Giuliana Maglia Svela

Giuliana Maglia Svela

Il Lato Oscuro Della Danza Ballando sulle note dei Pink Floyd

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I corpi si muovono sinuosi sulle note dei Pink Floyd; il ritmo incessante e vorticoso cattura lo spettatore ammaliato dall’espressività dei danzatori che si alternano sul palco. Danza ed il teatro si fondono in un connubio di realtà artistiche, dove la contaminazione dei generi che si fa spettacolo; il tutto ad opera di Giuliana Maglia, drammaturga e coreografa che dal 12 al 15 gennaio porterà in scena al Teatro Trastevere due spettacoli: il primo, “My Time is not Your Time”, una riflessione sullo scorrere a la caducità del tempo; il secondo, The Dark Side of The Moon”, un’indagine sulla crescente incapacità di comunicazione che attanaglia sempre più l’uomo.

La Redazione di UnforldingRoma Magazine ha avuto il piacere di intervistare la talentuosa regista, nonché coreografa delle due, ormai prossime, emozionanti rappresentazioni.

Quando si appassiona alla danza?

Il mondo della danza mi è stato messo davanti agli occhi praticamente da quando sono nata; mamma mi racconta che quando passavano qualche balletto in televisione, ai tempi in cui la televisione trasmetteva interi spettacoli di danza, qualunque cosa io stessi facendo mi interrompevo e mostravo attenzione unicamente a quello. Questo ovviamente è ciò che mi è stato raccontato, ma posso ricordare personalmente invece di quando andavo a vedere i saggi di danza di mia sorella maggiore e io, che ero ancora troppo piccola per potermi iscrivere a danza, sognavo già di danzare su quel palco. Appena ho potuto finalmente mi sono iscritta (avevo 5 anni e mezzo) e non dimenticherò mai il momento in cui misi per la prima volta piede in una sala di danza e iniziai a volteggiare "senza senso" con un sorriso gigante in faccia e suscitando questo commento della mia prima insegnante (purtroppo recentemente scomparsa) Leslie Levitt: "Come sei ambiziosa! Arriverai lontano con questo temperamento!" Lontano non so quanto ci sia arrivata, so solo che la danza da allora ha accompagnato tutta la mia e questo è già tantissimo per me!

Quali sono le figure che hanno influito maggiormente nella sua formazione?

Certamente Leslie Levitt, la mia prima insegnante di danza, che non solo mi ha “iniziata” a questa arte a livello tecnico, ma mi ha trasmesso il rispetto per questa disciplina, l’idea di trattare la danza come una cosa seria, il senso di sano sacrificio e amore per essa. Sono stati importantissimi anche il maestro e coreografo Renato Greco, il primo ad avermi dato una reale opportunità a livello professionale, la maestra e danzatrice Elisabetta Rulli con la quale non solo ho perfezionato la tecnica classica ma ho conosciuto e studiato approfonditamente la danza contemporanea con tecnica Graham, e sicuramente la maestra e coreografa Paola Scoppettuolo. A quest’ultima devo moltissimo, lei mi ha aperto un mondo per quanto riguarda le possibilità di movimento del corpo e mi ha aiutata a tirare fuori la vera me, il mio modo personale di far parlare l’anima esprimendomi con il corpo. La strada della verità del gesto che lei persegue, e che ho avuto il privilegio di vivere in prima persona durante il periodo di lavoro con la Compagnia Aleph, mi ha portata a dare peso e significato ad ogni movimento e ha messo in me la volontà di continuare questa ricerca. Lei mi ha davvero trasformata come danzatrice e non smetterò mai di ringraziarla per questo!

Qual è la tipologia di danza che sente maggiormente vicina alle sue corde?

Pur amando profondamente la danza classica credo che il mio corpo e la mia anima si esprimano meglio attraverso la danza contemporanea e ancor di più con il teatro danza. Da quando ho imparato a “liberare” il corpo dal giudizio della mente (o almeno a lavorare su questo limite) mi sono “ritrovata” e questo proprio grazie al teatro danza.

Secondo lei contano maggiormente nella danza tecnica o espressività?

