La Distanza Della Luna

La Distanza Della Luna

La nostra intenzione è di unire la ricerca testuale a quella sonora, tentando la tessitura di atmosfere dilatate, sospese e oniriche sia con la parola che con la composizione strumentale.

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La distanza della luna è una giovane band che sta portando in giro per l’Italia l’omonimo progetto musicale. La band: Denise Fagiolo, voce, Cristiana Della Vecchia, tastiere, Annalisa Baldi, chitarre, ed Alessio Sbarzella, batteria.

Aspettando il prossimo live che si terrà l’11 marzo alle Officine Culturali Ergoto a Lecce, il nostro magazine ha incontrato questa giovane band!

Come vi siete incontrati e come è nato il progetto  La distanza della luna?

Denise: Il progetto è nato nel 2011 e, originariamente, La Distanza della Luna era composto da un duo: da me e da Francesco Catoni, un polistrumentista che ha fatto parte della band fino al 2012 per poi intraprendere altre direzioni. La formazione attuale risale al 2013; conoscevo già Alessio ed ho incontrato Annalisa e Cristiana grazie ad una nostra cara amica, Selena, a cui il nostro disco è dedicato.

La scelta del nome è sempre difficile perché è il biglietto da visita di un artista. Chi si è preso questa responsabilità e quale significato ha?

Denise: Sono stata io a scegliere il nome, ispirandomi a Le Cosmicomiche di Italo Calvino, di cui “La Distanza della Luna” è il primo racconto. In quel momento mi ero appassionata di nuovo allo scrittore, dopo aver letto la trilogia Il Barone Rampante, Il Cavaliere Inesistente e Il Visconte Dimezzato da bambina e averlo ripreso in adolescenza con “Palomar”, “Le città invisibili” e I”l Sentiero dei Nidi di Ragno”. Insieme a “Le Cosmicomiche” sentivo particolarmente aderenti alle mie riflessioni di quel tempo le “Lezioni Americane”, in cui il proposito di identificare le caratteristiche che avrebbe dovuto recare con sé la scrittura del nuovo millennio,  si estende a divenire una vera e propria antropologia del moderno, tra leggerezza e gravità, atteggiamento saturnino e mercuriale, l'ascesa e il precipitare.

Alessio: Lo ammetto, ho conosciuto Calvino solo grazie a Denise e gliene sarò sempre grato.

Batterista ed unico uomo del gruppo. Alessio com’è lavorare con solo donne? C’è par condicio?

Anna, Cristiana e Denise sono persone fantastiche. Sono fortunato a lavorare con loro e non serve aggiungere altro.

Denise i testi portano la tua firma. Quali sono le tematiche dalle quali trai ispirazione?

Nei miei testi ci sono indubbiamente delle tematiche ricorrenti, così come ci sono molte suggestioni letterarie e cinematografiche. In generale mi interessa il tentativo delle persone, e mio primariamente, di situarsi nel mondo, di ricercare un senso e una posizione. Dall'antichità si rivolgono gli occhi al cielo per domandare orientamento e direzione, mentre il Novecento ha spostato il nostro sguardo verso ciò che ci abita nelle profondità ma che ci è oscuro e inaccessibile. Ed è di questo guardare in alto e guardarsi dentro che amo parlare.

Annalisa e Cristiana, rispettivamente chitarrista e tastierista. Come vi siete avvicinate alla musica e quando avete capito quale sarebbe stato lo strumento musicale che vi avrebbe accompagnato durante il vostro percorso artistico?

Annalisa: Da che ho memoria ho sempre ascoltato molta musica e per merito di alcuni amici da adolescente mi avvicinai al progressive, i Genesis i PFM e il Banco, tanto per citarne solo alcuni, sono ancora nel mio Ipod. Ciò che però mi ha avvicinato al mio strumento è accaduto molti anni dopo, quando mi capitò di vedere su Mtv Layla di Eric Clapton, appena l'ascoltai tra me e me pensai solo: "caxxo, la voglio suonare anch'io questa roba!". Da quel momento non ho più lasciato la chitarra.

Cristiana: Alla fine delle medie, una mia amica mi disse che suonava il pianoforte. Una volta a casa sua l'ho vista suonare e ho pensato che avrei voluto farlo anche io. Sono durata due anni, dopo i quali l'adolescenza mi ha presa così tanto che non ho avuto voglia di far altro se non feste, fare cazzate e dirne ancora di più. A 21 anni, dopo un periodo bruttissimo della mia vita, incontrai un ragazzo conosciuto in una chat. All'epoca c'era “Talk Talk” di Tiscali. Siamo diventati amici e lui mi ha introdotta in una scuola di musica, dove ho iniziato a studiacchiare ma con la certezza che non poteva essere un lavoro e rifiutandomi, quindi, di prenderla seriamente. Finché a 26 anni, in estate, mi svegliai pensando che non c'era altro che volessi fare di più se non la musicista.

