Sonny Anzellotti

Sonny Anzellotti

Se l’alternativa è quella di riprendere o aiutare preferisco aiutare ed in quel caso non mi interessa nulla della ripresa perché penso a rendermi utile in modo tangibile.

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Abbiamo il piacere di avere con noi il videomaker Sonny Anzellotti con il quale proveremo ad approfondire alcune delle tematiche relative alla forza dei messaggi che vengono vincolati attraverso il video in un ambito come quello cinematografico e artistico sempre in costante evoluzione. Cercheremo di interpretare anche alcuni fatti della più stretta attualità attraverso gli occhi di chi fa del racconto attraverso l’immagine, cercando di suscitare un’emozione, la propria filosofia di vita.

Come nasce la sua passione per il cinema e ciò che riguarda l’immagine e la fotografia?

La famiglia Anzellotti è nota nell’ambito cinematografico per essere una famiglia di rumoristi. Sostanzialmente ho ereditato l’interesse per questo ambiente da loro perché hanno sempre lavorato in questo campo, collaborando alla creazione delle colonne sonore di alcuni tra i più grandi film italiani. Per questa ragione ho sempre “avuto il cinema dentro casa” ma ho deciso di spostare la mia attenzione dall’aspetto sonoro che per tradizione riguardava l’attività artistica della mia famiglia, verso quello che riguarda l’immagine e il video.

L’idea di concentrarsi poi sul video è stata una scelta vincente?

Mi piaceva l’immagine, la fotografia, la composizione dell’inquadratura. La mia passione nasce dalla sperimentazione, mi piace prendere una telecamera, cominciare a giocarci e capire le potenzialità di quello che posso esprimere. Con il tempo questa passione cresciuta ed è diventata il mio modo di comunicare quello che ho dentro e che, attraverso l’immagine, voglio cercare di trasmettere anche agli altri. Questo percorso inizialmente non era programmato in questi termini ma la vita mi ha messo in alcuni posti al momento giusto e da lì è iniziato un percorso autonomo, che poi ha trovato diversi punti di contatto con il lavoro svolto dalla mia famiglia in ambito artistico e ci siamo trovati a collaborare anche per alcuni progetti.

Compito di chi produce video è sicuramente quelli di veicolare un messaggio oltre a suscitare un’emozione possibilmente intensa: qual è quella più difficile da rendere anche per un professionista con tanta esperienza e molte conoscenze tecniche?

Tecnicamente è possibile fare tutto senza grandissime difficoltà: il compito più difficile è però quello di trovare un’immagine giusta che valorizzi il racconto. Questo è anche però uno degli aspetti più stimolanti e gratificanti per chi fa questo lavoro. Il messaggio prende forza se riesci ad abbinare a ciò che stai raccontando un’immagine giusta. Non sempre questo avviene perché molto spesso si raccontano fatti con linguaggi e tempi non adatti alla situazione specifica. Ci sono video che necessitano di un racconto più lungo, altri invece di montaggi particolari con immagini più nette. Molto spesso però questi dettagli vengono trascurati e sono quelli in grado di fare la differenza. La stessa cosa vale anche per le emozioni, bisogna capire quando si deve suscitare un’emozione o quando invece bisogna fare un passo indietro e limitarsi a descrivere. Le difficoltà non sono a livello tecnico ma a livello comunicativo non bisogna mai perdere di vista il messaggio che si vuole trasmettere, e poi si deve solo trovare il modo giusto per farlo” Da questo punto di vista la tecnica e la tecnologia aiuta a migliorare l’efficacia di quello che si vuole rendere, perché tutto quello che si sta raccontando deve avere il giusto linguaggio.

Dal punto di vista tecnico, mi concentro molto sull’inquadratura: quando ho davanti un fiore non mi limito ad inquadrare quel che ho davanti ma cerco sempre quale può essere l’inquadratura migliore, perché è il dettaglio che può far avere a quell’immagine un significato diverso.

Come interagisce un video maker con il mondo del giornalismo?

