Paolo Gianolio

Paolo Gianolio

Credo che ognuno di noi, nell’arco della propria esistenza, abbia l’esigenza di esternare ciò che ha dentro l’anima, che sia musica o altro non importa

1946
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È uscito lo scorso  21 aprile “Euritmia” il terzo album da solista di Paolo Gianolio.
Si tratta di un  progetto musicale che unisce sonorità di diverse etnie e le fonde insieme, pur mantenendo l’identità di ciascuna. Sono in tutto nove i brani contenuti nel disco: cinque cantati e quattro strumentali.

Paolo Gianolio, chitarrista e compositore, ha iniziato al sua avventura musicale negli anni 80  suonando nei  “Change”, un gruppo diventato famoso soprattutto negli Usa. Nell’arco della sua carriera ha portato avanti importanti collaborazioni con artisti come: Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Miguel Bosè, Fiorella Mannoia, Giorgia, Matia Bazar, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Patty Pravo…
Dal 1985 è chitarrista, arrangiatore e produttore di Claudio Baglioni.
Il suo lavoro di ricerca di nuove sonorità passa spesso attraverso lo studio di strumenti classici d’orchestra, strumenti elettronici e software musicali.

Il nostro magazine ha il piacere di ospitarlo.

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Ciao Paolo benvenuto su Unfolding Roma. Parlaci un po’ di te… in poche parole come ti descriveresti?

Ciao, grazie a voi per l’invito. Sono un musicista che dà retta a istinto e intuito tramite la passione. La musica ci ascolta e ci da il consenso di farne uso, a condizione che le si dia un carattere, un’impronta che la magnifichi.

Hai iniziato a suonare in tenera età. Quando hai capito che sarebbe diventata la tua professione?

Casualmente uno zio mi ha regalato una chitarra all’età di 12 o 13 anni, così ho cominciato a strimpellarla. Qualche amico che ti insegna due o tre accordi e cominci a suonare un po’ di semplici canzoni. A quindici anni suonavo in un gruppo in piccoli locali. Poi sono state la passione e la voglia di approfondire con lo studio lo strumento che, dopo pochi anni, mi hanno portato nel mondo dei professionisti. 

Quali sono stati i tuoi ascolti giovanili? C'è un musicista in particolare che ha ispirato la tua crescita artistica?

Comincia tutto dai Beatles e dai Rolling Stones, passando attraverso gruppi come gli Who, i Kinks. Ve le ricordate “You really got me” o “Summer in the city” dei Lovin Spoonful? E poi gli Animals,  Yardbirds, Small Faces, “Gimme some a lovin” degli Spencer Davis Group…. Poi il rock degli Uriah Heep, Black Sabbath, Led Zeppelin fino ad arrivare a Jimi Hendrix, ispiratore per tanti chitarristi. Poi lo studio e l’approfondimento nella scuola Jazz di Parma mi hanno aperto il mondo dell’improvvisazione e della composizione. Charlie Cristian e Django Rheinard, Charlie Parker e Dizzy Gillespie, Louis Armstrong, Miles Davies, Jhon Coltrane e Archie Sheep. Poi ancora musica d’avanguardia e sperimentale, per poi conoscere il pop/progressive italiano e estero. La mia stella rimarrà sempre Jim Hall, musicista sopraffino con forte personalità, dal linguaggio riconoscibile tra mille altri, per il suo evidente sentimento che esce da ogni nota.

Ti senti più musicista o più compositore? Che differenza c'è tra essere l'autore della musica che si fa e suonare pezzi scritti da altri?

Credo che la composizione sia l’albero motore della musica e il musicista sia l’albero a camme. Sono complementari, servono entrambi, il musicista è il braccio e il compositore è la mente. Suonare poi la propria musica ti permette di premere sull’acceleratore e superare ostacoli che altrimenti frenerebbero la tua creatività.

Hai condiviso palco con grandi nomi della musica contemporanea come Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Giorgia, Andrea Bocelli e Fiorella Mannoia. Puoi raccontarci qualcosa della collaborazione con ciascuno di loro?

Da ognuno di loro ho appreso cose che hanno fortificato la mia carriera di musicista. Possono essere consigli anche solo verbali, oppure musicali e interpretativi, ma quello che mi è rimasto di più da ciascuno è la loro umanità, oltre a essere grandi artisti sono grandi persone.

Lavori con Claudio Baglioni da più di trent'anni. Che cosa ti piace di più del suonare con lui? Ci sono state difficoltà in passato?

