Alex Mastromarino

Alex Mastromarino

Senza dubbio quando sei autore di ciò che canti il “perché” del brano già lo conosci, ti respira sotto la pelle

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Unfolding Roma ha incontrato Alex Mastromarino, artista toscano dalla voce di velluto, premiato come Miglior Attore Protagonista per Jersey Boys all’Italian Musical Award 2016, che si sta preparando a partire per Lisbona dove rappresenterà il nostro paese al FESTIVAL INTERNACIONAL DA CANÇÃO DA SERRA DA ESTRELA con il brano Nothing can stop the run, di cui è anche autore.

Il Festival, che vedrà Alex confrontarsi con artisti provenienti da tutti gli altri paesi europei, alcuni dei quali hanno partecipato all’Eurovision Song Contest, si svolgerà dal 23 al 25 agosto e si concluderà con una serata di gala in programma per sabato 26 agosto.

 

Ciao Alex, benvenuto su Unfolding Roma, raccontaci qualcosa di te, come ti descriveresti se dovessi spiegare ai lettori che non ti conoscono chi sei?

Ancora non l’ho capito nemmeno io chi sono o cosa voglio fare da grande! Credo semplicemente di essere una persona che si fida della “Vita” e si lascia trascinare dal suo flusso senza soffermarsi troppo a pensare.

Come è iniziata la tua avventura nel mondo della musica e dello spettacolo? Quando hai capito che sarebbe diventata la tua professione?

È iniziato tutto quando avevo tre anni, ero nell’albergo dei nonni sul mare e passavo le giornate con il mio giradischi portatile arancio mattone e il 45 giri di “Maledetta Primavera”; ma il momento in cui è scattata la molla è stato 11 anni dopo: accompagnato da mio padre ho partecipato alle qualificazioni del Festival di San Marino di Teddy Reno e Rita Pavone ad Ariccia. Ho passato la selezione e per l'emozione ho abbracciato mio padre scoppiando in lacrime. Anche lui si è commosso, era prima volta che si emozionava per un mio successo.

Ti senti più attore o più cantante? Cosa ti piace di più della musica e cosa della recitazione?

Non sono un fan delle “categorie artistiche”, mi trovo sempre in crisi nel dover scegliere, è un po’ come se mi chiedessero se preferisco la parte destra o la sinistra del mio corpo. Credo che un cantante (specie se si tratta di un musical performer) debba essere prima attore, altrimenti non riuscirebbe a far emozionare il pubblico

Sei anche autore di alcuni dei tuoi brani. Qual è la differenza tra cantare la propria musica e quella scritta da altri?

Senza dubbio quando sei autore di ciò che canti il “perché” del brano già lo conosci, ti respira sotto la pelle, spesso ti ha lasciato la firma su una pagina del diario. Quando interpreti musica di altri, la cosa che devi fare ancora prima di aprire bocca, è cercare di capire il “perché” dell’autore, per tradurlo nella “tua lingua”, ricondurlo al tuo vissuto e poi raccontarlo a chi ti ascolta.

Hai composto la colonna sonora del Musical “Tobia”, con cui hai vinto il Premio ETI 2009 - “i Teatri del Sacro”. Come ti vedi come puro compositore?

Il lavoro di compositore di opere musicali è molto impegnativo. Devo dire che mi ci sono avvicinato con molta ingenuità e con l’entusiasmo che sempre metto in ciò che faccio. Non so se oggi, con le conoscenze in più che la maturità mi ha dato, mi rimetterei in gioco con qualcosa di così complesso, nonostante i buoni esiti. Ciò a cui non riesco proprio a rinunciare, più per esigenze di emotive che per brama di successo, è alla composizione di brani POP.

Nel 2002 hai partecipato alla prima edizione di “Saranno Famosi” poi ribattezzato “Amici”. Qual è stata la tua esperienza di concorrente di talent? Pensi che i talent oggi siano diversi da quindici anni fa?

Quell'esperienza mi ha indicato in che direzione doveva andare mia carriera: il mio futuro era nel musical. Se affrontati con la mentalità giusta e con alle spalle un progetto chiaro, i talent sono la scorciatoia perfetta per il successo. Personalmente non amo i “riassunti” in nessun campo, perciò ai miei allievi consiglio sempre la gavetta in giro per i club, dove respiri la stessa aria di chi ti ascolta e sei tu a decidere “la regia” dei tuoi errori e delle tue vittorie.

Quattro anni fa hai fondato a Livorno “WOS ACADEMY" (L’Accademia della Voce) di cui sei tutt'ora direttore. Che cosa si insegna e con che metodo?

La WOS ACADEMY è un progetto da me fortemente voluto, ma sostenuto anche da una rosa di docenti altamente qualificati. All’interno della scuola è possibile raggiungere una preparazione da professionista, partendo da qualsiasi livello. Insegniamo ai ragazzi a collaborare all'interno di una band, a cimentarsi nella composizione, a curare i primi contatti con le etichette discografiche e a mantenere una buona igiene vocale grazie al metodo VMS ITALIA di Loretta Martinez.

 

Quali caratteristiche pensi debba avere un giovane musicista per raggiungere il successo? Che consigli daresti a chi intraprende questo tipo di carriera?

La caratteristica principale di un Artista è sicuramente la genuinità. Oggi siamo abituati a veder sgomitare talenti (alcune volte discutibili) per trovare l’idea nuova o stravagante che li conduca alla visibilità. Ma molti di loro sottovalutano il fatto che, una volta abbandonata la maschera che li ha condotti alla popolarità, sono destinati a non avere più seguito, perdendo così la possibilità di avere successo e di “restare nella storia”. Il consiglio io darei è di restate sempre fedeli a se stessi e ai propri ideali, perché niente convince di più della Sincerità. Gli ascoltatori conquistati dalla sincerità di un artista gli resteranno affianco per tutto il viaggio.

Passando ad un argomento di attualità, cosa pensi della sperimentazione del liceo breve? Quali potrebbero essere i pro e i contro?

Se mi è concessa un po’ di leggerezza e ironia, prima si comincia a fare sul serio meglio è! Perciò ben vengano i licei brevi!

Prossimi progetti? Cosa bolle in pentola?

A settembre affronterò una nuova avventura, quella del Cinema, con un progetto di Giuseppe Cardaci per il quale oltre a prestare la voce, dovrò anche imparare a stare davanti alle macchine da presa. Sarà un’esperienza elettrizzante. Poi tornerò in giro per l’Italia nei panni di Frankie Valli in “Jersey Boys”. In pentola bolle anche un altro ruolo che da tempo inseguivo e che finalmente riuscirò a vestire: quello di Seymour , il protagonista di “Piccola Bottega degli Orrori”.

Adriana Fenzi

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