Mi scontro sempre con il loro mondo perché generalmente i giornalisti pensano che l’immagine sia un aspetto secondario e che conti quasi soltanto il contenuto giornalistico in senso stretto, cercò di far capire che, invece, a rendere vincente un servizio è proprio l’interazione tra l’immagine e ciò che viene raccontato perché questo può raddoppiare l’efficacia comunicativa di un video ed arrivare veramente al cuore di chi guarda e si crea un cortocircuito fantastico. Il contenuto giornalistico è senz’altro importante ma anche l’immagine è molto importante e quando riesci a combinare queste due cose secondo me hai creato il video perfetto.

Dj Fabo ha scelto: è morto in Svizzera. E la politica passa (ancora una volta) dal silenzio ostinato a “ora una legge” Se fossi stato presente nei suoi ultimi momenti avresti raccontato con la tua telecamera i suoi ultimi minuti? Che idea ha della vicenda e come si stanno comportando i media italiani?

Sicuramente non è un tema facile da raccontare e probabilmente mi sarei lasciato guidare dall’emozione di quel momento per capire quale sarebbe stata la scelta più giusta. Però mi sarei certamente soffermato molto di più sulla sua condizione di vita precedente, in modo da portare lo spettatore a rendersi conto “del prima e del dopo”. Penso che la sua condizione attuale la conoscevamo ma non possiamo dire altrettanto per quella che era la sua vita di prima. Per questo penso che avrei raccontato di più la persona che era prima e avrei provato a raccontare la vita che faceva prima dell’incidente: abbastanza spinta, piena di musica allegria e divertimento. In questo modo avrei cercato di portare chi guarda a fare un percorso mentale per cui chi sta dall’altra parte possa arrivare a comprendere la sua scelta. Non sarei partito dal pietismo ma sarei partito dalla bellezza della sua vita e della persona che era prima. Ovviamente poi il discorso della malattia sarebbe emerso in tutta la sua drammaticità ma non sarebbe stato il punto principale su cui avrei puntato l’attenzione. A livello di immagine forse mi sarei soffermato soltanto sul suo sguardo perso nel vuoto senza indugiare eccessivamente sulla sua condizione. A livello di comunicazione mediatica credo che sostanzialmente i mezzi di informazione abbiano fatto un ottimo lavoro dando spazio a questa storia che poi è portavoce di tante situazioni simili-

Ti è capitato di vivere nella tua carriera professionale una situazione paragonabile a questa?

In misura minore mi sono trovato sostanzialmente nella stessa situazione qualche mese fa lavorando ad un video su Bebe Vio. In quel caso sono voluto partire soltanto dalla considerazione che in quel momento avevo davanti a me l’atleta. Mi piaceva raccontare la sua storia come atleta con tutti i sacrifici che ha fatto per arrivare dove è oggi, e poi mi piaceva raccontare la vita di una ragazza che prima di tutto voleva sentirsi una Donna anche contro tutto e contro tutti. Ovviamente andando in profondità ed interagendo con lei tutte le sue difficoltà vengono fuori ma ho cercato il modo giusto per parlarne, senza eccessi e con grande rispetto e sensibilità prima di tutto nei suoi confronti. Ho cercato di farlo sottolineando gli aspetti che potessero essere il più possibile “normali” e legati principalmente alla sua attività sportiva, esprimendo in questo modo anche la sua “voglia di normalità”. Mi hanno detto che si è emozionata per l’immagine finale dove lei indossa una scarpa con il tacco. Non era facile rendere questo tipo di situazione ma penso proprio che ci siamo riusciti ed abbiamo vinto anche dei premi con questo documentario. Sono anch’io particolarmente legato a quell’immagine perché pensavo fosse quella giusta per ribadire la sua voglia di sentirsi prima di tutto un’atleta e una Donna.

Parliamo ora del giornalismo americano: tensione alla Casa Bianca, i giornalisti di Cnn e New York Times esclusi da un briefing col portavoce di Trump: come commenti questa vicenda di censura nei confronti dei colleghi americani? Temi mai che in Italia si precludano le porte alla stampa italiana e che impatto pensi possano avere quei movimenti politici come il Movimento 5 stelle, 5stelle che spesso in qualche modo utilizzino i propri mezzi di informazione, come se fossero l’unico veicolo verità assolute?