La collaborazione con Claudio mi ha dato la possibilità di capire il pop italiano, essendone uno dei maggiori esponenti.
La mia evoluzione, seppure abbia avuto un seguito differente, si è affiancata inevitabilmente alla sua, affinandosi via via e portando i miei gusti verso la sua stessa lunghezza d’onda. Suonare la musica di Claudio richiede concentrazione per le sue tessiture armoniche poco canoniche, ma è anche piacevole proprio perché non ci si annoia.
Qualche incomprensione e alcune discussioni, diciamo accese, ci sono state e ogni tanto ci sono ancora, ma sono tutte costruttive per la ricerca del miglior risultato.

Nel 2010 hai inciso “Pane e Nuvole”, il tuo primo album da solista. Che cosa ti ha spinto a compiere questo salto?

Io credo che ognuno di noi, nell’arco della propria esistenza, abbia l’esigenza di esternare ciò che ha dentro l’anima, che sia musica o altro non importa. A me è successo in quel periodo. Pane e Nuvole è il bisogno di esprimere, esternare pensieri miei, creare musica mia. Il pane è la realtà e le nuvole il sogno.

Nel 2012 quando hai presentato “Tribù di Note”, il tuo secondo disco, ti sei definito un “contadino della musica a cui piace seminare le note e raccoglierle quando sono mature” puoi spiegarci meglio questa metafora?

 “La natura che ti matura” è in un certo senso il seme che viene trapiantato e può essere rapportato all’istinto che ti spinge a esternare e creare nuove intuizioni e difendere le differenti culture, atte a confrontarsi e unirsi per un futuro comune e migliore.

“Euritmia”, il tuo ultimo progetto discografico, unisce brani cantati a brani strumentali e fonde insieme musicalità appartenenti a differenti culture. Quali sono le ragioni di questa scelta? Come riesci ad armonizzare sonorità così diverse?

Euritmia è un'arte nata ai primi del novecento che si propone di visualizzare il significato delle parole e della musica. Parole e musica si completano, mettendo in evidenza i valori espressi da varie culture. L’influenza che mi colpisce ascoltando musiche di differenti etnie è il tramite che unisce la mia passione per esse alla volontà di creare nuovi modi di interpretare della musica.

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Questo album, come il precedente, è stato prodotto dalla Videoradio di Beppe Aleo. Come è iniziata la collaborazione con questa etichetta?

Come succede spesso in questi casi, casualmente. Un amico musicista che collaborava con Beppe, mi ha suggerito di rivolgermi a lui per il mio progetto, descrivendomelo come persona seria e puntuale. Sono contento di aver intrapreso questa collaborazione con Aleo proprio per la sua dedizione al lavoro, una garanzia.

Qual è la tua opinione circa l'attuale mercato discografico? Che cosa funziona e che cosa c'è da migliorare?

Non è un segreto che il mercato discografico sia in crisi, ma aggiungerei che anche il fruitore di musica lo è. “Il troppo stroppia” mi insegnava il nonno. Stiamo vivendo un epoca in cui il consumismo è penetrato nel nostro DNA e questo fa si che chi non è in sintonia con le ultime tendenze, venga quasi emarginato. Diventa difficile concentrarsi su una sola cosa proprio perché il “tutto” distrae, di conseguenza si da più importanza alla quantità che alla qualità, tutto a scapito di chi crea e di chi ascolta musica. Per migliorare la cultura nella società bisogna ricominciare dall’istruzione e dall’educazione, mantenendo il buono che abbiamo creato.

Parlando un po' anche di attualità, che cosa pensi della proposta di legge sul “biotestamento”  che in questi giorni è in esame in Parlamento?

Argomento quanto meno controverso, il mio parere è che mantenere e rispettare la vita deve rimanere la nostra principale aspirazione. Sono contrario però a tutti gli accanimenti terapeutici atti a mantenere per forza in vita chi tecnicamente non lo è più. Sicuramente è difficile prendere decisioni del genere, forse darei la possibilità di scelta a chi ci si trova coinvolto, proprio perché capirebbe quale potrebbe essere la migliore soluzione. 

Prossimi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Mille idee… ora però preferisco godermi questo progetto ancora in fasce, farlo conoscere per capire poi come proseguire. “Essere dove si comincia per cominciare ad essere”, questo è il mio motto.

Adriana Fenzi

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