Simone Cocciglia

Simone Cocciglia

La Musica come una missione, io strumento per regalare emozioni

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UnfoldingRoma incontra Simone Cocciglia. Cantautore classe '87, Simone è un artista eclettico che reputa la Musica un dono straordinario concessogli dalla vita. Dal 29 settembre è tornato sulla scena musicale con "Cercavo un senso", singolo che anticipa l’uscita dell’album, prevista per la prossima primavera. Un brano che gli è valso la selezione per la finale della ventitreesima edizione del Premio Mia Martini.
In questa intervista, l'artista aquilano ci racconta del suo legame speciale con questa forma d'arte, dei suoi progetti e delle emozioni che vuole donare al suo pubblico.

Ciao Simone, raccontaci un po' di te e della tua carriera.

Sono una cantautore abruzzese, ho iniziato da piccolissimo a cantare e ad esibirmi in pubblico.
Ho fatto un percorso di studi di 3 anni al Conservatorio de L'Aquila A.Casella dove ho approfondito lo studio del canto lirico. Poi sono stato ammesso in un'accademia di Musical a Roma (Corrado Pani).
Nel mezzo anche la danza, ho ballato in una compagnia hip hop e tanta musica live:
alla fine sono giunto alla scrittura dei miei brani.

Il 29 settembre è uscito il tuo ultimo lavoro: "Cercavo un senso". Di cosa tratta?  Che messaggio vuoi lanciare?

“Cercavo un senso” è stata scritta in un momento della mia vita in cui il senso non c'era: si era giunti al capolinea di una relazione ma non si aveva la forza e il coraggio di dirselo.
Bisognerebbe approfondirsi, guardarsi con sincerità e analizzare i propri amori.

spesso siamo innamorati di un'idea.

 


Che peso dai a questa canzone nel tuo percorso lavorativo?

Un peso importante perché è il singolo che anticipa l'uscita dell'album prevista per la prossima primavera che conterrà anche Pozzanghera (solo alibi) e Disidratato.

Il brano è stato selezionato per la finale della 23^ edizione del Premio Mia Martini. Cosa si prova a partecipare ad un evento così importante?

Tanta adrenalina e anche un po' di ansia, le aspettative ho cercato in tutti i modi di metterle a tacere e ci sono riuscito. Ne sono uscito vincitore e di questo ne sono onorato e strafelice.

Nella prossima primavera uscirà l'album. Puoi anticiparci qualcosa? Che contenuti e tematiche dobbiamo aspettarci?

Sarà un concept album. Riunendo le tracce mi sono reso conto che avevano tutte la stessa tematica e che seguono un ordine cronologico, quello che mi è capitato e che capita a tutti quando un Amore si spegne. 
Avrà tante sfumature musicali: sarà un album orgogliosamente pop.

Che tipo di artista sei? Come preferisci definirti?

Sensibile alla Vita. Se ho scelto questa strada è perché la amo, la Vita, in tutte le sue sfumature, anche quelle a tinte scure. 
Amo emozionarmi ed emozionare. Sono uno strumento che parla di emozioni, quelle che ci toccano quotidianamente e che trasformano i percorsi.
La vedo come una missione, ho abbandonato, fortunatamente da tempo, il canto come forma di egocentrismo.
Il palco è sacro e bisogna avere rispetto di quello spazio che ci regala la libertà più assoluta.

Come nasce la passione per la musica? 

Da sempre.  Già da piccolissimo facevo parte del coro parrocchiale e mi affidavano tutte le parti da solista, essendo l'unica voce bianca.
Superavo la paura del pubblico pur di farmi accarezzare dalla Musica e regalare emozioni.
Ricordo le signore che venivano a complimentarsi perché le avevo fatte commuovere. La Musica mi ha sempre tenuto per mano, la ritengo un dono straordinario.

Quali sono i tuoi modelli di riferimento?

Tra i cantautori cito:  Fossati,  Bersani, Giorgio Gaber, Max Gazzè e Niccolò Fabi. Per quanto riguarda il pop internazionale e nazionale: Micheal Jackson, Beyoncè, Mariah Carey, Witney Houston, i Beatles, Giorgia, Elisa, Jovanotti.

Domanda di rito. Cosa ne pensi dei talent show?

Potrebbe essere una strada, con dinamiche particolari perché parliamo di televisione, l'importante è esserne consapevoli.
Talenti come Mengoni, Amoroso ed Emma sono usciti da lì ed hanno tutta la mia stima.

Come ti vedi da qui a 10 anni?

Con minimo 5 album fuori, live in tutta la nostra splendida Italia (e anche all'estero) e tanta Vita da cantare e da raccontare.

Quale caratteristica non deve mai mancare se si vuole lasciare un segno?

Avere un cuore onesto e pulito. L'umiltà, la gratitudine, quella autentica e disinteressata.

La soddisfazione più grande che hai ricevuto finora?

Le persone che incontro e che conoscono a memoria le mie canzoni, quella è la vittoria più bella perché significa essere riusciti ad entrare nel cuore della gente.

 


Un consiglio che ti senti di dare a chi vuole iniziare questa carriera?

Bisogna conoscersi, oltre ogni strato di apparenza, nei lati bui, avere l'onestà di andare a fondo nella propria interiorità, nel proprio invisibile che è quello che crea il visibile.
Oltre il talento, la tecnica, lo studio, la disciplina (tutto fondamentale) c'è l' Anima.

Fabio Pochesci

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