Francesco Bertone

Francesco Bertone

Sono continuamente alla ricerca di qualcosa, che sia un pezzo che ho in mente o un festival a cui vorrei partecipare, per fortuna o purtroppo non sono ancora arrivato.

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UnfoldingRoma incontra il talentuoso Francesco Bertone, musicista diplomato in contrabbasso nel '91 che coltiva da sempre il suo interesse per tutti i generi musicali.

Inizia l’attività concertistica nel 1983. Dal 1989 al 1995 fa parte del gruppo del cantautore Gian Maria Testa e partecipa alla incisione del CD "Montgolfieres" (Label Bleu), dal 1991 al 1994 collabora con l'Orchestra Sinfonica, Lirica e da Camera di Savona, le orchestre Bruni e Ghedini, l’Ensemble Antidogma, Camerata Casella e contemporaneamente con il "Bolling Group", con il "Serenata Trio" di Rino Vernizzi e con varie formazioni Fusion e Acid Jazz. Partecipa inoltre a formazioni puramente Jazz accanto a solisti come Gianni Negro, Riccardo Zegna, Andrea Allione, Luigi Tessarollo, Alfredo Ponissi, Diego Borotti, Emanuele Cisi, Skip Hadden, Garrison Fewell e altri. Atelier de Swing con Giorgio Conte, Trelilu con Blue Dolls e Banda Osiris.


Come e’ cominciato il suo rapporto con la musica?

A nove anni ho iniziato a suonare la chitarra, da adolescente mi sono avvicinato al basso elettrico sotto la spinta di un mio compagno di scuola che suonava in un gruppo punk, dopo pochi mesi mi sono iscritto al conservatorio, contrabbasso classico, per studiare seriamente musica.

La sua famiglia che ne pensava e che ne pensa ora?

Mi hanno sempre incoraggiato, supportato e sopportato.

Chi sono stati i suoi primi fans?

Gli amici del primo gruppo musicale mi hanno aiutato molto a credere in me stesso e mi hanno fatto conoscere moltissima musica.

Quale artista ha attirato la sua attenzione e ha contribuito alla sua formazione?

Io musicalmente nasco con i cantatutori e ho ancora oggi un approccio alla musica , anche quella strumentale, che privilegia la cantabilità. Se non ‘canta’ non funziona e anche la linea di basso, che deve essere funzionale al ritmo e all’ armonia, deve essere anche una bella melodia.

Chi è il migliore oggi e perché?

Rifuggo da una risposta netta perchè non posso salire in cattedra e decidere il migliore. Oltretutto i miei gusti oggi si sono naturalmente trasformati e non sono più così affascinato dai bassisti solisti “a tutti i costi”; non rinnego le mie passioni di ieri ma oggi mi piacciono di più i bassisti che lavorano per il gruppo come Nate Watts, Juan Nelson , Meshell NdegeOcello o Michael League.

Immaginava di arrivare dov'è arrivato?

Sono continuamente alla ricerca di qualcosa, che sia un pezzo che ho in mente o un festival a cui vorrei partecipare, per fortuna o purtroppo non sono ancora arrivato.


Secondo lei i “talent” hanno sostituito la preparazione classica?

No, i ‘talent’ sono il nuovo modo dell’industria discografica per far uscire un artista con la pubblicità già fatta. Non dimentichiamoci che dai talent sono usciti artisti come Adele o Marco Mengoni. Mi dispiace che il gruppo è spesso nascosto come se ci si dovesse vergognare degli strumentisti, ma penso che faccia parte di un pensiero molto diffuso, anche al di fuori del mondo musicale, che dice “conta solo vincere, dal secondo in giù sono tutti falliti”. Lo trovo un pensiero demenziale e profondamente sbagliato. Questo non mi piace dei talent.

Il livello dei musicisti è peggiorato? 

No è molto migliorato. Oggi si trovano dei diciassettenni con una preparazione e una maturità musicale sorprendenti.

