Andrea Braido

Andrea Braido

È chiaro che avere la responsabilità di stare sul palco con tutta quella gente non è facile, ma io credo di aver trasformato l'adrenalina in energia.

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Da un’idea di Beppe Aleo, è uscito lo scorso 30 giugno "The best of Andrea Braido”, pubbicato da Videoradio Edizioni Musicali (distribuzione Self.it).
Nell'album, che contiene anche quattro inediti, Braido rimane sempre il protagonista assoluto di tutti gli strumenti, passando dalle sonorità  funky jazz,  Latin jazz e Spanish, per arrivare poi all'ambient, al pop e al rock.

Durante  la sua lunga  carriera Andrea Braido ha collaborato  con numerosi cantanti e musicisti tra i quali: Nicolette Larson, Patti Pravo, Vasco Rossi, Zucchero, Raf, Eros Ramazzotti, Mina,  Adriano Celentano, Ligabue, Laura Pausini e molti altri
Ha suonato nei più importanti paesi europei, in Russia, negli Stati Uniti e in quasi tutto il Sud America.

Il nostro magazine ha il piacere di ospitarlo

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Ciao Andrea, benvenuto su Unfolding Roma, parlaci un po' di te in poche parole come ti descriveresti?

Sono un musicista da quando ero bambino. Ho iniziato come batterista poi sono passato alla chitarra. Sono un autodidatta. Ho fatto tanti viaggi in cui ho avuto la possibilità di esibirmi, fare jam session ed imparare tante cose. In realtà sono un artista che studia, cerca sempre di andare avanti.

Hai iniziato a suonare a soli quattro anni, quali sono statele difficoltà nel conciliare la passione per la musica con un'infanzia “normale” fatta di scuola, giochi, sport, ecc...

È stato molto difficile perché ero più maturo degli altri bambini che cercavano prevalentemente lo svago, mentre io preferivo rapportarmi con le persone più grandi con cui suonavo o condividevo la passione per la musica e da cui potevo imparare molte cose. Di conseguenza ho avuto problemi ad interagire con i miei coetanei che mi vedevano come un alieno e anche con le maestre ritenevano che non ci fossi molto con la testa dato che ero sempre assorto. La situazione è peggiorata ulteriormente quando, a dieci anni, ho cominciato a suonare ai matrimoni perché a quel punto non me ne fregava più niente della scuola. Ora mi rendo conto di quanto la scuola sia importante, ma a quell'epoca ero troppo preso dalla musica per capirlo. Iniziare ad esibirmi così giovane è stata un'esperienza fondamentale perché ho davvero capito cosa voglia dire “fare la gavetta” e ringrazio i miei genitori che mi hanno premesso di imparare direttamente sul campo, esperienza che oggi vedrei molto difficile per un bambino di 10-11 anni.

Sei conosciuto soprattutto come chitarrista ma suoni anche basso e batteria. Cosa ti piace di più di ciascuno strumento? Quale vedi più in linea con il tuo modo di esprimerti?

La chitarra alla fine è stata prescelta per un motivo molto preciso: tra questi tre è l'unico strumento in cui coesistono l'armonia, il ritmo e la polifonia estesa. Offre quindi la possibilità di fare accordi con più note contemporaneamente, utilizzando note melodiche e note singole, in più ha il ritmo, quindi  si possono creare più sonorità che con altri strumenti. La chitarra inoltre ha un ruolo predominante in molti tipi di musica e permette a chi la suona di essere più in primo piano sul palco. Questi sono i motivi che sostanzialmente mi hanno portato a prediligerla, anche se con gli altri due strumenti ho un rapporto quasi quotidiano, tempo permettendo. La batteria è uno strumento prettamente ritmico, perché di note sostanzialmente non ne ha o ne ha poche. Il basso è il perfetto “fratello” della batteria che però unisce al ritmo le note armoniche. Anche sul basso si possono fare degli accordi e creare delle melodie ovviamente molto più gravi.

Hai suonato in tantissimi paesi dagli Stati Uniti all'ex Unione Sovietica, dalla Germania alla Spagna... Guardandoli e imparando qualcosa da ciascuno di loro come si potrebbe migliorare la realtà musicale e discografica Italiana?

Io penso che a livello di club e di locali ci vorrebbe un po' più di cultura nei confronti della musica live. Quando sono stato in Germania, Austria, Russia, ecc... c'era sempre un certo tipo di accoglienza e non solo nel momento in cui suonavo. C'è sempre un'attenzione particolare all'ospite, i camerini sono fatti in un certo modo, ci si può cambiare con calma, si può avere un certo isolamento che è molto importante per la concentrazione, mentre in Italia queste cose non vengono spesso considerate. A volte capita di doversi cambiare nello sgabuzzino dei camerieri che, con tutto il rispetto, non è la cosa più positiva per un musicista. Infatti io tante volte sto in albergo fino all'ultimo, arrivo quando devo suonare e poi, dopo foto e autografi, me ne vado. Un altro aspetto che va migliorato è il rispetto nei confronti della musica, anche non necessariamente cantata,  la musica fin dai tempi della preistoria nasce come suoni e comunicazione di suoni, la parola arriva dopo. Poi parlerei anche degli spazi mediatici che sono quasi sempre occupati dagli stessi personaggi: non ci sono molte occasioni per invogliare alla musica live al di fuori dei grandi festival organizzati sempre dalle solite persone, dove si tiene conto solo dello share, ma la quantità spesso non è sinonimo di qualità e la storia in parte lo dimostra.

