Ali, Foreman E Una Notte A Kinshasa Con Federico Buffa

Ali, Foreman E Una Notte A Kinshasa Con Federico Buffa

Ha fatto tappa a Bologna lo spettacolo dello storyteller più apprezzato, "A night in Kinshasa"

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Tanto pubblico, tanto calore e uno spettacolo intenso. Martedì 6 marzo una delle tappe di “A night in Kinshasa”, il nuovo spettacolo teatrale di Federico Buffa, ha toccato Bologna e il Teatro Europa Auditorium.

Lo storyteller milanese sarà in tour fino ad aprile con la storia di Ali e Foreman, ribattezzata “The rumble in the jungle”, l’incontro di pugilato del 30 ottobre 1974 allo stadio Tata Raphael di Kinshasa, nell’allora Zaire, oggi Repubblica democratica del Congo. Buffa parte da quel giorno d’autunno per raccontare non solo le vicende dei due protagonisti, ma il contesto storico di riferimento. Un anno intenso per lo Zaire, che prima di questo avvenimento era stato protagonista in estate dei Mondiali di calcio in Germania, suscitando l’ira del dittatore Mobutu, alla guida del paese, che aveva minacciato i suoi di una pessima fine nel caso, nell’ultima partita contro il Brasile, avessero incassato più di tre reti. Lo spettacolo di Buffa ha la peculiarità di portare lo spettatore dentro l’Africa: giochi di luce ed effetti audio, paiono catturare il pubblico e trasportarlo indietro di 40 anni, dentro un contesto così lontano ma così attuale.

Su tutti, però, i due protagonisti. Il sempiterno Muhammad Ali, ritenuto da più di un sondaggio il miglior personaggio sportivo di sempre, tratteggiato nella sua sana spavalderia e nel merito di aver cambiato il linguaggio dei neri, facendoli uscire dalla loro eterna nicchia senza riserve né timori. Il no al Vietnam, la condanna alla prigionia per renitenza alla leva e poi la caduta di ogni accusa grazie a un giudice che trascorre la notte precedente il verdetto su letture che individuano un vizio procedurale utile a scagionare Ali. Ecco, per questo incontro, scomposto da Buffa in ogni singolo round con una grande dovizia di particolari e dove Ali non aveva nessuna chance e invece prevalse, e questo momento storico scolpito a imperitura memoria, dobbiamo ringraziare anche quel verdetto, che avrebbe altrimenti tolto Ali dalle scene mondiali per cinque anni.

Buffa, pur facendo fede alla narrazione, impreziosisce il tutto concedendosi a brevi balletti e intermezzi musicali di cui fornisce una panoramica del tempo, nonché donando al pubblico anche una sorta di seguito della storia: nessuna inimicizia o rancore, i due contendenti restarono grandi amici. Almeno sino all’istantanea più rappresentativa: quella torcia, retta da una mano tremolante, portata sul braciere alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, è l’ultima iconica immagine di Muhammad Ali, imprigionato dal parkinson ma responsabile buono nel risveglio delle coscienze sociali e dei diritti dei neri con le sue battaglie attraverso lo sport. Un’ora e mezza dentro il quale lo spettatore è immerso, senza alcuna possibilità di staccare occhi e orecchie da una narrazione sempre limpida, coinvolgente, talvolta gridata per esaltarne tutta la sua intensità: ci sia concesso di dire che non c’è miglior cantore di storie di Federico Buffa.

Stefano Ravaglia 

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