Leonardo Buttaroni

Il cinema è paragonabile ad un trapezista con la rete di protezione, il teatro é quel trapezista folle che senza rete, sfida il suo destino

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In scena al Teatro Trastevere fino al 27 marzo, Cattive Compagnie presenta la commedia 39 SCALINI tratta dal film di Alfred Hitchcock di John Buchan, adattamento di Patrick Barlow.

Nel cast Alessandro Di Somma, Diego Migeni, Yaser Mohamed, Marco Zordan. La regia è affidata a Leonardo Buttaroni, nostro gradito ospite.

Ciao Leonardo e grazie per l’intervista. Quando il palcoscenico ti ha rapito?

Grazie a voi! Non so dire una precisa data, forse il momento é stato quando ho capito di avere voglia di inventare altri mondi ed il teatro é la forma migliore per farlo, per di più ti permette di trascinare e coinvolgere altre persone nella tua fantasia. Personalmente ho sentito il desiderio di fare qualcosa di speciale, di lasciare qualcosa di me attraverso il teatro, un’impronta, al di là del successo, un segno, e ciò per me rappresenta qualcosa di inestimabile.

Come mai hai scelto di omaggiare proprio Hitchcock, c’è un motivo particolare?

Come Cattive Compagnie, abbiamo sempre avuto un legame con il cinema. Le nostre produzioni, da “Horse Head” spin off de il Padrino, “Fight Club. La prima regola" film cult di David Fincher, al “Titus commedia Pulp”, hanno sempre avuto un taglio dichiaratamente cinematografico. Il mio stile é un po' questo, una commistione di generi tra commedia e tragedia, cinema e teatro. Un cifra stilistica supportata e sostenuta dai miei compagni di viaggio. La scelta di mettere in scena “39 scalini” è appunto avvenuta insieme al gruppo. Volevamo fare una commedia e leggendo 39 steps non abbiamo avuto dubbi che fosse la scelta giusta da fare, ritmi incalzanti, tratto da un film, assurdo al punto giusto, sembrava progettato per noi.

La messa in scena di 39 Scalini gioca interamente sulla illusione scenica, gli spettatori potranno vedere persi nella catarsi scenica, bauli che diventano treni, corde che formano fiumi o scale che si trasformano in ponti. Puoi dirci qualcosa di più di questa particolarità?

[...Come potrebbe mai questa platea

contenere nel suo ristretto spazio,

le sterminate campagne di Francia?

Come stipare in questa “O” di legno

pur solo gli elmi che tanto terrore

sparsero per il cielo di Azincourt?

E perciò, vi ripeto, perdonateci;

ma se può un numero, in breve spazio,

con uno sgorbio attestare un milione,

che sia concesso a noi, semplici zeri

d’un sì grande totale, stimolare

col nostro recitar le vostre menti.

Immaginate dunque che racchiusi

nella cinta di queste nostre mura

si trovino due regni assai potenti,

e che le loro contrapposte fronti

alte erigentesi su opposte sponde

separi un braccio di rischioso mare.

Sopperite alle nostre deficienze...]

W. Shakespeare dall'Enrico V. Vi rispondo con parole di chi le parole le sa usare sicuramente meglio di me!

Come hai selezionato gli attori per questo spettacolo?

É dal 2000 circa che mi occupo di teatro. Con la squadra di 39 scalini ci conosciamo da diverso tempo e raramente mi era capitata una sinergia così particolare. E’ come quando ti capita nella vita di fare degli incontri speciali dove senti un’intesa diversa dalle altre, un po' come quando incontri un vero amico, é raro ma può accadere.

Puoi parlarci della tua esperienza con loro?

Questo sodalizio é fatto di condivisione, scontri e arrabbiature e tanta passione, ho quattro attori totalmente diversi tra loro ognuno con caratteristiche uniche. A me sta il compito di schierarli nei ruoli giusti e tenerli per le briglie, sono dei cavalli pazzi che ancora si divertono come bambini a fare questo mestiere.

Come sei riuscito a conciliare umorismo e suspense in “39 scalini”?

Io sono stato sempre un'amante di quella comicità seria e questo spettacolo sembra scritto per questo. L'importante è far rimanere l'attore nella convinzione del ruolo, l'umorismo e la comicità entrano nella serie di sfortunati eventi che gli accadono. Tutto diventa un continuo entrare ed uscire dal personaggio, il pubblico deve esser convinto che quello che accade sia un evento improvviso, casuale, unico ed irripetibile.

