Nicola Forlani

Nicola Forlani

Non seguo una coreografia, dei passi, una tecnica, ma faccio un passo indietro, ritorno ad un movimento privo di regole e cognizioni, un movimento uterino di scoperta ed esplorazione, do il mio buongiorno ad un corpo allenato - oserei dire addomesticato - alle leggi della danza.

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Continua da parte del nostro redattore Giuseppe Marletta, noto talent scout, l’incontro con gli artisti che con lui hanno avuto modo di lavorare e di esprimere la loro arte in questo articolo Giuseppe intervista un bravissimo  ballerino lombardo Nicola Forlani.

Nato a Bergamo, dopo la maturità classica nel 2010 si diploma all’accademia MAS di Milano, dove ha l’opportunità di studiare dalla danza classica alle diverse tecniche contemporanee (Cunningham, Release) passando per la videodance, l’acrobatica, il canto corale, la recitazione.

Sempre nel 2010 fa parte del cast del musical “Winx Club” che lo porta ad Istanbul, Ankara e Izmir per la tournée  in Turchia. Nell’ambito pubblicitario lavora come ballerino per promotion e “flashmob” sponsorizzando diverse etichette (Lancetti, Pantene, Diesel, Mtv Mobile) e continua ad occuparsi di teatro approdando in varie città italiane con spettacoli di danza contemporanea, musical e teatro danza, in veste di interprete e coreografo. Non smette di aggiornarsi continuando a studiare con insegnanti di fama nazionale ed internazionale tra cui i docenti della “New York Broadway Dance Center”, ma i suoi interessi spaziano anche con curiosità nell’attività registica, con uno stage di regia teatrale con Corrado D’Elia presso Teatri Possibili, mentre nel 2011 è assistente ad alcuni laboratori di recitazione teatrale e cinematografica a Milano presso Accademia Zeronove e Il Faro Teatrale. Nel 2013 fa parte del cast artistico di Leolandia Minitalia.

Nicola noi ci conosciamo da diversi anni e tante le occasioni che ci ha visto collaborare insieme ecco volevo farti alcune domande un po’ fuori dalle righe. in sintonia per cose sei te profondo e anche artista del pensiero. Cosa è per te la danza e soprattutto è possibile danzare per se stessi?  Vuoi  raccontare le emozioni che motivano il tuo talento? 

Il teatro è ancora vuoto, appena illuminato, sembra un gigante addormentato, imponente ma al momento mansueto. Silenzioso, alcuni tecnici audio si muovono appena in cabina di regia, parlano tra di loro, ma sono lontani ed estranei. E' mattina, e ancora devono cominciare le prove generali per il balletto che debutterà stasera, sono il primo ad arrivare sul palcoscenico, il primo ad essere inghiottito dal boccascena sul quale mi posiziono con reverenza e familiarità insieme.

Mi piace pensare che il lavoro di un danzatore non cominci dalle ore passate in sala studio, alla sbarra, davanti ad uno specchio. Non cominci nelle spietate audizioni, nelle interminabili prove.?

Mi piace pensare che comincio ogni volta qui, quando le assi del palcoscenico cominciano a scricchiolare sotto i miei piedi, quando saluto per la prima volta il terreno che ospiterà i miei passi, lo spazio che gentile si lascerà attraversare. Prima di iniziare gli esercizi di riscaldamento, prima di flettere i muscoli e preparare le articolazioni al lavoro fisico, mi gusto questi istanti in cui non si può dire che stia ancora danzando, ma che sto facendo qualcosa di più antico, al di sotto della danza, al di sopra della danza, prima della danza stessa. Mi sdraio sul palcoscenico e assaporo il calore del legno, ascolto gli appoggi del mio corpo su di esso, lascio che il pavimento assorba il mio peso. Non seguo una coreografia, dei passi, una tecnica, ma faccio un passo indietro, ritorno ad un movimento privo di regole e cognizioni, un movimento uterino di scoperta ed esplorazione, do il mio buongiorno ad un corpo allenato - oserei dire addomesticato - alle leggi della danza, ma attraverso un linguaggio universale. Sprofondo nelle radici del suolo, complice e non vittima della forza di gravità, e facendo leva con l'intero mio corpo su di esso dal suolo traggo la spinta per saltare, per sospendermi un istante, circondato dal vuoto, aggrappato alla barba di Dio. E' un momento in cui non cerco gli applausi, l'approvazione del coreografo, la recensione della critica: è un momento in cui danzo per me e basta. E' difficile danzare per se stessi, sto ancora imparando a farlo. E' difficile donare senza condizioni, amare senza aspettarsi nulla in cambio. Ma è qui, negli interstizi tra il dover fare e il voler essere, che si nasconde la Bellezza. 

