Piccoli Eredi Al Trono Nel Nuovo Libro Di Caprarica

Piccoli Eredi Al Trono Nel Nuovo Libro Di Caprarica

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Talvolta guardiamo alle celebrità come non fossero quasi umani, ma extraterrestri piovuti sul nostro pianeta da un altro mondo. Eppure respirano, mangiano e dormono esattamente come noi, e, seppur con privilegi ottenuti sul campo o per eredità familiare, conducono una missione come tutti i comuni mortali. Quella dei bambini raccontati in “Royal Baby”, l’ultimo libro di Antonio Caprarica, non è una vita qualsiasi, eppure l’autore pugliese massimo esperto di Monarchia, ne tratteggia infanzia e una adolescenza dove problemi, preoccupazioni o rapporti interpersonali somigliano molto a quelli di chi come noi non partecipano alla “lotteria genetica” alla quale sono affidate le sorti di molte nazioni, in primis l’Inghilterra. Ed è proprio da lì che Caprarica parte per un viaggio tra le nascite e le educazioni più eclatanti che hanno portato gli eredi a diventare ciò che sono stati, iniziando proprio da colui che attende il trono da più tempo in assoluto: Carlo d’Inghilterra, il primogenito di Elisabetta che ha battuto il precedente record della Regina Vittoria con 65 anni di regno.

E mai gioventù può essere più simile alla nostra: insicurezza, introversione e scarso feeling con l’altro sesso, i motivi che portarono il padre Filippo a voler forgiarne il carattere alla temibile Gourdonston, la scuola in stile prussiano che Carlo frequentò per cinque anni, così come il padre, tra il dileggio e lo scherno di compagni di stanza e di quotidianità ai quali non importava nulla di avere per compagno il futuro Re d’Inghilterra. Carlo ne tornò ancor più provato, anche se anni dopo, in una intervista, ammetterà che quella tra corse, prove di resistenza e intransigenza dell’ambiente, non era stata una esperienza poi così vana e inutile. Una madre impegnata a regnare sul paese e sul Commonwealth, un padre distaccato che, avendo ben poca voce in capitolo e restando sempre tre passi dietro alla consorte, voleva imporsi almeno nell’educazione del figlio. Sin quando, un Carlo quasi diciottenne, approda in Australia in mezzo al timore di una ostilità da parte del popolo più lontano del Commonwealth, e invece dovrà ricredersi: accolto e benvoluto da tutti i sudditi che ne attendevano l’arrivo, ciò schiuderà in Carlo le porte dell’apertura verso gli altri e della presa di coscienza della comunicazione e delle relazioni interpersonali. E poi, le due persone che realmente gli diedero appoggio e affetto: la Regina Madre, Elizabeth Bowes-Lyon, e soprattutto Lord Mountbatten, che indirizzò il matrimonio dei suoi genitori e avrebbe fatto altrettanto con Amanda Knatchbull per il nipote, se non fosse saltato in aria in un attentato dell’IRA nell’agosto del 1979 a largo di Mullaghmore in Irlanda.

Un salto indietro ci porta a Edoardo VII, e non perdetevi il titolo del capitolo: “Re palpeggia”. Sì, perché prima dei suoi nove anni di Regno e della sua iscrizione sull’Admiralty Arch che spicca all’inizio del Mall guardando in faccia Buckingham Palace, il nostro “Bertie”, diminutivo che sarà anche di Giorgio VI, si sollazza con le peggio amanti possibili, espressione di una repressione forse da ricercare nell’aver vissuto all’ombra della sorella Vicky. La primogenita di Vittoria infatti, in un‘epoca in cui il primo in linea di successione era l’erede maschio, accolse quasi con riluttanza l’arrivo del piccolo, nominato quasi subito principe di Galles. Victoria, stesso nome della madre, a tre anni era un portento e il nostro si convinse quasi che l’eredità del trono fosse un matriarcato nel segno delle due Vittorie. Soprannominato “the boy” dalla madre, che quasi schifava anche chiamarlo per nome, Edoardo era evidentemente indietro nell’apprendimento e i suoi precettori, Birch in testa, che utilizzavano anche in questo caso duri metodi educativi, ne evidenziavano il carattere scostante e ribelle. Alberto, amatissimo marito della Regina, non usava mezzi termini a proposito del figlio: “Né carne, né pesce”. Chi ebbe una infanzia piuttosto allegra fu Giorgio IV, figlio del "Re pazzo", sin quando non venne educato in modo possessivo e fin troppo esagerato, stato che lo portò, insieme al duca di York, il fratello Frederick, al più totale inseguimento di torride e torbide relazioni con donne anche più grandi di lui.

L'attenzione di Caprarica si sposta anche sulle sospettose relazioni omosessuali del principe Eddy, alias Albert Victor, figlio di Bertie e futuro padre di Giorgio V. Non solo Inghilterra però: la "monarchia in bicicletta" dentro le famiglie reali meno gettonate dell'Olanda e della Danimarca, e anche uno sguardo a casa nostra, con le vicissitudini dei Savoia; ma soprattutto un viaggio tra gli "orchi" come ha definito l'autore i precettori e gli educatori che ebbero tra le mani quella famosa lotteria. Caprarica, con la solita dovizia di particolari e di nomi, fatti e date, e quella punta di arguta ironia che non viene mai meno in tutte le vicende reali da lui narrate, ci svela non certo le copertine patinate, gli scandali, i giri intorno al mondo, o "i matrimoni affollati" degli eredi al trono, bensì la prima parte della loro vita, dove quasi certamente, come tutti noi comuni mortali, l'imprinting che hanno subìto ha influenzato tutta la loro esistenza. E quindi anche i destini della madrepatria.

Stefano Ravaglia 

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