Maria Grazia Loddo

Maria Grazia Loddo

Credo che ognuna sia libera di mostrare la propria bellezza, al di là degli usi e costumi, handicap, colore della pelle.

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Nell’ incantevole cornice di Villa Borghese dove il tempo sembra scorrere lentamente, abbiamo incontrato la splendida Maria Grazia Loddo, modella “curvy” impegnata nel sociale contro la piaga chiamata anoressia. In un mondo dove i modelli devono essere sempre più perfetti, con l’ansia galoppante frutto del raggiungimento obbligato di un risultato, una chiacchierata “controcorrente” è spunto di attente riflessioni.

Le passioni, la sua terra, il suo lavoro. Tutto in un’intervista.Dal 1994 sulla scena, come è stato il primo approccio. Meglio sfilare o stare in posa?

Non ho mai amato particolarmente sfilare, ho sempre preferito posare come fotomodella, un ambiente con meno competitività.

Modella “curvy”, prima della Sardegna. Hai rivoluzionato la visione stereotipata di questo settore?

Io spero più che altro, di aver dato una mano a chi non sta bene col proprio corpo. I primi cambiamenti stanno avvenendo a livello mondiale, speriamo che si vada avanti. Si salverebbero tante ragazze.

Anoressia, problema sempre più attuale. Colpa della società? Dei modelli sbagliati? Dell’apparire piuttosto che essere?

Io credo che la colpa sia da dare in primis agli stilisti che impongono figure maschili in corpi femminili. Loro hanno un ideale di bellezza completamente stravolto rispetto a quello degli uomini normali. Io sono arrivata a pesare 44 kg, loro continuavano a dirmi che ero troppo grassa per sfilare. Sono arrivata a d un punto in cui, fortunatamente, ho riflettuto e deciso di fregarmene. Mi sono salvata la vita. Conosco ragazze che snobbano le curve, non capendo che, al 90% degli uomini piacciono le donne in carne. Vivono la loro vita contando le calorie, i km fatti a piedi, uccidendosi in palestra. A me fanno paura.

Madeline Stuart, modella disabile, ha un gran seguito su Facebook (molto bella). Secondo te, è’ un mondo che guarda sempre di più al sociale aprendo le proprie vedute e lasciando indietro i vecchi canoni di bellezza o trovi che molto spesso è una provocazione da parte delle modelle nel mettere in risalto quello che un settore stenta di vedere?

Credo che ognuna sia libera di mostrare la propria bellezza, al di là degli usi e costumi, handicap, colore della pelle. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci rappresenti e in cui ci immedesimiamo, e credo che Madeline stia facendo la cosa giusta. Non si può essere modelle per caso o per mettersi in mostra. E’ qualcosa con cui si nasce, un po’ come il saper suonare uno strumento, o ce l’hai o non ce l’hai.

Adesso va di moda il modello tatuato con la barba. Stile Spizoiky. Che ne pensi?

Lo adoro.Adoro i tatuaggi! Molto meglio degli ultimi modelli visti in passerella, magrissimi, che di uomo non hanno nulla.

Non c’è modella senza un fotografo dietro. Negli anni hai collaborato con tanti professionisti. Quali sono quelli che ti hanno impressionato e quale scatto più ti rappresenta?

Ho avuto la fortuna di scattare con alcuni dei fotografi migliori in Italia, tutti mi hanno insegnato qualcosa, impossibile scinderli. Lavorando con loro ti rendi conto di tutti i cialtroni che si spacciano per fotografi, solo con lo scopo di attirare ragazze inesperte e con fame di successo. Purtroppo anche io ho avuto le mie brutte esperienze, e ne ho tratto esperienza per evitare truffe e molestie.

In giro troppe modelle e fotografi improvvisati. Non credi che questa società, negli ultimi tempi, improvvisi troppo senza dare il giusto spazio a chi ha studiato o a seguito dei corsi riconosciuti?

Purtroppo assisto giornalmente ad episodi che mi fanno anche un po’ sorridere, tipo la ragazzina che paga per farsi un book e subito dice in giro che fa la modella. Salvo poi tirarsi indietro davanti a proposte di lavoro importanti come workshop e model sharing, dove occorre tanto studio ed esperienza. Anche la storia del fare o non fare nudo divide le modelle professioniste da quelle che lo fanno per avere solo like su Facebook. Una tristezza immensa.

Capitolo passioni: il rally. Ci spieghi questa tua insolita passione. Sembra come il diavolo e l’acquasanta.

Io faccio parte di una famiglia di piloti e meccanici, sono cresciuta nell’ambiente delle corse. Era il minimo che potesse capitarmi.

Recentemente sono venuti a mancare in una competizione Stefano Campana e Robin Munz. Pensi che le norme di sicurezza siano adeguate? C’è un fato che può essere determinante?