Quanta importanza e attenzioni da l’Italia al Jazz?

Ci sono molte “Italie” e c’è anche un’Italia piena di jazz. Chi potrebbe fare moltissimo per diffonderlo è il servizio pubblico televisivo, ma il jazz è sparito dalla Rai Tv e non intendo canali specifici, penso al jazz in prima serata sul ‘primo’ come successe quando Lionel Hampton fu ospite da Luttazzi. L’uso del passato remoto la dice lunga.

Jazz e conservatorio, come la vede?

Io ho fatto il vecchio ordinamento. Ora vedo le classi di strumento svuotarsi e i conservatori reggersi quasi esclusivamente sulle classi di jazz e pop. Se abolissero quei corsi i conservatori in Italia tornerebbero ad essere 5 o 6 come un secolo fa.

“Aritmiaritmetica” è un disco molto fluido, ascoltabile, una fusion a tratti black delle volte etno, quanto è importante la contaminazione?

Era un omaggio all’Africa e al Brasile, culle della musica che piace a me. Il jazz è fusion per nascita, molti jazzisti rifiutano la parola fusion perchè nell’immaginario parla di una musica sempre elettrica, fatta solo da superman dello strumento che devono dimostrare chissà cosa. La contaminazione è la vita della musica, è come miscelare gli ingredienti base in mille modi sempre nuovi.

“Footprints” e’ un disco fatto di cose concrete dove il pensiero musicale e il suono acustico aderiscono all’idea di qualcosa di ruvido e autentico, che si può toccare. E’ questo il pensiero e l'obiettivo del suo ultimo lavoro?


Si, ho pensato che le tracce che lasciamo sono tristemente inconsapevoli, filmati giorno e notte da telecamere di sorveglianza a nostra insaputa; allora ho realizzato che la musica è molto più concreta di quanto immaginiamo perchè, pur essendo aerea, è consapevole e l’ho voluta più ruvida possibile, con strumenti acustici ripresi nella loro nuda verità. Ho convocato i musicisti direttamente in studio, lasciandogli molta libertà e penso si senta la freschezza del primo incontro.

Jeff Berlin o Marcus Miller?

Adoro il suono di Marcus Miller.

Quanti colori ha la musica per Francesco Bertone?

Viaggia di pari passo con la vita e si colora di conseguenza, cambiando giorno per giorno.

Quali ricordi conserva con maggior affetto riguardo al grande cantautore Gian Maria Testa con cui ha collaborato dal’ 89 al ’95?

Era molto bello in quei primi anni in cui iniziava ad avere successo sentire che stavamo facendo qualcosa di importante, lui era molto creativo e il gruppo intorno a lui lo supportava con un affiatamento veramente speciale.

Il primo e l'ultimo album acquistato?

I Beatles sono stati i primi con “album rosso e album blu” e l’ultimo “Evolution” di Lonnie Smith.

Ha già in mente il lavoro successivo?


No, so che verrà fuori piano piano. Io scrivo molto ma ho bisogno di vedere un filo conduttore tra i pezzi e so che l’idea arriverà. Per ora mi concentro su “Footprints” che è appena uscito.

Info: www.videoradio.org  www.francescobertone.it

Discografia ultima:"L.O.V.E.", Lil Darling Hot Club, La Citta' del Jazz © 2001, “Atelier de Swing”, Etnoworld 2003"Unforgettable Ella", Lil Darling Hot Club, La Città del Jazz © 2005, “Chanson Manouche”, Atelier de Swing 2006, “Aritmiaritmetica”, Francesco Bertone, Videoradio 2006, “Live from Collegno”, G.P.Petrini Big Band , Electromantic 2009 “Taxi Dream” , Electromantic 2010 “Elemento H2O” , Chiara Rosso , Geco/Egea 2013 “Zona franca” , Franco Olivero 2016

“Footprints”, Francesco Bertone , Videoradio 2016. 


di Stefano Boccia per Unfolding Roma

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