Marta Tabacco

Marta Tabacco

Ogni paese ha la propria storia e il proprio sviluppo ma ci sono temi che inevitabilmente ci legano ed è necessario conoscere, diffondere, è necessario lottare insieme per una causa comune che è la libertà.

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Desaparecidos#43 è la nuova produzione della compagnia teatrale Instabili Vaganti, capitanata da Anna Dora Dorno e Nicola Pianzola. Desaparecidos#43 racconta la storia dei 43 studenti scomparsi durante una manifestazione nel 2014 a Iguala, in Messico. Anna Dora Dorno cura la regia dello spettacolo e se ne fa interprete sul palco accompagnando le performance di Nicola Pianzola e la danzatrice Marta Tabacco. Unfolding Roma ha raccolto i pensieri e le sensazioni espresse da Marta proprio riguardo a Desaparecidos#43.

Buongiorno Marta, e benvenuta.

Desaparecidos#43 è uno spettacolo di scottante attualità, con un preciso e profondo significato civile prima ancora che politico e di intenso impatto emotivo. Lei come è entrata a fare parte di questo importante progetto?

Ho vissuto cinque anni in Messico e da un anno sono rientrata in Italia. Dopo soli due mesi dal mio ritorno ho rincontrato a Bologna, dove mi trovavo per un'opera al Teatro Comunale, Anna Dora e Nicola, che avevo precedentemente conosciuto a Città del Messico. L'incontro fortunato ha coinciso appunto con la mia fresca esperienza in Messico e soprattutto con il tragico episodio dei 43 studenti 'desaparecidos', tema del loro spettacolo. Ci siamo trovati per capire le modalità di lavoro ed è subito nata una buona intesa professionale che ci ha permesso di mettere insieme le nostre diverse esperienze e i nostri diversi approcci alla cultura messicana.

Dunque in quale momento della creazione dello spettacolo lei è intervenuta?

Sin dal primo giorno di prove mi hanno dato la possibilità di integrarmi alla prima versione di Desaparecidos#43, che aveva debuttato a Roma, un mese prima del nostro incontro e di comunicare attraverso il movimento la mia opinione e reazione in merito alla scomparsa dei 43 studenti.

Sul palco viene messe in scena una drammaturgia originale che coordina diversi media performativi, armonizzando così la parola recitata e i gesti fisici alla musica, ai video e al canto. Ad esempio, sulla scena lei si muove a passo di danza. Secondo lei, quali sono le motivazioni che hanno portato a questa commistione di generi e a questa sorta di uso totale del corpo dell'interprete?

La commistione di generi avviene naturalmente nel momento in cui si parte da una reale urgenza di comunicazione. L’idea non è tanto quella di creare uno spettacolo di teatro piuttosto che di danza o di teatro fisico ma si parte dalla necessità di comunicare un tema che ha bisogno di essere esplorato ed espresso nella sua totalità, portando, di conseguenza, ad avvalersi della maggior parte di forme possibili, attraverso un uso completo del corpo.

Desaparecidos#43 è uno spettacolo nato anche grazie alle testimonianze di amici e parenti messicani, testimoni di una storia che in Italia non viene raccontata. Lei ha lavorato cinque anni in Messico. Qual è stata dunque la sua esperienza in questo Paese?

L’esperienza a Città del Messico è stata ricca e completa. Ho lavorato nell'ambito della danza e del teatro e ho vissuto in varie zone e a contatto con diversi gruppi. Ho avuto la fortuna di entrare totalmente all'interno della cultura messicana, una cultura estremamente intensa e presente che invade lo spirito dal momento in cui dall'aereo si percepisce l'immensità della città che rispecchia l'immensità della loro terra. La molteplicità e varietà di quello che offre è straordinaria ma bisogna saperla gestire. Dico sempre che Città del Messico è una città che 'mangia' e posso dire di essere cresciuta e cambiata durante il mio processo di integrazione in quel paese. Sono entrata, inoltre, a contatto con realtà a noi più lontane, legate ad una profonda povertà e al narcotraffico.

Quanto di questa sua esperienza messicana è stata tradotta nello spettacolo, e come?

Nello spettacolo c'è una parte di tutti, c'è una parte importante degli interpreti e ci sono le testimonianze di ragazzi messicani, allievi, sudamericani che hanno vissuto le stesse esperienze, italiani che hanno vissuto in Messico. Anna Dora e Nicola hanno permesso di far entrare naturalmente la mia esperienza e soprattutto hanno permesso di fare entrare me, una Marta cresciuta e cambiata in Messico. Il processo è stato molto naturale, è stata un'immedesimazione totale. Non sono state necessarie tante parole, con il corpo e il gesto si è espresso tutto.

