Luisa Corna

"Non parlo di femminismo, ma di diritti: ci sono ancora situazioni dove le donne percepiscono meno stipendio a pari lavoro con un uomo..."

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In occasione della terza edizione della convention “La settima nota”, presso “La Bottega del Grillo” a Garbagnate Milanese, abbiamo incontrato Luisa Corna, ospite principale della serata che ha ricevuto il premio annuale della rassegna e presentato il suo nuovo singolo “Col tempo imparerò”. La canzone, scritta per Mia Martini nella metà degli anni ’90, fu soltanto provinata e mai potuta incidere dalla cantante calabrese, alla quale Luisa Corna ha voluto dedicare questo tributo scegliendo la simbolica data dell’8 marzo per l’uscita.

Con questa intervista abbiamo cercato di svelare un lato inedito di Luisa, partendo dal suo profondo amore per l’arte musicale fino ad arrivare alla sua idea più profonda di ciò che per lei significa essere donna nella società attuale.

Luisa Corna non ha bisogno di presentazioni: già modella, attrice di teatro, ora cantante… Si può pensare di conoscere tutto di te, ma forse mancano proprio le cose più importanti. Vuoi presentarti tu stessa ai lettori di Unfolding Roma?

La mia grande passione fin da ragazzina è stata sempre legata alla musica: non l’ho mai nascosto e ci ho sempre tenuto a precisarlo. Poi da “adulta”, intorno ai 33 anni, è arrivata la televisione ed è stato un momento bello e gratificante: sono state fatte cose affascinanti ed in grande stile. Poi è arrivato un attimo in cui mi sono resa conto che mi mancava l’aspetto puro della cantante e dico “puro” perché avevo avuto la possibilità anche di partecipare a grandi show, con un’orchestra alle spalle. Poi però ti ritrovi a fare un po’ i conti con te stessa e senti l’esigenza di scrivere i brani, calcando sempre più il solco da vera cantante.

In tal senso, come mai la scelta di questo brano di Mia Martini “Col tempo imparerò”. Cosa ti ha dato nella tua crescita artistica? Cosa provi quando interpreti questa canzone?

Innanzitutto l’ho conosciuto perché da diversi anni collaboro con l’associazione “Minuetto ONLUS – Mimì sarà”, presieduta dalla sorella di Mia Martini, Leda Bertè e da Vincenzo Adriani. In una delle loro serate mi hanno fatto conoscere questa canzone che non conoscevo, perché della Signora Martini si conoscono brani meravigliosi, scritti da grandissimi autori, canzoni di grandissima forza con un testo molto emotivo, mentre questo brano l’aveva soltanto provinato per inciderlo nel suo futuro CD, ma non fece in tempo a farlo e dopo una decina d’anni fu inserito in una compilation così com’era stato realizzato: sotto forma di provino.

Io l'ho trovato un brano molto femminile, di una donna adulta che parla della sua vita, delle sue sconfitte, dei suoi traguardi, delle sue rinascite, del desiderio della maternità che non era arrivata. Un brano certamente non adolescenziale, di una donna con dei traumi e dei profondi solchi, quindi ho deciso di interpretarlo non da cantante, ma da donna, per fare un omaggio a questa straordinaria artista e donna.

E' per questo che ho deciso di farlo uscire l’8 marzo, in occasione di una ricorrenza dal significato tanto importante: per ricordare quest’artista che sicuramente ha avuto tanto, ma a cui è stato anche tolto tanto per le cattiverie che le venivano dette, che a volte feriscono più di qualsiasi altra cosa.

Approfondiamo il tema della donna. Secondo te a che punto siamo in Italia? Si è parlato tanto di emancipazione e c’è chi si spinge addirittura a dire che la donna ora sia andata oltre a quelli che dovrebbero essere i suoi diritti. Secondo te cosa manca al nostro paese per crescere, anche dal punto di vista del lavoro, verso la donna che spesso è giudicata più dalla sua copertina, piuttosto che dai contenuti?

Io sono nata in questo periodo storico e ho la fortuna di godere già dei vantaggi che altre donne hanno ottenuto anche per me. Pensiamo a quando la donna non aveva diritto al voto o accesso a qualche tipo di lavoro, per esempio: io non voglio dimenticarmi di quello che è stato e quello che ancora c’è da fare.

Non parlo di femminismo, ma di diritti: ci sono ancora situazioni dove le donne percepiscono meno stipendio a pari lavoro con un uomo, che mi pare un’assurdità. Una forma di maschilismo derivata da un retaggio storico dove le donne (e penso ai nostri genitori, alle nostre nonne) dovevano imporsi per essere semplicemente libere di scegliere.

Oltre che un’artista, sappiamo che sei una grande appassionata di sport. Secondo te, questo successo femminile a livello sportivo nel nostro paese può in qualche modo contribuire alla rivalutazione definitiva nella donna anche nei confronti di chi è prevenuto rispetto alla parità?

Ti parlo della mia esperienza personale. Quando venni inserita in una trasmissione sportiva, essendo figlia di un calciatore che ha giocato per diversi anni in squadre minori di Serie B e Serie C, sono stata avvantaggiata dall’arrivarci non solo da grande appassionata, ma anche da persona che conosceva il calcio. Ora però ci sono giornaliste preparatissime sull'argomento e non è certamente il mio caso. Ho conosciuto donne che vivono di calcio, giornaliste eccezionali che non hanno assolutamente nulla da invidiare agli uomini, eppure c’è sempre questa forma di prevenzione per cui alcuni tipi di uomini (dico alcuni perché non bisogna MAI generalizzare) hanno ancora bisogno di sentirsi un po’ i cacciatori e vedere nella donna una specie di preda.

A volte cammini per strada e senti il classico “WE WE” (ride, NdR) e dentro di te ti chiedi cosa vuole, ma oggi i ruoli sono cambiati e la donna non è più disposta semplicemente a subire. I confini però sono sottili, perché bisogna essere sincere e dire che ci fa piacere ricevere complimenti, essere corteggiate, ma dipende dai modi e non è facile: ci sono dei confini da stabilire ed è come se ci fosse un po’ da “ridisegnare” la storia dei rapporti tra l’uomo e la donna.

Prima hai detto una cosa che secondo me è giustissima, sottolineando che il tuo non è femminismo. Ecco, proprio il femminismo estremizzato è quella cosa che un po’ fa paura all’uomo, che lo vede quasi come un'imposizione che in qualche modo rischia di tenerlo lontano dai valori che dovrebbero essere di semplice parità. Cosa pensi a riguardo?

Assolutamente si, perché io credo nella diversità tra l’uomo e la donna. Apprezzo ciò che è diverso: mi piace, mi incuriosisce e da parte mia c’è una grossa accettazione. Sono concorde sul fatto che l'uomo abbia delle grosse potenzialità e la donna ne abbia altre, per cui credo nella condivisione delle due parti. Io parlo di diritti, come ti dicevo prima riguardo quelli del lavoro e al riconoscere le pari opportunità: semplicemente quello.

Chiudiamo parlando dei tuoi progetti futuri, partendo da questo singolo in poi.

Stiamo lavorando all’album in cui verrà inserito il singolo, che uscirà a breve. Poi ci sarà un tour, che partirà quest’ estate e quindi ci stiamo dedicando principalmente a questo.

Luisa, grazie ancora per la tua grande disponibilità e per il tempo che hai voluto dedicarci.

Grazie a voi, un saluto ai vostri lettori e un augurio di tante belle cose per il futuro.

Matteo Tencaioli

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