Un Gran Tour che si divide tra Roma e Napoli e lascia l’artista completamente rapito dalle rovine romane e dall’arte popolare napoletana. Il fascino misterioso di Pompei, l’arte di Raffaello, i capolavori classici del Museo Archeologico di Napoli, costituiscono un bagaglio sensoriale ed esperienziale che influenzerà fortemente l’arte del maestro spagnolo: opere reinterpretate, poi, in maniera personale, cedendo alle moderne trasgressioni, ma anche a quel germe di primitività di quei mondi “ai margini della classicità”.

Una scia che si protrasse fino alla rinnovamento delle tradizionali e giovanili raffigurazioni di acrobati e circensi, in cui i volti nostalgici erano spesso colti in pose meditative. Ma la visione artistica non si limita a questo, spingendosi ad individuare figure che potessero essere interpreti materiali della propria visione artistica, come l’arlecchino, metafora del processo creativo del pittore. Picasso si fa giocoliere di stili passando da un soggetto all’altro, da pensose bagnanti ad ironiche nature morte, sino alle composizioni cubiste. Così, nel tardo cubismo le immagini si scompongono, si fanno spigolose, mostrando una personale visione della vita reinterpretata con fantasia: celebre la rappresentazione dell’Arlecchino con violino.

Arlecchini malinconici proposti in tutte le ere della vita, dall’infanzia sino all’età adulta, che si specchiano o che siedono con occhi innocenti su morbide poltrone; donne riccamente avvolte in scialli variopinti (Portrait d’Olga dans un fauteuil, 1918) o che si abbandonano, succinte, in una corsa liberatoria lungo la spiaggia (Deux femmes courant sur l aplage, 1922); o ancora saltimbanca in riposo che contrastano fortemente con la geometria di un Arlecchino con donna.

Opere che incantano, affascinano per la loro ricchezza di particolari, talvolta per la loro trasgressione, svelando angoli nascosti di un artista in grado di rompere la classicità reinventandola in maniera monumentale.

Ilenia Maria Melis

Picasso.

Tra Cubismo e Classicismo 1915 – 1925

Scuderie del Quirinale

Via XXIV Maggio, 16 – Roma

www.scuderiequirinale.it

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