Che rapporto hanno cinema e teatro nella tua poetica?

Penso che il cinema ormai abbia soppiantato il ruolo del teatro e che il teatro debba sfruttare perciò quello che il cinema non potrà mai avere, il contatto diretto con il pubblico. Credo che la quarta parete debba essere abbattuta ed il pubblico sentirsi immerso nella storia, il cinema ha fatto quello che ha fatto la fotografia nella pittura, ha dato la possibilità ad un’arte così antica di evolversi, penso che questo stia avvenendo anche se è un percorso tortuoso, ma non dobbiamo scordarci che la possibilità che un attore sbagli sul palco è un'opportunità. Il cinema è paragonabile ad un trapezista con la rete di protezione, il teatro é quel trapezista folle che senza rete, sfida il suo destino. Sono due arti legate tra loro in fondo molto diverse, ma si può attingere a piene mani da entrambe.

Come nasce la compagnia teatrale Cattive Compagnie, qual è la sua “vision” teatrale?

Noi nasciamo con il Roma Fringe Festival del 2012 abbiamo vinto quell'anno e da lì è nato tutto, il nome è stato deciso il giorno della premiazione, con il passare degli anni abbiamo creato un sodalizio con La Compagnia La Cattiva Strada con la quale ormai condividiamo questo percorso.

Leonardo, invece qual è la tua personale definizione di Teatro?

Hai presente quando un bambino guarda una nuvola ed immagina un elefante, ecco io immagino il teatro così, lo guardo a bocca aperta ed ogni giorno mi stupisce.

Parafrasando Hitchcock “C'è qualcosa di più importante della logica: l'immaginazione”. Sei d’accordo?

Assolutamente si e dobbiamo sforzarci ogni volta per far si che la gente voli con l'immaginazione.

C’è un’opera che vorresti portare in scena ma non l’hai ancora fatto?

Una mia fissazione era fare uno Shakespeare a modo mio e con il Titus Andronicus ci sono riuscito, adesso sinceramente devo ancora trovare qualcosa che mi stimoli particolarmente.

Senza rifletterci troppo, tre aggettivi per definirti?

Passionale, tenace, mai pienamente soddisfatto… nel teatro naturalmente.

So che sei anche un grande appassionato della settima arte. Se dovessi consigliare un film da vedere assolutamente, quale titolo tireresti fuori dal cilindro?

Per i ragazzi giovani "L'attimo fuggente" bisognerebbe renderlo obbligatorio nelle scuole. Per i grandi Fight Club per chi si è perso il significato dell'attimo fuggente.

Siamo testimoni un periodo storico in cui sempre più frequentemente l’appuntamento con l'avanzare dell'età, sembra possa essere rimandato grazie ad un bisturi o con l’atteggiamento da eterni giovincelli. Il tempo sembra non avere una dimensione definita, ma sembra essere unicamente una condanna. Credi che il teatro possa essere un luogo simbolico per ridefinire e ripensare se stessi nel tempo?

Più che al passare degli anni si dovrebbe pensare a come li si spreca questi anni, persone ingurgitate dalla tv, telefonini e mass media. Siamo nel 2016 ed il progresso è bello e inevitabile solo se non toglie tempo alle passioni, c’è una ricerca quasi ossessiva della ricchezza e della fama, ma queste non garantiscono la felicità, anche i ricchi sono depressi, le passioni non ti deludono. Non credo che il teatro possa svegliare le menti, ma credo che possa far vedere che ci sono altre cose nella vita. L'arte è una cosa inutile ma essenziale per l'essere umano.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Con quale spettacolo ci sorprenderai ancora?

Il mio più grande progetto nasce fra due mesi e questo forse sarà il mio più grande capolavoro grazie soprattutto alla straordinaria donna, Eva, attrice protagonista di questa storia che mi sopporta e mi sta accanto. Per quanto riguarda il teatro ci stiamo lavorando, ogni nuova operazione diventa sempre più difficile anche perché fare bene un paio di volte è facile la difficoltà è mantenersi sugli stessi livelli, vi farò sapere.

Gennaro Nocera

Ph Manuela Giusto

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