Hai collaborato con molti grandi artisti come Mina, Ligabue, Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Vasco, ecc.. C'è qualcuno di loro che ti ha lasciato un ricordo o un insegnamento particolare?

Ogni esperienza nuova insegna qualcosa. Più che un insegnamento considero un'esperienza sicuramente positiva vedere le differenze tra i grandi artisti. Ad esempio quando ho lavorato con Mina ho visto una  persona estremamente professionale e con lei in studio si andava subito al dunque. Con Patti Pravo invece si scherzava molto, si gongolava per ore, ma alla fine si faceva quello che si doveva fare. Con Vasco durante le prove per i tour si lavorava sodo provando molte volte tutto il concerto, ma in un clima anche divertente. Sicuramente quello che mi ha fatto molto piacere è stato poter lavorare con personaggi che quando avevo 6 o 7 anni vedevo in televisione, tipo Celentano, è stata una bella soddisfazione e una bella emozione suonare con gli stessi alcuni storici brani.

Sei appena stato ospite di Vasco Rossi durante il suo concerto al Modena Park davanti 220.000 persone... Ci racconti qualcosa di quest'esperienza?

Sicuramente è stata una bella emozione. È chiaro che avere la responsabilità di stare sul palco con tutta quella gente non è facile, ma io credo di aver trasformato l'adrenalina in energia. Molte persone, che non sono assolutamente musicisti ma cultori, mi hanno fatto i complimenti per le emozioni che ho trasmesso loro. Questa per me è la cosa più importante, riuscire a coinvolgere il pubblico e trasformare l'agitazione in qualcosa di bello. Quando poi ho suonato “Alba Chiara” insieme a Vasco ho sentito un boato, segno di evidente apprezzamento.

Veniamo ora al tuo album appena uscito "The best of Andrea Braido" che tipo di disco è? Che cosa vuole raccontare di te del tuo percorso artistico?

É un best of, quindi un album che raccoglie il meglio di diversi dischi pubblicati con Videoradio . All'interno ci sono mondi diversi: si possono trovare influenze del flamenco spagnolo, della musica araba, poi ci sono dei pezzi funky, funky-jazz, delle improvvisazioni, dei momenti jazz molto più soffusi e ballabili, delle cover rivisitate in modo acustico e quattro inediti.
È un disco interessante sia per i miei fan che magari hanno già la discografia e vorrebbero un best of con i quattro inediti che hanno una natura molto diversa tra loro, sia per chi non mi conosce e magari mi può scoprire non solo come chitarrista ma polistrumentista e compositore. Poi è sicuramente musica che descrive esperienze di vita...

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Come è nata la collaborazione con la Videoradio di Beppe Aleo? Che cosa ti ha portato ad affidare a lui molti dei tuoi progetti discografici più importanti?

Come molte collaborazioni è partita con una mail, poi c'è stata una telefonata, poi ci siamo incontrati e ci siamo trovati da subito bene. La nostra collaborazione che si basa soprattutto sul consiglio reciproco. Ad esempio quest'ultimo disco è nato proprio da un'idea di Beppe Aleo. Il fatto che ci sia una certa sinergia sui progetti da fare insieme rende tutto più facile. Quando ci sono delle scadenze o delle nuove idee ci parliamo e decidiamo insieme cosa fare.

Passiamo ad una domanda di attualità... Qual è la tua opinione sulla legge relativa allo “Ius Soli Temperato” in discussione in Parlamento?

Sono d'accordo con la legge, ma fino ad un certo punto. Mi spiego meglio: non ho assolutamente niente contro gli immigrati, penso però che ci siano prima altre cose più urgenti da fare. I nostri politici, almeno quelli che ci hanno governato finora, non hanno mai pensato abbastanza ai cittadini italiani. Quindi io penso che prima di fare questo tipo di operazione bisogna lavorare affinché ci sia una più equa distribuzione della ricchezza all'interno del paese.
Io farei come gli Americani che fanno sempre la parte dei buoni, ma lì se non hai la carta verde non lavori e se sbagli paghi. Insomma paese che vai regole che trovi e se non ti stanno bene puoi sempre tornartene a casa
È cosi anche in Australia o in Inghilterra, dove sono tanto liberali ma le leggi le fanno rispettare.
Se non lavoriamo un po' sul concetto di giustizia ed equità avremo sempre più giovani di talento che se ne vanno, anch'io ho pensato diverse volte di rimanere a vivere negli Stati Uniti, poi spontaneamente mi si sono aperte delle porte qui in Italia e quindi ho deciso di rimanere.

Se avessi in mano la lampada di Aladino e potessi esprimere tre desideri quali sarebbero?

Mi piacerebbe stare più a contatto con il mare, quindi vorrei poter passare alcuni periodi su un'isola di quelle in cui si sta veramente tranquilli. Anche senza lampada mi sento una persona fortunata perché la vita mi ha dato comunque molte soddisfazioni. Magari vorrei avere la possibilità di fare di tanto in tanto un stop dagli impegni ufficiali per dedicarmi di più alla composizione; poi mi piacerebbe lavorare di più con  i bambini. La musica nelle scuole è molto sottovalutata oppure si parla solo di musica classica. Io collaborerei molto volentieri con qualche struttura che spiega la musica alle nuove generazioni in un modo più approfondito che però non sia quello del conservatorio che parla esclusivamente di grandi classici come Beethoven e Bach, sicuramente immensi ma molto impegnativi per i bambini, almeno come primo ascolto. Va benissimo studiare musica classica, ma non si può certo ignorare tutto quello che è successo dopo, dal blues al rock and roll al jazz e al soul.


Adriana Fenzi

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