Il vostro primo disco è stato prodotto grazie ad una campagna di crowdfunding lanciata su MusicRaiser. Negli ultimi anni in tanti ricorrono a questo metodo per finanziare un proprio cd. Da quella che è la vostra esperienza, è difficile che una casa discografica investa al 100% su un artista emergente?

Raccontateci il vostro primo cd La distanza della luna, uscito lo scorso novembre…

Denise: Noi siamo stati molto fortunati, se pensiamo che il nostro è un disco d'esordio. Dapprima abbiamo concluso con successo la nostra campagna di crowdfunding, successivamente l'etichetta Bassa Fedeltà si è interessata al nostro lavoro e ha co-prodotto il disco, prendendosi il rischio di investire su un nome non noto e su un prodotto piuttosto complesso e inconsueto. Altrettanto fruttuoso è stato l'incontro con il produttore artistico, Sante Rutigliano, che ci ha guidati nella ricerca e nella definizione di un'identità sonora più omogenea e caratterizzante.

Il videoclip del singolo L’acrobata vanta una produzione artistica importante, Paolo Benvegnù. Come è nata questa collaborazione?

Denise: Aver lavorato con Paolo è stato indubbiamente un privilegio. Guardare da vicino la sua dedizione assoluta, la sua inventiva e la sua accuratezza, nonché assistere alla velocità con cui riesce a trovare idee e soluzioni armoniche e melodiche, è stato sorprendente e significativo. Gli sono molto riconoscente.

Parliamo delle kermesse sanremese appena conclusasi. Su YouTube uno dei brani più ascoltati è il rap Wake up di Rocco Hunt, a vincere il festival invece la canzone d’autore degli Stadio. Pubblico e giuria non vanno mai di pari passo…

Denise: Ad essere onesta, a parte una visione distratta e frammentata della prima serata, non ho seguito Sanremo e non ho ascoltato nessuna delle due canzoni a cui fai riferimento. In linea generale, non sono molto interessata alla discordanza o alla concordanza tra critica e pubblico perché, in entrambi i casi, credo, ci sia una forte degradazione del gusto e della capacità di comprensione e di giudizio.

Annalisa: Non credo che potranno mai andare di pari passo. Il festival è l'unica manifestazione dove le canzoni continuano, anacronisticamente, a girare ed avere vita su binari propri. I brani che vengono scritti ed eseguiti a Sanremo nascono unicamente per essere suonati esclusivamente in quel contesto. La canzone viene cantata ed arrangiata con dei canoni appunto "sanremesi", spesso troppo lontani dai gusti dei consumatori di musica. Sinceramente non credo che esista una cosa simile in altre parti del mondo. Si dice spesso che Sanremo è una bella vetrina.. è vero, è come la vetrina di un negozio di vestiti lontano dai nostri gusti, ci si ferma, si guarda ma non si compra.

Alessio: Mai visto Sanremo. Non amo il pop in generale, quindi perché auto-infliggermi delle sofferenze?

Gli Stadio sono stati definiti “Il punto di congiunzione tra Lucio Dalla e Vasco Rossi”. Quali sono gli artisti che hanno influito le vostre sonorità? Siete un punto di congiunzione tra quali artisti?

Denise: Proveniamo da influenze musicali diverse. Per quanto mi riguarda ho ascoltato tanto Battiato tra gli italiani e, negli ultimi anni, mi sono interessata molto sia al post-rock (Mogwai, Explosions in the sky) e mi sono affacciata con curiosità sulla scena elettronica. Non saprei dirti quale anello di congiunzione potremmo rappresentare, di certo la nostra intenzione è di unire la ricerca testuale a quella sonora, tentando la tessitura di atmosfere dilatate, sospese e oniriche sia con la parola che con la composizione strumentale.

Alessio: Per questo album sono stato chiaramente influenzato dagli arrangiamenti preesistenti di Francesco Catoni, con batterie molto complesse e tempi dispari in stile Tool e co. Di fatto ho solamente cercato, insieme a Sante, di semplificare la ritmica e di renderla un po' più fluida e meno invasiva.

Questo sarà ricordato anche per il Festival arcobaleno. La vostra opinione in merito?