Il rally è lo sport più bello del mondo ma anche il più pericoloso. Son tanti fattori che influiscono sull’andamento di una gara, a partire dalle condizioni psico - fisiche dell’equipaggio, all’elaborazione dell’auto, alle condizioni della strada in prova. Tutte cose che, se non sono al top, possono ucciderti. Le norme di sicurezza in Italia sono molto severe, in altri paesi meno, basta vedere l’incidente accaduto in Spagna ieri.

Secondo te, i media hanno gestito bene la divulgazione del tragico evento pubblicando l’immagine della macchina andata a fuoco?

Io non sopporto la spettacolarizzazione delle tragedie. I media esagerano sempre. Ora il mondo dei rally ha gli occhi puntati di ambientalisti e moralisti, una cosa non buona. Mote volte bisognerebbe spegnere telecamere e macchine fotografiche, e fermarsi a pensare.

Trovi il rally un ambiente sessista ?

Assolutamente no, anzi! Trovo molta solidarietà. Anche perche uno se è deficiente durante un rally lo è anche nella vita normale, figuriamoci!

Se dovessi convincere una persona ad approcciarsi a questo sport, come la convinceresti?

Le farei vivere i giorni prima di una gara. Si innamorerebbe subito!

Che impatto ha questo sport sulla vita quotidiana fatta di sacrifici, problemi e di duro lavoro?

Purtroppo le gare qui in Sardegna sono poche, perciò non incidono sulla mia vita. Ma credimi che preferirei il contrario!

Capitolo Sardegna. Nuorese, attaccata ad una terra ricca di tradizioni, come è stato spiegare, nel 94, l’inizio della tua carriera da modella. Quali sono state le reazioni?

Il nuorese è un sardo particolare. Ha paura delle novità, vorrebbe vivere libero ma non può perché ha paura delle critiche della vicina. Ecco quindi che fa le cose con poco entusiasmo, solo per la facciata, quindi diventa cattivo, frustrato e critica chi invece ha il coraggio di fare ciò che le piace e se ne frega delle voci e dei pettegolezzi. Io sono stata (e lo sono tuttora) , messa alla gogna da quasi tutti i miei concittadini. Fortunatamente ho un’altra mentalità, vivo e lascio vivere. Faccio una vita normalissima, molto lontana dalla mondanità, ho un animo solitario e a volte amo isolarmi da tutti per rilassarmi e decidere sulla mia esistenza. Molti credono che invece sia sempre alla ricerca di chissà cosa. Quando poi scopro che, la maggior parte di quelle che mi puntano il dito, hanno due vite, una col marito o fidanzato e una con l’amante che le aspetta in garage, ringrazio di essere come sono. Alcune criticano per distogliere l’attenzione dai loro scheletri nell’armadio, altre per che sono gelose e insicure. Ma la vita è b ella perché è varia.

Politica. Problemi attuali del paese. Secondo Maria Grazia, come si può risolvere il problema disoccupazione in Italia nonostante la lieve ripresa?

Io non vedo ripresa. Lo Stato dovrebbe abbassare i costi del lavoro, diminuire le tasse sui contributi, sveltire la burocrazia per un assunzione. Assumere un dipendente costa tantissimo, il lavoro nero è, purtroppo, la risposta a tutto questo malessere. Dall’altra parte dovrebbe diminuire le tasse per chi ha un azienda, in modo tale da poterla mettere in grado di impiegare delle persone. Per non parlare delle Banche che non danno nulla a nessuno. Inutili.

Non credi che la Sardegna venga presa d’assalto solo per le spiagge e non per le molteplici bellezze al suo interno?

Si sta sviluppando un turismo alternativo, quello autunnale e invernale, dove in tanti arrivano per assistere alle numerose sagre dei paesi dell’interno. Una cosa ottima per allungare la stagione

Il Cagliari è in B. C’è la volontà quest’anno di puntare sui ragazzi del luogo con Storari a dare la giusta esperienza. Sei d’accordo?

Deve cambiare qualcosa al vertice, sennò si sarà punto e a capo. Speriamo che dopo questa batosta capiscano che è ora di lavorare seriamente.

Fabio Aru nel ciclismo o il triplete nel basket della Dinamo Sassari con la conquista della Supercoppa Italia, scudetto e Coppa Italia. Quale impresa ti ha più impressionato?

Senza dubbio la Dinamo. La Sardegna viene sempre snobbata da tutti, quest’anno abbiamo dimostrato che anche stando ai margini, siamo stati dei grandi!

Congediamo Maria Grazia facendogli i più sinceri auguri “in bocca al lupo” per la sua vita e per i suoi impegni lavorativi.

                                                                                                                           Mirko Cervelli 

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