Non posso dare un’esperienza diretta perché non mi occupo di queste tematiche ma collaborando con un grande sito come quello del quotidiano La Repubblica percepisco che un problema più grande per tutti probabilmente sia quello relativo “fake news”, ovvero quelle notizie false che vengono pubblicate e si diffondono rapidamente, acquisendo progressivamente credibilità come se fossero vere. ma in realtà non hanno nessun tipo di riscontro reale. In questo ambito l’evoluzione più significativa si è avuta con i social network, che hanno progressivamente mutato la loro funzione trasformandosi da piattaforme di scambio e condivisione a contenitori di notizie, un po’ come succede per i siti giornalistici in senso stretto. Ecco perché, ormai, anche siti come Facebook o la stessa Google ormai devono assumersi la responsabilità dei contenuti che vengono o meno pubblicati sulle loro piattaforme, perché vista la diffusione di questi mezzi di comunicazione la pubblicazione di notizie non verificate può creare ingenti danni a livello mondiale e non soltanto in America. In questo senso sono stati fatti dei passi in avanti ma il problema è ancora presente e sono necessari diversi miglioramenti in questo senso.

Nei giorni scorsi hanno trasmesso sui canali Rai il film Lo Sciacallo – Nightcrawler, la trama del film parla del cinismo da video reporter. Unico grande protagonista del film, Jake Gyllenhaal si prende l’incarico di interpretare il video reporter notturno, infondendogli un carattere non solo ossessivo, di quella persona che con occhi sgranati brama una telecamera per avere finalmente il controllo della scena che la vita le propone davanti. La mia domanda riguarda proprio il tuo lavoro qui a Roma, esiste lo stesso cinismo oppure esiste una leale concorrenza?

Posso sicuramente parlare a livello personale e dico che se mi trovassi in una situazione di emergenza e avessi una telecamera in mano penso che sceglierei sul momento come comportarmi ma ovviamente se l’alternativa è quella di riprendere o aiutare preferisco aiutare ed in quel caso non mi interessa nulla della ripresa perché penso a rendermi utile in modo tangibile. In determinate occasioni la ripresa può essere comunque utile per sensibilizzare o aiutare a risolvere una situazione specifica oppure aiutare nelle indagini, allora in quel caso metterei a disposizione la mia competenza in questo campo. Certamente a livello personale non cerco lo scoop a discapito della possibilità di dare concretamente una mano in una situazione di emergenza. La ripresa a mio modo di vedere deve essere comunque sempre funzionale a qualcosa.

La settimana scorsa a Roma c'è stata la protesta dei tassisti che si è trasformata in una guerriglia urbana con un corteo non autorizzato, bombe carta e quattro fermi. Come hai vissuto la vicenda ma soprattutto perché non riescono a scendere in piazza oppure protestare tutti quei giornalisti, operatori, fotografi che vedono calpestati i propri diritti lavorativi dalla continua ricerca di materiale dal web dei giornali?

Le professioni andrebbero tutelate tutte maggiormente perché il rischio che si sta correndo è quello di liberalizzare tutto e di calpestare la professionalità. Noi operatori abbiamo effettive difficoltà a far sentire la nostra voce, ma la realtà è che ogni giornalista che va in onda, ha alle sue spalle un tecnico che gli permette di andare in onda. Questa cosa deve essere chiara a tutti. In alcuni casi giornalisti e tecnici riescono a fare squadra ed ottenere rivendicazioni insieme, com’ è successo anche recentemente nel in occasione delle proteste della redazione di SkyTg24 dove giornalisti e tecnici hanno unito le loro voci. Non sempre questa cosa succede ma in futuro dovrebbe essere un obiettivo comune per entrambe le categorie perché hanno tanti interessi in comune. In tutti gli aspetti è molto importante la sinergia tra giornalisti e tecnici perché quando esiste questa collaborazione anche il prodotto finale risulta essere di qualità superiore così dovrebbe essere anche a livello di rivendicazione dei diritti.

Quando leggi sulle varie testate inviti ad inviare materiale per fare servizi con foto e video da parte dei lettori ti senti emarginato e soprattutto poco considerato come professionista?