Denise: Non amo questo tipo di esibizioni, le trovo inautentiche e infruttuose perché scarsamente efficaci nell'essere davvero sensibilizzanti. Ho apprezzato maggiormente che alcuni esponenti della canzone italiana abbiano presenziato alla manifestazione di Milano in favore dell'approvazione del testo sulle unioni civili. Ecco, questo per me è stato più significativo. In generale, trovo inconcepibile ed indecente che una classe politica miope ed incompetente intervenga sullo scegliersi, l'amarsi e il progettarsi delle persone.

Annalisa: Io ho apprezzato chi ha deciso di supportare la causa anche con un piccolo bracciale o fazzoletto. La cosa assurda è che nel nostro paese nel 2016 ci ritroviamo ancora a dibattere sui diritti civili, che esistono ancora cittadini di serie A e serie B solo perché amano una persona dello stesso sesso. La trovo una roba medievale.

Alessio: Per accaparrarsi consensi sarebbero capaci di sposare qualsiasi causa. Non gli darei troppo peso.

Per una band emergente: talent o Sanremo giovani, e perché?

Denise: Nessuno dei due, anche perché non siamo più giovani. Dei talent penso che siano circhi per meteore, creatori di fantocci da divorare e consumare.

Alessio: Purtroppo (o per fortuna?) non avendo l’antenna non vedo la tv. A volte sul web mi imbatto in video di qualche partecipante: alcuni li reputo bravi, altri meno. In generale, comunque uso altri canali per scovare i miei nuovi artisti preferiti.

Roma si sta preparando per le prossime amministrative. La confusione tra i partiti e relativi candidati è quasi la normalità. Da ragazzi romani cosa vorreste da queste elezioni?

Denise: Una pulizia ETICA.

Alessio: Non vivo a Roma e ho la fortuna di frequentarla solo la sera, quando le strade si svuotano e diventa più vivibile. Di giorno è un incubo, una città da terzo mondo, ma sembra che ai romani questa situazione piaccia o comunque la accettano passivamente, in modo rassegnato. Sono anni che è così, da quando ne ho memoria non è cambiato nulla, anzi, la situazione peggiora di anno in anno.

Sta facendo discutere lo scontro tra Apple e FBI. Questi ultimi chiedono la possibilità di accedere ai contenuti cifrati dell’ iPhone del terrorista Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori della strage di San Bernardino. Apple, appoggiata anche dal colosso Google, rivendica il diritto alla privacy dei propri utenti. Qual è la vostra opinione in merito?

Denise: Sono un medico psichiatra e il tema della rivelazione del segreto professionale, laddove si venga a conoscenza di reati commessi dai pazienti, è stato oggetto di ampie discussioni deontologiche e giuridiche. Per legge, qualora sussista una “giusta causa” (ad esempio un omicidio, la possibilità di reiterare il crimine, una franca pericolosità sociale), si ha l'obbligo di segnalarlo alle autorità competenti. Penso esattamente lo stesso sulla faccenda Apple-FBI.

Alessio: Apple e Google sono i primi a rubare dati sensibili e rivenderli. E comunque se vuoi che i tuoi dati segreti rimangano segreti non li inserisci nel tuo smartphone. Credo che nessuno di noi, me compreso, si renda conto veramente di cosa significhi essere “sempre connessi”.

Dopo tre mesi dagli attentati jihadisti, gli Eagles Of Death Metal sono ritornati a Parigi per un live all’Olympia. Concerto blindato e tanta commozione tra la band ed i 900 superstiti della strage del Bataclan. Al di là di quello che è il business legato ad un artista, secondo voi quanto è stato importante per Parigi questo ritorno?

Denise: Credo che sia stato fondamentale per i parigini non soccombere al timore, preservare la quotidianità e i suoi gesti, mantenere abitudini e consuetudini. Uscire in strada, andare al mercato, al lavoro, al cinema. Sanguinanti, ma integri.

Alessio: Hanno fatto bene. La cosa peggiore che si possa fare in questi casi è chiudersi in casa e smettere di vivere.

Ritornando alla vostra musica, in questo periodo vi state esibendo in diverse città italiane. Che tipo di spettacolo state proponendo al vostro pubblico?

Denise: In questa prima fase di promozione del disco stiamo cercando di proporre fedelmente le atmosfere dell'album, mentre stiamo pensando ad un riarrangiamento dei brani in una veste maggiormente elettronica per il prossimo autunno.

Alessio: E’ sempre difficile proporre uno spettacolo completo, vuoi per motivi di cachet, vuoi per locali piccoli o inadeguati alla musica dal vivo. Ma la passione non manca mai e credo che, dal grande palco all’house concert, riusciamo a trasmettere sempre qualcosa al nostro pubblico e a donargli un pezzettino di noi.  

Sara Grillo 

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