Corrado Coccia

Corrado Coccia

Amo le parole quando diventano una fotografia

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Chiaroscuro è il nuovo album di Corrado Coccia in uscita per la Pachamama, un disco che egli stesso ha definito “da camino mentre si sorseggia un buon whisky e fuori nevica”.

Cantautore milanese, Corrado Coccia studia al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e compone il suo primo brano a soli 12 anni e qualche anno dopo incontra la persona che darà una prima svolta alla sua carriera da musicista, il Maestro Susanna Parigi. Un altro incontro che cambia la sua vita artistica e personale è quello con il circo Sterza, che darà una svolta anche al suo modo di intendere la musica d’autore. Da questa esperienza nasce un disco intitolato Il circo di Mastrillo.


E’ del 2013 il suo secondo disco “Corrado Coccia” registrato con l'Orchestra Sinfonica di Roma al Forum Music Village e prodotto da Danilo Minotti.

Ma lasciamo sia lui a raccontarsi un po’ di più! 

Raccontaci un po’ di te, chi è Corrado Coccia e come nasce la voglia di far musica?

Oddio! Chi sono ? Sono una persona curiosa e che ama guardare il mondo sotto una lente di ingrandimento che possa mutare il più possibile la realtà, in qualche cosa di surreale. Forse perché la realtà fa male e si ha bisogno di leggerezza. Mi rendo conto che non è un discorso completamente maturo ma è ciò che penso. Chaplin diceva: “Un giorno senza sorriso, è un giorno perduto”, forse questo è il mio “credo”. La mia voglia di fare musica inizialmente partii dalla voglia di non essere trasparente. Mi piaceva e mi piace esserci… Una buona e sana ammissione di egocentrismo e catalizzatore, è bene che ci sia, infondo gli artisti sono saltimbanchi che danno il meglio di loro dinanzi alle persone. Ovviamente la parte più rilevante, fu il vero e proprio amore per la musica. Nino Rossi, cantautore dialettale milanese ora scomparso, mi diede in “ la “.. grazie a lui, cominciai a scrivere musica e parole.

Dalla tua biografia leggo che ami i cantautori italiani ma non tutti. Troppo semplice chiederti chi ascolti, vorrei sapere quindi chi non ascolti…

Senza fare classifiche personali perché potrebbero non interessare, dico questo. Cerco nella musica d’autore, quel qualcosa in più. Vivo per immagini, amo le parole quando diventano una fotografia e chi le ascolta possa essere il protagonista stesso degli scatti. In altre parole, cerco nelle canzoni qualcosa che mi rapisca. Vendere una storia quotidiana, potrebbe essere interessante ma lo è ancora di più, quando si vende una storia inventata, pazza, o surreale. Se si vuole raccontare una storia “normale”, penso sia il caso di condirla con del pepe o con delle spezie. Sennò è un po’ come leggere il giornale.

Ti definisci un cantautore surreale che ama bambini, maghi, e fate. Ti rifugi in un mondo fantastico per sfuggire da una realtà che poco ti aggrada?

Sì! Sono fondamentalmente un fifone… temo persino Equitalia anche se non esiste più, e sono in regola!

Raccontaci del disco, dove hai tratto ispirazione per i pezzi e quanto tempo c’è voluto prima di sentirti pronto per la pubblicazione?

Forse tutto è nato da un film che amo molto, Autumn in New York. Le ambientazioni, la neve, il Natale e l’amore. Ci fu poi la colonna sonora di un programma noir condotto da Carlo Lucarelli, Blue Notte che mi rapì. Volevo vestire le mie canzoni assolutamente introspettive, con le luci natalizie e con sonorità oserei dire misteriose. Le tempistiche sono state bibliche! Come sempre impiego relativamente poco tempo a comporre musica, ma tantissimo tempo (forse troppo), per scrivere i testi. Le parole dicono e bisogna davvero stare attenti a come ci si espone, sia per essere rispettosi verso i propri sentimenti, sia per essere onesto e trasparente verso coloro che credono nella musica che ascoltano.

Restando in tema, come vedi l’attuale mercato discografico e quanto è complicato far sì che una etichetta decida di investire su un emergente?

Per rispondere a questa domanda, cerco di fare un rewind. Quando ero ragazzino, aspettavo il mio autore o cantante preferito con lo stesso pathos con il quale si aspetta la fidanzata in stazione. Le paghette di mamma e papà erano conservate come reliquie per comprare il disco e, se avanzavano soldi, anche per il concerto. La musica era vissuta! Oserei dire persino troppo! Ora c’è un via vai di musica che si accavalla virtualmente sui siti web, le immagini sono più importanti dei contenuti e fa più scalpore vedere il sedere di una ragazza piuttosto che immaginarselo attraverso la trascrizione di un testo. Detto ciò, penso d’aver risposto. Quale produttore investe sulla poesia quando un paio di chiappe fanno l’effetto incidente? Una nota showgirl argentina fu causa di tamponamenti in Corso Venezia a Milano perché apparsa sui cartelloni pubblicitari in biancheria intima. Siamo in un vicolo assolutamente cieco! Oggi essere scrittori è anacronistico, essere sul pezzo fa “figo”.

Con la digitalizzazione ormai in tanti, troppi si improvvisano cantanti e lanciano nell’etere una canzone tentando quasi la sorte. Se da un lato questa liberalizzazione dà una chance a tutti, dall’altro quasi svilisce la professionalità di altri. Qual è il tuo pensiero in merito?

In parte mi rifaccio alla risposta precedente! Ad ogni modo, mi sembra che se da un lato sono state date alcune chance, dall’altro mi sembra se ne siano date troppe.

Si riesce a vivere di musica?

Direi proprio che è una grande utopia. Forse chi insegna ha qualche speranza in più.

Nel 2009 hai vinto il Festival di Castrocaro Terme nella sezione “musica inedita”, tenterai anche la carta sanremese?

Per questa carta, dovrei ringiovanire di dieci primavere, sono troppo vecchio! A Sanremo farò una capatina per mangiare un buon fritto misto!

Alla musica hai affiancato la scrittura debuttando con il racconto natalizio Con gli occhi di un bambino. I tuoi scrittori preferiti? Quali letture prediligi?

Prediligo i poeti in assoluto. Le mie letture si concentrano sui libri di poesie. Amo le biografie, i racconti mitologici e religiosi pur non essendo bigotto. Ultimamente sto leggendo delle poesie straordinarie di una poetessa veronese di nome Serena Vestene. Consiglio vivamente.

Siamo un po’ lontani dal 25 dicembre ma ti chiedo ugualmente, quale strenna vorresti trovare sotto l’albero?

Vorrei poter trovare tanta serenità venuta a mancare da 3 anni a questa parte, tanto amore, e la possibilità forse più che remota, di potermi guadagnare da vivere facendo ciò che amo. Se ne dovessi scegliere solo una, sceglierei l’amore. Il resto arriverebbe di conseguenza.

Sara Grillo 

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