Roberto Conte

Roberto Conte

Fotografia legata all'architettura ed all'esplorazione urbana

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Unfolding Roma ha incontrato Roberto Conte, fotografo trentaseienne, nato e cresciuto a Monza, con alcune parentesi tra Berlino e Roma. Da circa dieci anni si occupa prevalentemente di fotografia legata all'architettura ed all'esplorazione urbana, anche nota come fotografia di abbandono o specialmente all’estero “urbex“.

Chi le ha trasmesso questa passione?

Non ho avuto una, diciamo così, "iniziazione" particolare da parte di persone specifiche. Si tratta di una passione nata in modo del tutto spontaneo.

A che età ha iniziato a scattare?

Ho iniziato a fotografare in modo consapevolmente attento e proattivo quando avevo circa 25 anni, iniziando a intrufolarmi nelle fabbriche abbandonate del milanese.

Cosa caratterizza la sua fotografia?

Difficile per me riassumere in poche parole il mio lavoro, ad ogni modo i miei sforzi maggiori vanno sia nella ricerca di edifici che trovo interessanti, sia nella creazione di immagini composte in modo rigoroso.

Quali fotografi hanno influenzato il suo stile di lavoro?

Sicuramente Gabriele Basilico e i Becher, ma anche Luigi Ghirri, Alexandr Rodchenko, Frédéric Chaubin e molti altri.

Che strumenti fotografici (macchine, pellicole e accessori) porta in genere con lei nella borsa?

Utilizzo reflex digitali e nello zaino fotografico ho in genere una lente decentrabile, un grandangolo zoom, un tele zoom e un 50mm per eventuali dettagli.

Come si diventa un artista del suo livello?

In realtà non mi sento un artista in senso stretto e penso di avere ancora molta strada da fare, quindi forse non sono la persona più adatta per rispondere a questa domanda! Detto e sottolineato ciò, in quello che faccio mi impegno davvero moltissimo e, oltre alla fase di scatto in senso stretto, dedico molto tempo lla preparazione dei miei viaggi foto-architettonici. In un certo senso le soddisfazioni che ho avuto finora sono state tutte sudate.

Un aggettivo che più la rappresenta?

Sicuramente "curioso", ho una necessità enorme, costante e quasi morbosa di conoscere, vedere e scoprire cose nuove. La fotografia per me è stata un modo per incanalare questa energia e usarla come propellente per esplorare il mondo che mi interessa.

Meglio digitale o analogico?

È come scegliere tra un'auto da rally e un'auto da corsa su pista, non so se ha veramente senso stabilire che una sia migliore dell'altra. Sono due mondi simili ma diversi, entrambi con rispettivi pro e contro.

Si vedono in giro molte persone con attrezzature quasi professionali, una moda?

Dipende dall'utilizzo che si fa del mezzo. Non sono contrario a priori alla diffusione della fotografia, anzi, credo che si comprenda molto di più il mondo se proviamo a interpretarlo all'interno del mirino ottico e il fatto che molta gente si cimenti a diversi livelli con questo mondo per me è solo positivo. Se qualcuno ci si avvicina solo per moda prima o poi lascia perdere.

Prossimi impegni e progetti futuri?

A breve partirò per un giro in solitaria nei Balcani, che sarà seguito in autunno da un viaggio in quattro repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale.

Stefano Boccia

Info: www.robertoconte.net

fb: www.facebook.com/ilcontephotography

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