Paolo Bigelli

Paolo Bigelli

L'artista dell'istinto e della spontaneità

721
0
stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Sono l’istinto e la causalità che guidano la mano di Paolo Bigelli, l’artista romano che ha esposto le sue opere, oltre che in Italia, anche  in varie collezioni presenti in Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Regno Unito, Slovenia, Austria, Croazia, Brasile, Messico e Stati Uniti. I suoi quadri hanno il merito di portare in un clima fatto di intimità dove è facile riscoprire una certa pacatezza e serenità. Non è il senso estetico oggettivo ad essere rispettato piuttosto il lasciarsi andare nella creazione di figure semplici che proprio nella spontaneità trovano la loro più alta forma di espressione. Bigelli inizia la sua carriera come illustratore e vignettista per poi intraprendere un più netto percorso artistico pittorico che gli vale diversi riconoscimenti fra cui la commissione di una importante opera di carattere religioso per la Chiesa di S.Luiz de Potosì in Messico. Il colore dei suoi quadri sembra scivolare nell’acqua per dare vita ad atmosfere soffuse che possono richiamare sia alle figure classiche che a gesti di vita quotidiana lasciando sempre nello spettatore un attimo di riflessione che può essere anche sogno. E dalle opere traspare inevitabilmente il Paolo Bigelli uomo esule volontario dal mondo effimero delle presentazioni artistiche per rivelare il proprio lavoro in ambienti più intimi che, comunque, hanno la possibilità di recepire un pubblico che sa come apprezzare il vero talento. E in attesa del prossimo appuntamento in cui il pittore presenterà i suoi nuovi lavori ad un gruppo di amici ed estimatori, abbiamo provato a sapere direttamente da lui qualcosa in più sulla sua arte. 

Lei ha cominciato ad esprimersi attraverso il fumetto e con le illustrazioni di racconti e favole per ragazzi. La rappresentazione dell’immaginario accompagna sempre i suoi lavori o per le opere pittoriche preferisce aderire più alla realtà
Quando dipingo l’approccio è sempre lo stesso tanto che mi piace considerare i miei lavori come l’ “incipit” che genera un racconto, una sorta di “fotogramma” di una storia. Sta poi al pubblico decidere se definirli quadri. Inoltre, anche se parto con una determinata idea, accetto di buon grado gli interventi del caso che si manifestano durante il percorso, lasciando che la pittura si sciolga nell’acqua e prenda un suo peculiare ed inaspettato aspetto che molte volte sfugge da me. Per cui il risultato finale è una via di mezzo fra l’immagine pensata e quella di istinto.

Vede la sua arte come più tradizionale o contemporanea?
Anche se si vuole, non si può rifuggire da una definizione, tuttavia non posso dire che la mia arte è tradizionale se pensiamo ad una cultura accademica. Se invece vediamo il risultato, allora per i soggetti e per i colori è inevitabile il richiamo alla tradizione anche se per me è importante rimanere nell’ambito del gioco e della semplicità senza avere troppe pretese. Mi piace avere come riferimenti anche grandi pittori del passato come Matisse e viventi come Peter Doig, o Marlene Dumas che, pur utilizzando i mezzi espressivi della tradizione, sono comunque veri maestri di contemporaneità.

Quando dipinge quali sono gli elementi di cui proprio non può fare a meno…
Sin da piccolo ho avuto sempre una certa predilezione per la carta…mi piace manipolarla e sentirne l’odore. Uso un po’ tutti i tipi sia come superfice sia come mezzo tecnico e addirittura sono i fogli dei quotidiani che spesso mi aiutano a creare tracce e venature che rendono proprio gli effetti che voglio. E poi amo tutte le tecniche con colori ad acqua , più veloci  e più ricettivi agli eventuali interventi “del caso” , più ricchi cromaticamente ed in questo senso più creativi. 

Molte delle sue opere rappresentano corpi senza veli. Cosa rappresenta per lei la nudità?
La possibilità per una figura di esprimere veramente le sue linee a prescindere dal grado di bellezza. Infatti, la bellezza di un corpo non dipende dall’estetica e dalla perfezione. Quando disegno un uomo o una donna nudi mi sento come un artigiano che fonde, taglia o aggiunge la materia ben consapevole che può bastare anche un’ombra per rendere un corpo  più seducente. La mia personale riflessione sull’uomo non deve necessariamente dipendere dal mezzo espressivo e da un invadente impegno sul piano formale.


