NINO ERRERA AMPLIFICATORE NATURALE DI EMOZIONI

NINO ERRERA AMPLIFICATORE NATURALE DI EMOZIONI

Concertista, compositore e sound maker con una completa formazione artistica che lo porta a collaborare con alcuni fra gli artisti di maggior rilievo nel panorama musicale internazionale tra cui Ludovico Einaudi e Steve Reich.

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Se è vero che non c'è limite alla creatività, Nino Errera in campo musicale ne è un puro esempio riuscendo a riprodurre nuove sonorità inesplorate. Il concertista, compositore e sound maker nato a Marsala interpreta come pochi un mix di generi e di strumenti che possono andare dalla musica contemporanea alla musica etnica, con strumenti tradizionali e strumenti anticonvenzionali. Per Errera la musica è un amplificatore naturale di emozioni, la possibilità fondamentale di creare e nutrirsi di suoni creati con amore per suscitare determinate vibrazioni e sentimenti positivi. E proprio per personalizzare le sue musiche che crea in base al contesto, il musicista utilizza centinaia di strumenti particolarissimi molte volte costruiti da lui stesso per producono nuove sonorità che possono definirsi assolutamente rare. Un valore artistico che, nonostante la giovane età, gli è valso già importanti collaborazioni con alcuni degli esponenti più importanti della musica sul panorama internazionale come Ludovico Einaudi, Steve Reich, Paolo Fresu, Robert Lippok, Monserrat Caballet, Badara Seck. Abbiamo incontrato Nino Errera in occasione della sua esibizione al Teatro Euclide di Roma per lo spettacolo “Corpo di donna, danza di donna” dove il pubblico è rimasto totalmente entusiasta della sua performance.

Al Conservatorio di musica di Trapani ti sei laureato con il massimo dei voti e la lode in strumenti a percussione. Secondo te il talento è qualcosa di innato o deve sempre essere affinato con dei buoni studi?

Il talento è soltanto un punto di partenza, più ci si addentra nel processo creativo e più ci si accorge della sua immensità. Questo porta ad una continua ricerca, ad un continuo studio. Chi ama davvero la propria arte non smetterà mai di cercare. Avere dei buoni studi è importante, sia per acquisire una certa abitudine alla concentrazione, sia per acquisire le giuste basi tecniche. Tuttavia è dopo che arriva il bello, una volta acquisiti i mezzi, possiamo iniziare ad esplorare noi stessi e sviluppare la nostra unicità artistica.

Perché la tua musica può definirsi sperimentale?

Suono piò o meno da 20 anni ed ho avuto esperienze nella musica classica, contemporanea, pop, etnica, rock, suonando decine di strumenti, avventurandomi nella composizione e collaborando con musicisti di svariate nazionalità. Ho fatto tesoro di tutte quelle avventure, assorbendo il più possibile. Adesso sto raccogliendo tutto ciò che ho amato di quelle esperienze nella mia personale espressione musicale. Credo che il massimo contributo di un artista sia quello di portare qualcosa di nuovo o quanto meno di provarci.

Nonostante la tua giovane età, hai una carriera segnata già da molti premi. Qual è quello che hai ritirato con maggiore soddisfazione?

Quello di Parigi per il Torneo Internazionale della Musica. Vi ho partecipato con il mio duo Biogroove. Si tratta di uno dei concorsi più complessi come la categoria nella quale rientravamo: musica da camera. Ebbene abbiamo caricato un furgoncino con i nostri strumenti fra cui marimba, due batterie, pietre, rami di ulivo e svariati altri strani oggetti sonori, e ci siamo messi in viaggio. Quasi 4000 km andata e ritorno. E’ stata un impresa. Il concorso è durato 4 giorni ed ogni sera davano i nomi di chi accedeva alle fasi successive. Il nostro nome lo dicevano sempre per ultimo e noi lì vibranti a crederci fino alla fine. Ebbene dopo mille imprevisti e mille sfide siamo tornati a casa vittoriosi con il primo premio. E’ una di quelle cose che ti cambia la vita, inizi a capire che se vuoi e ti impegni abbastanza, puoi.

Grande successo al Teatro Euclide di Roma dove le tue percussioni hanno accompagnato la danza di Ahmed e Nadia Slimani e Luisa Dal Grosso. Può essere l’idea per un tuo nuovo spettacolo dove si fondono ritmi e ballo?

Assolutamente si, non vedo l’ora di raccogliere gli spunti e riformularli in un nuovo spettacolo. Musica e danza possono potenziarsi a vicenda avvicinandosi sempre di più al nobile obbiettivo di emozionare.

Nello stesso spettacolo hai riprodotto magistralmente il suono dell’acqua rivelandone quasi l’anima. Quali sono gli altri elementi della natura che più ispirano la tua arte?

Ho avuto l’opportunità di lavorare in diversi progetti con i quattro elementi della natura (acqua, aria, terra, fuoco), ciascuno a suo modo apre interi mondi di possibilità ed ognuno ha le sue caratteristiche. Per cui in base al tipo di carattere che voglio dare alla musica posso inspirarmi ad uno specifico elemento. Spesso registro dei suoni (dalle piante ad esempio o dal vetro) e li utilizzo nella mia musica campionandoli od elaborandoli al computer.

Che cosa si prova quando dei grandi musicisti come Ludovico Einaudi vogliono collaborare con te?

Certi musicisti o produttori hanno la possibilità di chiamare chiunque nel mondo, per cui essere scelti da loro è sempre una grande soddisfazione. Grazie a quella collaborazione ho avuto anche il piacere di ri-ascoltarmi nella colonna sonora del film di Russell Crowe, “The Water Diviner”.

Hai registrato alcuni video che sui social hanno fatto il pieno di preferenze. Quanto è importante internet per la tua attività?

Internet in questi anni è fondamentale. E’ un mondo molto complesso in quanto emergere sul web è una cosa non correlata al proprio valore artistico ed umano. Puoi creare capolavori ed avere pochissime “views” o viceversa creare un contenuto modesto ed avere enormi consensi. Internet è un banco di prova dove poter raccontare chi si è e mostrare cosa si fa, dove tuttavia servono abilità specifiche per affermarsi, diverse da quelle legate alla propria arte.

Per un artista come te, lavorare all’estero significa esportare anche le sonorità della propria terra?

Certamente, proprio adesso sto lavorando ad un progetto (ancora top secret) che unisce due mondi… uno di essi è legatissimo alla mia terra.

Professionalmente, dove vuole arrivare Nino Errera?

Ho ancora moltissimi desideri da realizzare professionalmente e non mi pongo limiti. Mi piacerebbe portare alla ribalta la musica che io definisco “vera” ovvero suonata con maestria, creata con passione, talento vero ed amore che diffonda vibrazioni positive agli ascoltatori, una musica che osa, libera dagli standard commerciali attuali. Creare uno spettacolo che unisca più forme d’arte, che arrivi a migliaia di persone caricandole di buona energia. Fondare un laboratorio di produzione che unisca i migliori artisti e professionisti del settore. Portare la mia musica al cinema e… lasciarmi sorprendere.

                                                                                         Rosario Schibeci

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