Torneranno I Poeti

Torneranno I Poeti

La recensione di Unfolding Roma

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Da diversi giorni mi sono dedicata all’ascolto di Torneranno i poeti, il primo album solista del cantautore folk/blues calabrese Michele Scerra. Un disco che ha suscitato la mia curiosità semplicemente dal titolo: ho pensato fosse un disco intimo, nel quale l’autore si raccontasse senza filtri.

Aspettative non tradite. Nove canzoni che raccontano storie di passione, bellezza e speranza. Ascoltando questo album ho percepito da subito una certa familiarità probabilmente perché vicino nelle sonorità al pop più recente.

Alina e Vincenzo è il brano che apre il disco, ad un ascolto superficiale può sembrare la classica e difficile storia d’amore tra due giovani -lei una prostituta lui un carpentiere- ma presto si scopre che non è così. Una tenera canzone senza lieto fine.

E’ proprio questa una delle caratteristiche di Torneranno i poeti: sono descritte situazioni nelle quali ci si può rispecchiare, dove l’happy end non è scontato e si raccontano delle problematiche di tutti i giorni.

Diversi i brani che carpiscono l’attenzione già dal primo ascolto, uno fra questi è Più niente da prendere. Non so quanto e se Scerra apprezzi i Modà ma l’associazione tra lui e il loro frontman, è stata per me lampante e non soltanto negli acuti.

Cambia il ritmo e si prosegue con Il volo del brigante (la leggenda della Timpa del Salto), terza traccia del disco. Tocca un tema importante, la lotta dell’uomo contro i suoi simili. Un tema delicato e molto ben raccontato.

A seguire Come glicine che entra di diritto nella rosa dei brani che ho maggiormente apprezzato e ti sorprendi a canticchiarla da subito: “Guardare gli uomini per quello che sono e non per quello che hanno”, un brano che spinge ad andare oltre le apparenze. Sullo stesso filone è il brano Annegando: la smania di vincere, dell’essere superiore che fa perdere di vista le cose importanti. Va riconosciuto a Michele Scerra che in nessuno dei 9 brani c’è traccia di superficialità.

Arriviamo alla sesta traccia. Non nominare la fine racconta di un amore che ormai al termine ma ci si continua a cibare di piccole attenzioni rimandando il più possibile la parola “fine”. Ma – come consecutio perfetta - nel brano successivo, ci ricorda che siamo noi gli artefici del nostro destino ed Il Circo Gelsomino lo racconta alla perfezione.

Si prosegue con Omega ed Alpha, brano in cui ci si appella al tempo, alla giustizia, ai diritti ed anche ai doveri. Forse è il brano dove maggiormente si sente l’amarezza per un mondo imperfetto.

Chiude il disco 1,618 Song: “Perché amarsi è da tutti, è capirsi che fa la differenza”, breve ed intensa. Pianoforte ed archi danno quel tocco di classe in più.

Il disco scorre meravigliosamente. I testi sono ben scritti, le parole studiate per sposarsi perfettamente alla musica che le accompagnerà, cosa non sempre scontata. Un plus di questo disco è il raccontare storie non necessariamente positive strizzando sempre l’occhio alla speranza.

Torneranno i poeti è un gran bel disco, da ascoltare e riascoltare.

Sara Grillo 

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