Scriveva la grande Alda Merini “Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni”  che ne pensi delle fugaci relazioni amorose vissute dai giovani di questa epoca.?

Ad alcuni amici, alla fine di una di quelle relazioni brevi ho risposto cosi. Cosa ne volete sapere dell'amore, voi con le vostre storielle da "una anno e quattro mesi, quasi cinque"? L'amore non ha spazio per i vostri anatemi e i vostri giudizi da sue soldi, l'amore lo si fa, lo si crea, lo si distrugge e lo si inventa da capo, l'amore è creativo, l'amore è libertà, l'amore scorre da tutte le parti come acqua, l'amore che so dare io è diverso da quello che sai dare tu che è diverso da quello che sa dare chiunque. L'amore è un talento. L'essere umano ha per sua natura uno spiccato talento all'amore. Ma il talento è nullo senza esperienza, vita e duro lavoro

L'arte in ogni sua forma ha la capacità di trasmettere emozioni ed è il linguaggio più forte che l'uomo può avere nel combattere la violenza, vuoi esprimere da vero artista un tuo pensiero al riguardo?

Rispondo a questa domanda regalandovi questa preghiera e chi mi conosce davvero sa che non parlo di religione, rito o istituzione. Preghiera come conferma che in tempi e culture diverse qualcosa di simile a noi c'era, c'era una parte di noi, una volontà simile alla nostra, un desiderio condiviso, una musica in armonia con quella che amiamo suonare. Qualcosa di Vero, in fondo, c'è. Qualcosa che ritorna. Qualcosa da portare avanti.

"Che oggi dimori la pace in te.che tu sappia e abbia fiducia del fatto che sei esattamente nel luogo in cui devi stare.Che tu possa non dimenticare le possibilità infinite che sorgono attraverso la fede in te stessa/o e negli altri.Che tu possa utilizzare i doni che hai ricevuto, e possa passare ad altri l'amore che hai ricevuto.Che tu possa essere felice della persona che sei, così come sei, in questo esatto momento.Permetti che questa consapevolezza penetri fino alle tue ossa, e permetti alla tua anima la libertà di cantare, ballare, pregare e amare.Tutto questo sta qui per ognuno e tutti noi."

Mi racconti un viaggio che per te è stata emozione un po’ come a riscoprire il mito di Ulisse nel suo peregrinare alla ricerca dell’Infinito?

Posso raccontare l’esperienza del mio viaggio a Lisbona. Sulle rive di un fiume che prossimo alla foce già odora di mare, Lisbona è una città tutt'altro che inafferrabile, solo che non riesci a descriverla. Una bellezza scoscesa come le sue strade, eppure immediata, una città dove cammini in mezzo alla gente e hai quasi l'impressione che ci sia silenzio, e di essere solo.C'è qualcosa che come uno sforzo spontaneo prova ad addolcirne il gusto: gli artisti di strada, la crema bruciata e la cannella dei pasteis de nata, la frenetica vita notturna nel Bairro Alto dove conosci gente da tutto il mondo e ci balli fino all'alba, l'incantevole bellezza del porto di Belem - guardiano degli oceani e dei sogni - che quando batte il sole risplende di luce. Eppure nonostante questo capisci perché qui hanno inventato la saudade, la nostalgia per ciò che ancora deve accadere. Capisci perché cantano il fado, suono remoto, popolare e metafisico insieme. La malinconia non ti sorprende né ti spaventa, capisci che forse c'è sempre stata e prende solo forme diverse: ora ha la forma di questa città. E quando parti ha la forma del desiderio di tornarci, quel desiderio antico che tanto investiva il suo popolo di eterni naviganti. Ma ora ho imparato che la nostalgia non è la tristezza per la perdita di qualcosa, ma la felicità di averla vissuta davvero. Obrigado, Lisbona

Grazie a Nicola Forlani per questa intervista emozionale e tanti auguri per la tua attività artistica.

Giuseppe Marletta

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