Una bella domanda a cui c’è, secondo il mio modesto parere, una sola risposta: un danzatore senza tecnica non è un danzatore ma un corpo super tecnico che compie movimenti puliti che però non trasmette nulla non può fare di una persona un danzatore. La danza è tecnica carica di espressività. Un danzatore ha un corpo consapevole e un’anima che parla.

 

Lei è direttrice e coreografa della Compagnia Echos: cosa l’ha spinta a creare una compagnia tutta sua?

Quando ho dato vita alla Compagnia ECHOES volevo farlo per comunicare con il mondo nel modo che mi è più congeniale, perché non sono molto brava con le parole, e anche se in molti non lo penserebbero sono una “timida”. Con la danza invece mi libero. All’inizio volevo coinvolgere le persone (i danzatori) che avevo incontrato nel mio percorso di danzatrice fino ad allora, che avrebbero potuto capire il mio linguaggio, che avrebbero saputo ascoltare quello che volevo comunicare. E così è stato: la Compagnia ECHOES non sarebbe mai nata senza di loro! Per questo li ringrazio tutti, sempre, anche se ora hanno preso strade diverse. Loro mi hanno aiutata a compiere il primo passo, che è sempre il più difficile. Poi ho avuto la fortuna di incontrare altri danzatori e danzatrici che mi hanno aiutata a continuare a crederci e a crescere e ora in questo gruppo ci sono danzatrici “vecchie e nuove” e la cosa mi piace davvero tanto e mi riempie di forza di andare avanti in una realtà difficile come Roma. Non credo di essermi mai sentita veramente pronta a mettere su una compagnia mia, uno spettacolo mio, e forse non mi sentirò mai del tutto adeguata a farlo, ma voglio continuare a provarci, a sbagliare, a sperimentare e sicuramente a crescere. Mi piace pensare che la compagnia ECHOES possa arrivare alle persone come “verità” di gruppo a prescindere dal gradimento o meno da parte del pubblico delle mie coreografie.

Ha incontrato difficoltà nell’avvicinare il teatro alla danza?

Nulla è facile. Soprattutto per una come me che non è assolutamente un’attrice. Quello che provo a fare, forte dei preziosi insegnamenti dei miei maestri, è cercare di utilizzare le parole laddove non arrivano i corpi e, cosa più difficile, cercare di far parlare il corpo senza utilizzare le parole. I due spettacoli che andranno in scena nei prossimi giorni al Teatro Trastevere contengono queste caratteristiche: in “My Time is not Your Time” ho sentito proprio l’esigenza di utilizzare le parole; in “The Dark Side of the Moon” sono i corpi a parlare.

Spesso i suoi spettacoli hanno riferimenti alla musica dei Pink Floyd: cosa la lega al loro genere?

So dire soltanto che ascoltare la loro musica ha sempre toccato in me delle corde nascoste e evocato immagini e sensazioni che appena ho potuto ho trasformato in danza. La musica dei Pink Floyd si adatta perfettamente alla danza contemporanea. Non solo da un punto di vista di “sound” ma anche di “struttura” dei brani. Le suite (come “Atom Heart Mother” e “Echoes”) sicuramente si prestano molto perché contengono più variazioni musicali all’interno dello stesso brano, ma va da se che un concept come “The Dark Side of the Moon” è di immediata trasposizione in danza anche per i temi trattati. In ogni caso la compagnia ECHOES danza spesso su musiche dei Pink Floyd ma non solo. Posso però dire che il nostro segno distintivo è utilizzare sempre almeno uno dei loro brani nei nostri spettacoli. Ad esempio in “My Time is not Your Time” ci sono due brani dei Pink Floyd: “Time” e “Welcome to the machine” ma gli altri brani utilizzati sono dei Dream Theater, dei Radiohead…e c’è anche un pezzo di Caruso. Altra curiosità: la coreografia di “Time” è un altro segno distintivo della Compagnia ECHOES. E’ presente in tre dei sei spettacoli del nostro repertorio ed è dunque la coreografia maggiormente rappresentata nella seppur breve storia della Compagnia ECHOES.

Prossimamente sarà in scena al Teatro Trastevere con due spettacoli: My time is not your time legato allo scorrere del tempo, e The dark side of the moon che indaga sui lati oscuri del genere umano. Quanto solitudine e fugacità del tempo influiscono sulla società? E secondo lei queste percezioni da cosa sono dovute?