Il Messico è un paese che sta assistendo alla disintegrazione della sua ossatura democratica, ma purtroppo non è il solo. E' attualissima la triste e ancora oscura vicenda del ritrovamento al Cairo del corpo di Giulio Regeni, ricercatore universitario e giornalista. Sembra dunque che la storia che state raccontando non sia qualcosa di lontano nel tempo e nello spazio, ma anche se ci sentiamo al sicuro può riguardarci sempre più da vicino. Qual è la sua opinione in merito?

È assolutamente qualcosa che ci riguarda direttamente e soprattutto che non è lontano nel tempo. In Desparecidos#43 parliamo di Ayotzinapa ma il progetto (Megalopolis) è ben più esteso e riguarda il mondo intero. Verte su tematiche quali la libertà di opinione, di espressione, di manifestazione importantissime anche nel nostro Paese. Le modalità sono diverse ma l'Italia e l'Europa vivono continuamente forme di ingiustizia e di oppressione, di sopraffazione e non rispetto dei diritti elementari dell'uomo. Ogni paese ha la propria storia e il proprio sviluppo ma ci sono temi che inevitabilmente ci legano ed è necessario conoscere, diffondere, è necessario lottare insieme per una causa comune che è la libertà.

Desaparecidos#43 vuole inserirsi in un progetto internazionale chiamato Megalopolis. Di cosa si tratta?

Il progetto Megalopolis nasce proprio a Città del Messico nel 2012, dopo un workshop diretto da Instabili Vaganti all’UNAM, l’università autonoma del Messico, terminata con un'incursione urbana presso la piazza di Tlatelolco, tristemente nota per il massacro degli studenti nel 1968. Il progetto si è sviluppato poi nelle più grandi città del mondo, tra cui Teheran, Seoul, Montevideo, a contatto con diverse persone, artisti e studenti, con lo scopo di creare re-azioni artistiche e performative a temi quali la globalizzazione, l'urbanizzazione sfrenata, il consumismo, l’interculturalità, indagando sia gli aspetti positivi che negativi di questi cambiamenti sulla cultura stessa di ciascun paese.

Nel progetto che state conducendo sembra vi sia un costante tentativo di rendere globale la lotta che i 43 studenti messicani stavano cercando di portare avanti. Nel mondo attuale, globalità è sinonimo di social network e possiamo immaginare che non sia un caso che nel titolo dello spettacolo sia stato inserito l'hashtag, simbolo della nuova comunicazione.

Non è un caso. Indagare su questo temi quali appunto la globalizzazione fa affiorare un nuovo modo di comunicare che è il mondo dei social networks. Desaperecidos#43 vuole creare azioni dal basso, attraverso appunto i social che diventano globali e che riescono a coinvolgere l'opinione pubblica mondiale, cercando di sconfiggere barriere culturali o soprattutto censure. L'idea è quella di unirsi, di creare una rete comune per diffondere continuamente notizie vere ed agire insieme. Nel progetto infatti è stato creato l’hastag #megalopolisproject43 fin dall’inizio, quando ancora non era stata create la performance per cominciare a diffondere in Italia quello che stava accadendo in Messico e poi l’hastag è rimasto anche nel titolo della performance, in quello simbolico #43 che ormai è diventato un simbolo della lotta contro le sparizioni forzate.

Si potrebbe dunque dire che la missione di questo spettacolo è il risveglio delle coscienze civili verso l'importanza dei diritti umani?

Risvegliare coscienze civili, diffondere, unire, informare. È molto importante quest'ultimo aspetto. L'informazione sul caso di Ayotzinapa in Italia è stata molto limitata. Partiamo da un caso singolo ma si arriva al tema universale dei diritti umani.

Qual è stata la reazione del pubblico e come la interpretate?

Il pubblico esce toccato dall'esperienza vibrante e diretta di quello che succede in scena. Ne esce informato e si identifica con uno o più aspetti dello spettacolo scoprendo e conoscendo tratti profondi che riconduce ad una dimensione di umanità.

Per concludere, torniamo al tema principale. Quale sono le ultime dichiarazioni del governo messicano in merito ai 43 ragazzi scomparsi, e quali invece le interpretazioni dei fatti portate alla luce dalle inchieste giornalistiche?

La versione ufficiale del governo messicano è che i 43 ragazzi sono stati bruciati vivi. I periti argentini hanno smentito questa versione e gli studenti continuano a rimanere 'desaparecidos'. Nelle fosse comuni sono stati ritrovati ed identificati i resti di sei persone e consegnati alle famiglie. Ancora non c'è nessun risultato ma non c'è nemmeno rassegnazione da parte di parenti e amici che continuano a cercarli.

Valentina Zucchelli

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