Mark Harris

Intervista con il tastierista, arrangiatore e compositore Mark Harris

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Foto di Fulvio Petri

Ti caratterizzi per il tuo eclettismo; ti sei infatti cimentato nella musica da pianoforte, nella "New music" e contemporaneamente nel rock e nel jazz. Quale genere prediligi?

In realtà, non ve n'è uno in particolare, non concepisco la questione in questi termini. Mi lascio trasportare da ciò che mi attrae e mi emoziona.

Ti sei trasferito in Italia nel 1967. Quali furono le tue prime impressioni?

Ricordo che atterrammo a Roma, avevamo casa in piazza Campitelli. I miei fratellini piangevano poiché la TV italiana all’epoca era in bianco e nero, aveva solo due canali, le trasmissioni iniziavano la sera, la mattina non c’erano cartoni animati! [ride, ndr]A me, invece, la TV non importava; non appena ho assaggiato la vera cucina italiana, sapevo che non mi sarei più andato via…


Vanti collaborazioni numerose ed importanti, per esempio con Bennato, la Pausini, Ramazzotti, Vecchioni, Gaber e De André. Per quest'ultimo, nel disco del 1981, hai cantato nel brano "Ave Maria" in sardo. Com'è stata questa partecipazione? Sono molto interessata ai suoi risvolti linguistici. Credo sia stata una sfida ardua ma entusiasmante, no?

Ero appassionato di musica sarda da parecchi anni. Collezionavo i dischi ma anche dizionari e grammatiche e praticavo la lingua con la fidanzata di allora. Diciamo che la mia passione aveva quasi una matrice di fanatismo. Fabrizio non pensava che la conoscessi talmente bene, ne rimase sorpreso. Fu molto contento di come realizzai la base e, questa volta sorprendendo me, abbandonò l'idea del coro optando per lasciarmi cantare anche le parti ad esso assegnate. Venne anche Antonello Venditti a seguire la registrazione della voce in studio.


Hai fatto anche didattica. Ti piace insegnare? Che peso ha la passione dell'insegnante nell'apprendimento della musica?

Dipende dall'insegnante e dipende dallo studente. Vengo da una famiglia di professori e presidi, insegno da sempre. Ero a Milano con Mussida ai tempi della fondazione del CPM. Ora faccio qualche workshop con allievi avanzati. La mia missione è fargli capire che la Teoria della Musica “solita” può essere un po' truffaldina... Non è da prendere come oro colato ma con spirito critico. Per intenderci: saper leggere e scrivere è importantissimo, però c’è tanto da imparare da quei cantastorie analfabeti che sanno raccontare meglio di scrittori professionisti.

In questa sede, vorrei pure ricordare la tua esperienza come direttore musicale della produzione milanese di Grease, con Lorella Cuccarini. Come nacque?

Avevo fatto il Direttore Musicale da anni per i tour di Fabrizio, Gaber, Jannacci, la Pausini, e tanti altri, ma mai per un musical. Me lo propose un’agenzia con cui collaboravo in Mediaset ed è stata un’esperienza bellissima.


Cosa ci dici della serata del 6 aprile in onore di Faber?

Si esibirà una delle tribute band più quotate di Fabrizio, i Mercantinfiera. Per quanto riguarda la mia presenza, mi ha contatto direttamente Gianluca Serioli di eventi Macramè, un amico con cui ho lavorato in passato insieme a Antonella Ruggiero. 

Chiara Zanetti

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