FLOAT A FLOW

FLOAT A FLOW

QUANDO IL LIVE FA GALLEGGIARE UN FLUSSO.

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Oggi UnfoldingRoma incontra i Float A Flow, gruppo di 4 ragazzi salentini che di base fanno rap, ma non disdegnano hip hop partendo dalla musica delle loro terre.


Salve, chi sono i Float A Flow? Come avete scelto il nome del gruppo?


Float A Flow è un gruppo di amici appassionati di musica che ha voluto mettersi in gioco. Detta così sembra la descrizione di un partecipante al quiz “Milionario” di Jerry Scotti o dell’Uomo Gatto di Sarabanda, ma in effetti è la verità. Volevamo un nome che suonasse come Smiff n Wessun o Bone Thugs-n.Harmony, insomma un nome che rimbalzasse un po’, perciò abbiamo scelto di “far galleggiare un flusso” ed è nato Float A Flow.


Dal 23 giugno è disponibile il vostro lavoro From Another Future, che ne pensate? Datevi un voto.


Ovviamente siamo entusiasti e ancora facciamo fatica a realizzare di aver autoprodotto un album, dopo tanto lavoro, tante crisi mistiche e … di nervi, ma un voto non sappiamo e non possiamo darlo.


Cosa significa per voi essere Rapper?


Essere rapper significa fare rap. Poi ci sono tanti discorsi che potremmo fare, ma noi preferiamo presentarci senza etichette: facciamo musica, siamo appassionati di hip hop, ascoltiamo tanti generi diversi, ma per lo più usiamo il rap per esprimerci.



Ascoltando From Another Future ritrovo non solo Hip Hop ma miscele di più storie musicali. Partendo dal rap dove si può arrivare? Anche a Sanremo?


Diciamo che il rap è solo una formula espressiva. Decine di cantanti sono andati a Sanremo portando delle canzoni in cui cantavano a ritmo di rap, quindi sì, puoi andare a Sanremo facendo rap.


Nei titoli usate molto la lingua inglese, ma non solo, poi i testi sono in italiano. Il tutto per?


Se un titolo ci suona bene in inglese, usiamo l’inglese, oppure il francese, è solo una questione di suono.



Ancora sui testi, un pezzo, Chiazza,  cantato in dialetto. Omaggio alla terra nativa?


“Chiazza” è il termine con cui in dialetto salentino viene indicata la piazza in cui si svolge il mercato. Abbiamo voluto giocare sui vari sensi di questa parola, scrivendo una canzone che ironizzasse sull’eccessiva attenzione al lusso, vero o finto, che molti artisti hanno, ma anche sulla “piazza” come zona di spaccio, entrambi motivi tipici del rap italiano più sputtanato. E poi noi siamo davvero dei clienti appassionati del mercato e dei vestiti di seconda mano. Se hai gusto puoi davvero rifarti l’armadio con pochi euro!



Di questi giorni, i quarant’anni di carriera di Vasco. Che ne pensate di lui e delle 250 mila persone riunite a Modena?


Abbiamo rispetto di lui come di tutti gli artisti. Non ci interessa criticare né lui né i suoi migliaia e migliaia di fans. La spocchia radical chic di chi si pone superiore a questi fenomeni non ci appartiene.


Che ne pensate dei Talent e di come vengono usati dalle tv? Vi piacerebbe parteciparvi?


Per questa risposta vi mandiamo ad ascoltare “Ultima Scena”, la traccia numero quattro del nostro album. Si deduce facilmente la nostra posizione in merito.


Vasco ha chiuso il concerto urlando di una festa contro la paura. Dopo il Bataclan e il concerto di Ariana Grande è cambiato qualcosa per voi nel salire sul palco per esibirsi? Avete paura?


Mai avuto paura, forse perché ci sentiamo lontani da certi pericoli, non essendoci mai esibiti in contesti di quelle proporzioni. Ma non possiamo di certo chiuderci in casa ed evitare gli spazi affollati.


Sul problema del secordary ticketing avete una idea di come si potrebbe risolvere la questione? Tornelli, biglietti nominativi…


È scandaloso che ci siano agenzie che rivendano un biglietto al quadruplo del costo originale, quanto è scandaloso che ci sia gente disposta a spendere quella cifra alimentando questo sistema.



Avete qualche rapper italiano di riferimento? Avete aperto i concerti per i 99 posse, Ghemon e molti altri, siete pronti per il grande salto?


Abbiamo tanti rapper italiani che ci ispirano, sia del passato che del presente. Siamo prontissimi a tutto, dovreste vederci ai concerti per capire quanto spacchiamo, a differenza di molti di questi “new comers”, come vengono definiti, che nei dischi sono impeccabili, ma dal vivo (e noi li abbiamo visti) sono ridicoli!



Tornando a From Another Future, è disponibile su Spotify,  su tutti i digital store e su piattaforme streaming. L’Italia e il suo pubblico sono pronti, secondo voi, all’acquisto della musica in maniera digitale?


Effettivamente pare che la distribuzione digitale ripaghi molto gli artisti più in vista. Ma ormai la situazione è diventata paradossale e fanno i dischi d’oro persino le parodie umane come Rovazzi. Il vero problema per il rap in Italia è il pubblico. C’è poca educazione alla musica, i ragazzi non comprano i dischi se non si tratta dei loro idoli, non supportano gli emergenti, non vanno ai concerti e se ci vanno non ballano, aspettano il main artist solo per riprenderlo col telefonino. È dura e molto spesso ti senti scoraggiato, ma fortunatamente trovi sempre dei buoni motivi per continuare.


Progetti futuri e prossimi live, dove il pubblico può aggiornarsi su di voi?


Per informazioni sui prossimi live basta cercare “FLOAT A FLOW” su qualsiasi social. Speriamo di continuare a suonare anche in autunno e in inverno girando un po’ l’Italia, perciò se stai leggendo questa intervista e vuoi organizzare un nostro concerto scrivici pure. Arriverà tanta roba nuova da ascoltare, non perdetevela!


GIUSEPPE CALVANO

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