Penso che più andiamo avanti e più diventiamo precari: nel lavoro, nelle relazioni, nei sentimenti, nella spiritualità. La società in cui viviamo è il risultato di anni e anni di decisioni, non prese o prese in maniera errata, è il volto della paura di essere”fugaci”, di non essere ricordati, di essere soli. Più abbiamo paura di essere soli e più lo diventiamo. Siamo “social” nel virtuale ma in realtà stiamo dimenticando il vero senso di “essere social”. Guardiamo attraverso gli schermi dei nostri smartphone e stiamo perdendo la postura dell’homo sapiens. Non so rispondere in maniera precisa a questa domanda, perché purtroppo il nostro senso di solitudine e fugacità ha radici troppo lontane che sono andate dimenticate. Sappiamo tutti nel nostro profondo che stiamo andando nella direzione sbagliata ma non sappiamo perché e soprattutto non riusciamo a reagire. Il senso di “scadenza” che ci incolla addosso questa “società del tutto e subito e, dopo un attimo, non sei più nessuno” è talmente soffocante che ti toglie quasi la forza di vivere con semplicità e profondità la vita. Per questo nello spettacolo “My Time is not Your Time” mi rivolgo ad una generazione più giovane quasi a volerla “svegliare” da questo torpore. Ma è un’ambizione troppo grossa!

Qual è il suo lato oscuro, quello celato al prossimo? Pensa che la danza possa essere un mezzo espressivo con cui esprimere l’intimità nascosta?

Per me la danza è energia; per me la danza è libertà.

I corpi si muovono lenti allo scandire delle note che scaldano l’aria: cosa rappresenta per lei la danza?

Nello spettacolo “The Dark Side of the Moon” vengono rappresentati alcuni dei lati oscuri degli esseri umani intendendo per “lato oscuro” non necessariamente qualcosa di negativo come verrebbe più facilmente da pensare, ma semplicemente qualcosa di nascosto di noi stessi agli altri o anche di noi stessi a noi stessi (è molto facile che gli altri vedano in noi caratteristiche che noi stessi non riusciamo a vedere). Io, come tutti, ho i miei lati oscuri ovviamente non tutti a me noti (per tornare al discorso di cui sopra). Ve ne posso svelare uno: apparentemente sembro un agnellino insicuro ma io sono consapevole di avere una grande forza che spesso chi è intorno a me non riesce a vedere, e spesso sono proprio io a tenerla “nascosta”. La danza è sicuramente un mezzo espressivo fortissimo con cui “liberare” i lati oscuri.

 

Ha un sogno nel cassetto, un progetto futuro da svelare?

Sono piena di sogni nel cassetto tutti lì pronti per essere realizzati: fino ad ora la vita mi ha stupita facendomi capire che le cose da impossibili diventano prima possibili e poi reali. È tutta questione di tempo. E anche se questa società mi vuole “scaduta” a 35 anni, io credo ancora che la vita mi sorprenderà in positivo e che i sogni che stanno lì nel cassetto diventeranno realtà. Intanto partirò dalla realizzazione del prossimo spettacolo “Pink Floyd Suites 2” e cercherò di dare vita alle sensazioni che mi trasmette la suite “Shine on you crazy diamond” che sta lì nel cassetto da un bel po’. Mi piacerebbe molto un gemellaggio con la Compagnia Atlantide di Diletta Brancatelli (ospite meravigliosa nello spettacolo “My Time is not Your Time”). Mi piacerebbe prima o poi riuscire a portare uno spettacolo all’estero e poi chissà…magari un giorno riuscirò a mostrare ai Pink Floyd in persona il lavoro della Compagnia ECHOES, sperando non ne restino troppo delusi.

Ilenia Maria Melis

My Time is not Your Time

Spettacolo di teatro-danza

dal 12 al 13 gennaio 2017

e

The Dark Side of the Moon

Spettacolo di teatro-danza

dal 14 al 15 gennaio 2017

Coreografie e regia originali di Giuliana Maglia

Teatro Trastevere

via Jacopa de'Settesoli, 3 - 00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

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