No, secondo me c’è spazio per tutti. Io penso che ognuno deve essere forte della propria professionalità che rimane insieme alla qualità il tuo biglietto da visita. Se tu sei professionale di sicuro non sbagli mai. La concorrenza improvvisata rimane improvvisata e quando c’è da fare sul serio rimane chi è all’altezza. Una cosa che indubbiamente sta cambiando il nostro lavoro e la diffusione dei telefonini e di applicazioni come le dirette Facebook che stanno portando la possibilità di creare contenuti video davvero a tutti ed in prospettiva possono minare qualche profilo professionale. Questo da una parte riduce lo spazio per il lavoro professionale in questo ambito, dall’altra rimane sempre la distinzione tra un prodotto di alta qualità e uno di scarsa qualità. I telefonini hanno reso il video accessibile a tutti ma dove serve l’occhio del professionista emergono tutte le difficoltà di chi fa queste cose in modo improvvisato.

Parte del suo lavoro si sviluppa con le riprese attraverso i droni, come ha cambiato quest’innovazione il modo di lavorare per chi si occupa della creazione del montaggio di video? Secondo lei quali possono essere in futuro i campi di applicazione, ad oggi ancora inesplorati, di questa tecnologia?

Sono stato uno dei primi a dotarmi di questa tecnologia, quando ancora non erano uscite le leggi che ne limitavano l’utilizzo. Inizialmente la ripresa con i droni era davvero fantastica perché permetteva di fare riprese che in precedenza richiedevano l’affitto di un elicottero con costi esorbitanti senza ottenere peraltro un risultato così apprezzabile come con i droni. Insomma hanno aperto uno scenario completamente nuovo. In un secondo momento però si è inflazionato e, soprattutto, l’occhio umano si è subito abituato a questo tipo di ripresa e dunque l’effetto della novità si è subito depotenziato. Prima un utente vedeva un’immagine ripresa dai droni e rimaneva senza parole, ora questo stupore non c’è più. Come spesso succede con le innovazioni tecnologiche tutto si consuma velocemente. L’obiettivo del cinema è avere sempre qualcosa in più che possono sorprendere ma proprio per questo tipo di discorso in generale ora è molto più difficile poter offrire qualche novità perché tutto si inflaziona quasi subito. Personalmente sono molto attento alle novità e alle tecnologie ed ai nuovi tipi di quanto ma penso che quello che vince sempre l’emozione che riesci a trasmettere e comunicare. La tecnologia può aiutarti a migliorare la qualità del messaggio che vuoi trasmettere ma più di tutto conta quello che riesci a suscitare in chi guarda un video. Questa è la vera fortuna di chi fa questo lavoro. Bisogna sempre tener presente che l’immagine e il contenuto devono viaggiare parallelamente e quando avviene questo matrimonio si riesce certa la prima delle mente a creare un prodotto di livello.

Guardando invece al futuro c’è un sogno che vuole realizzare in futuro legato ad un evento particolare che vorrebbe raccontare in prima persona o qualche progetto particolare a cui sogna di poter lavorare?

A me piace molto raccontare storie di persone e di vita. Mi piace raccontare le dinamiche dell’essere umano con le sue fragilità e i suoi punti di forza. Metto sempre al centro del mio racconto l’uomo. Vorrei raccontare in maniera distesa storie legate a belle persone che possono dare a tutti qualcosa in più per crescere e migliorarci anche a livello personale che possono diventare punti di riferimento un po’ per tutti. Vorrei riuscire a dare attraverso il mio lavoro degli spunti, che possano offrire anche e punti di vista diversi che possono mettere in luce aspetti su cui normalmente è abbastanza difficile riflettere.

Ringraziamo moltissimo Sonny Arzellotti per averci fatto conoscere meglio il suo mondo e per aver fatto emergere, attraverso il suo racconto anche l’aspetto che deve essere sempre al centro della nostra attenzione e delle nostre riflessioni, ma che talvolta viene dimenticato. Facciamo i nostri migliori auguri per poter continuare a regalare a tutti noi tante emozioni, perché “le emozioni sono tutto quello che abbiamo”.

Federico Ceste 

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