L'analisi Politica Delle Elezioni Amministrative Romana

L'analisi Politica Delle Elezioni Amministrative Romana

Voleranno stracci e sicuramente salterà qualche testa. Una conseguenza logica, per un partito che si è interessato in campagna elettorale più delle Olimpiadi che delle periferie, lasciando orfani i minisindaci.

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È finita come da pronostico: un “tanto a poco” che sa tanto di partitella del giovedì tra la prima squadra e la primavera. Virginia Raggi è il primo sindaco pentastellato di Roma, oltre a essere la prima donna a vestire la fascia tricolore capitolina. Avvocato, 37 anni, al ballottaggio con Roberto Giachetti (Pd) porta a casa oltre il 67% delle preferenze. Già, una batosta clamorosa che piega un Partito democratico condannato alla sconfitta per un atteggiamento di resa incondizionata. L’ex radicale, obbligato da Matteo Renzi a scendere in campo, ha deciso di accettare lo scontro sapendo che non ci sarebbe stata trippa per gatti. Così facendo, ha buttato al vento anche il lavoro svolto dai presidenti dei Municipi. Nelle ex circoscrizioni, che nel 2013 videro la vittoria del Pd per 15-0, la musica non è cambiata: 12-2 per il M5S. E tanti saluti.

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Virginia Raggi, intanto, se la gode. Dice di essere “pronta a governare”, parla di un “momento storico” per la città. Insomma, la rivoluzione pentastellata è pronta a decollare. Sulla giunta che la affiancherà ancora si sa poco. Quattro nomi li ha annunciati: Paolo Berdini (Urbanistica), Paola Muraro (Ambiente), Andrea Lo Cicero (Sport) e Luca Bergamo (Cultura). Per il resto le bocche restano cucite. Probabilmente Marcello De Vito (6541 voti, record di preferenze in queste amministrative) vorrà far sentire il proprio peso specifico. Per lui si prospettava un ruolo da vicesindaco anche se – come riportato da Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera – potrebbe diventare il presidente dell’Assemblea capitolina.

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La squadra che andrà delineandosi, comunque, dovrà togliere la città dal pantano. Rifiuti, buche, trasporti: da qui è partita la ricetta di Virginia Raggi, considerata da subito una ‘professorina’ ma che ieri, non appena saputo di aver vinto, si è lasciata sopraffare dall’emozione. Che fosse umana, in fondo, l’avevamo notato nell’ultimo scontro televisivo (andato in onda su Sky): nel faccia a faccia con Giachetti, il neo sindaco aveva vacillato. Ora non c’è più tempo per le indecisioni.


E lo sconfitto? Per adesso su Facebook cita Fernando Pessoa Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, Fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione. Voglio sentire il sonno che arriva come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, perfino una grotta sul fianco rugoso di una montagna, mi può dare questo. Purtroppo soltanto la mia volontà non me lo può dare. Il Pd, di contro, non potrà scappare dalle proprie responsabilità. Matteo Orfini e gli altri dovranno vedersi (forse prima di ottobre): un confronto necessario come il pane, che in molti richiedono.

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Voleranno stracci e sicuramente salterà qualche testa. Una conseguenza logica, per un partito che si è interessato in campagna elettorale più delle Olimpiadi che delle periferie, lasciando orfani i minisindaci. Paolo Masini, ex assessore capitolino, ha azzeccato il nodo della questione: “Operazione 'Buttare il bambino con l'acqua sporca' quasi completamente riuscita. Buttata a mare una nuova, bella, giovane, capace e onesta classe dirigente figlia dei territori e 'riconosciuta' nei loro quartieri”. Con un consiglio, preso in prestito dal Dalai Lama: “Quando perdi, non perdere la lezione”.

Claudio Bellumori

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