Andrea Serra

Lo spreco alimentare si combatte anche con una nuova mentalità. Occorre un’educazione mirata e specifica.

4044
0
stampa articolo Scarica pdf

Andrea Serra è balzato alle cronache recenti per il riconoscimento ottenuto come Best Seller Narrativa di Amazon con l’ultimo libro intitolato “Figorifero Mon Amour”. Un premio che va ad aggiungersi a quelli ottenuto nel passato con tante partecipazioni locali in tema. Ciriacese, originario di Torino, classe 1975, laureato all’Università di Torino e amante della propria famiglia, in particolare di Viola e Luna. La sua ultima opera è ironica, pungente, che induce il lettore a tante riflessioni considerando il fatto che i proventi del suo libro andranno interamente al Banco Alimentare del Piemonte.

Abbattere gli sprechi di cibo quotidiano, tra impegni matrimoniali e crescita dei figli, con un occhio attento ad un frigo che, molto spesso, patisce e si rende partecipe involontario di un danno del contenuto che alla lunga pesa sia in termini economici che morali. La fuga dell’elettrodomestico appare l’unica soluzione per evitare questo scempio, la ricerca invece la consapevolezza di avere sbagliato qualcosa.

Racconto ironico, incentrato sulla storia familiare di Felice e sul rapporto con il proprio frigo. Qual è il filo conduttore che lega appunto Felice e la fuga del frigorifero all’ennesima carota ammuffita?

Felice è un uomo alla continua ricerca di qualcosa, ma tutto gli sfugge. Quello che accade all’inizio del libro è che a sfuggirgli è pure il suo frigorifero, esasperato da tutti i pacchi di carote lasciati ad ammuffire nel cassetto dell’umido. Questo libro, come hanno scritto in una recensione, rappresenta una società postmoderna in cui gli umani sono ormai dei robot incapaci a provare emozioni, mentre i robot (in questo caso gli elettrodomestici) sono dotati di pensiero, coscienza e sentimenti. Il frigorifero è la coscienza che stiamo perdendo.

I proventi del libro andranno tutti al Banco Alimentare del Piemonte. Cosa fanno nella fattispecie e quali sono i loro progetti in termini di abbattimento degli sprechi.

Il Banco Alimentare è la più importante rete di organizzazioni a livello nazionale che si occupa di raccogliere le eccedenze di produzione, agricole e dell’industria alimentare, organizzando la ridistribuzione alle Strutture Caritative per aiutare le persone e le famiglie in difficoltà. Nel 2016 solo in Piemonte il Banco alimentare ha assistito 113.200 Assistiti in Piemonte (38% delle persone in stato di povertà assoluta) e ha ridistribuito 6.325 tonnellate di cibo. Il fatto che il Banco Alimentare abbia deciso di sostenere questo libro è per un motivo di grande orgoglio.

Prossimo step sensibilizzazione nelle scuole?

A breve porterò il libro nelle scuole per provare a sensibilizzare i ragazzi e le ragazze verso questo tema, perché lo spreco alimentare si combatte anche con una nuova mentalità. Occorre un’educazione mirata e specifica.

800 milioni di persone soffrono la fame nel mondo. Tanti vertici per questo tema. Lei come affronterebbe il problema?

Sicuramente con una maggior informazione e sensibilizzazione verso questo tema. Raramente i media o l’opinione pubblica si occupano di spreco alimentare. Non sprecare e ridistribuire il cibo in eccesso è possibile, i passi in avanti compiuti da alcuni stati europei negli ultimi anni lo dimostrano.

Gli sprechi alimentari sono una componente basilare nel suo libro. Il 44% della popolazione mangia in eccesso. Molto spesso si butta quello che si mangia con troppa leggerezza e tanti ragazzi sono in sovrappeso. Lei cosa ne pensa?

Lo spreco alimentare e l’obesità hanno sicuramente qualche connessione. Ma direi che si tratta di una tendenza generale del nostro tempo, per cui si tende a voler avere sempre il frigorifero strapieno di alimenti o a voler mangiare in continuazione, proprio per “essere sempre pieni”. E’ una “filosofia del pieno” che tradisce l’oblio di tutto quello che è “vuoto”: il silenzio, la solitudine, il dolore, la morte. La nostra società ci propone in continuazione modelli di successo e di felicità ad ogni costo, ma non ci insegna più ad affrontare le emozioni profonde e i dubbi dell’anima. Per questo il protagonista del mio libro si chiama Felice ma vive nell’infelicità più assoluta. Anche lui tenta di riempire la sua esistenza con mille integratori, pasticche, finanziamenti e oggetti di ogni tipo, invece di ascoltare le sue emozioni e le sue voci interiori.

Perché nessuno parla delle carote che fanno davvero bene?

Le carote per me sono diventate una sorta di simbolo, perché sono tra le verdure che più spesso lasciamo nel frigorifero ad ammuffire, nonostante contengano proprietà incredibili. Questa dimenticanza nei confronti delle carote è una dimenticanza metafisica: viviamo inseguendo modelli di successo ideali e trascuriamo la realtà preziosa di tutti i giorni.

Vegani, Vegetariani, Carnivori. Era delle scelte legittime alimentari e di confronti, a volte anche duri. Dove si schiera?

Il mio frigorifero è vegetariano, e simpatizza per i vegani. Io invece sono un carnivoro amante della verdura.

Cosa non manca nel suo frigo?

Carote, per l’appunto, e anche i finocchi che mia moglie compra sempre puntualmente. Per il resto non facciamo grandi spese quindi cerchiamo di consumare quello che compriamo di settimana in settimana. Devo dire che da quando ho scritto questo libro anche in famiglia cerchiamo di stare più attenti per ridurre gli sprechi.

Ogni guerra è una guerra civile. In Siria i bambini vivono ore drammatiche. Se avesse la bacchetta magica, se ci fosse una scuola immensa con tutti loro dentro e lei fosse lo chef, che alimento prenderebbe dal suo frigo per cucinare?

Io e il mio frigorifero cucineremmo per loro una nuova società, dove poter giocare e crescere serenamente. Perché è questo che i bambini di tutto il mondo si meritano.

Mirko Cervelli

© Riproduzione riservata