Quanto l’ ha influenzato il periodo vissuto a Lisbona?
Quando si viaggia e si è sensibili a tutto il bello che un posto può offrire, c’è sempre un arricchimento. In particolare, il mio periodo portoghese è stato migliorato molto da quella cultura soprattutto ammirando la loro creazione artistica di ceramiche. Questo mi ha portato a una ricerca cromatica molto personale  che mi aiuta in coraggiosi accostamenti fatti anche di velature e trasparenze.

Ha dichiarato che si tende a confondere il mezzo con il fine dell’opera…cosa intende esattamente…
Oggi quando si realizza un’opera d’arte sembra che si debba giocare per forza sull’elemento sorpresa. Quindi non un’introspezione su se stessi ma piuttosto la ricerca di quello che può stupire e che quindi possa rendere il proprio lavoro più commerciabile. Io credo che così facendo l’artista può diventare preda di una insinuante disonestà di fondo. Non mi va di rientrare in questa categoria. I miei vogliono essere dei quadri non delle opere che associano elementi improbabili a tutti i costi. E’ deleterio  produrre con questo tipo di approccio solo  per rispondere ad un mercato alla moda. L’utenza è vastissima e, fortunatamente, i gusti sono molteplici e vari e nessuno può arrogarsi il diritto di pontificare quale sia il vero gusto, anche se il mercato di oggi –come dicevo- è piuttosto modaiolo.

Per un ‘artista promuovere la propria arte sul web può essere una valida alternativa…
Sicuramente il mondo di internet porta le tue opere lontane oltre a dare la possibilità di un pubblico vastissimo. Tuttavia è anche vero che il web soffre il problema di una bulimica fruizione e della velocità, ovvero tutto quello che l’artista mette nella sua opera e soprattutto il tempo impiegato, può essere consumato da chi vede in una manciata di secondi.

Si dice che per un artista vivere a Roma sia una marcia in più…può essere vero?
Roma è la città delle celebrazioni dove le mostre sono sempre delle occasioni mondane per notare e farsi notare. Chi non è avvezzo a questo ambiente o non ha le giuste conoscenze può avere davvero molta difficoltà ad inserirsi nel gruppo di gallerie altisonanti . Non c’è una effettiva curiosità di scoprire talenti , c’è piuttosto la voglia di mantenere in piedi un sistema di mercato fatto di scuole d’arte , gallerie e circoli artistici che spesso illudono coloro che si accostano con fiducia a questo “mondo”. In fondo si può facilmente raggiungere lo scopo  affittando uno spazio espositivo o dando  credito  alle aspettative di creativi sprovveduti, di qui il generarsi di scuole di tutti i generi sempre “innovative” ma soprattutto sempre ricche di nuovi iscritti. 

Quindi oggi può essere veramente difficile vivere facendo l’artista… Diciamo che in alternativa al contesto di cui parlavo prima , più onesta e meno pretenziosa potrebbe essere l’idea di aprire uno studio – atelier  dove  esporre i propri lavori , con semplicità quasi si trattasse di  una “bottega” d’arte. Forse è un’idea un po’ romantica  , ma anch’essa presenta nella sua realizzazione difficoltà oggettive e oggi piuttosto comuni ,come fitti esorbitanti e tasse che proprio non aiutano le piccole imprese. In effetti  si dovrebbe movimentare il mercato dando a tutti la possibilità di fruire dell’ arte con disinvoltura . Per fare questo bisognerebbe cominciare a considerare un ‘opera per quello che è , con dei prezzi più ragionevoli, calmierati, che consentano al pubblico un maggiore ricambio dei quadri appesi alle pareti della propria casa , così  come si fa con un abito. A meno che non si parli di “Artisti” che abbiano  fatto la storia, trovo inconcepibile che un’opera possa costare i prezzi esorbitanti del mercato attuale , i cui investimenti spesso si rivelano o si riveleranno “bolle”.
Forse parlo così perché nel mio ambiente non è mai esistita la pomposa prosopopea che accompagna tutte le prefazioni di mostre celebrative.

Ma ho l’impressione che –a questo riguardo-qualcosa stia cambiando almeno nel mondo del Web.

www.paolobigelli.com 

Rosario Schibeci

© Riproduzione riservata

Multimedia