I 93 Anni Della Regina Elisabetta II

I 93 Anni Della Regina Elisabetta II

Inossidabile, sul trono dal febbraio del 1952. E la sua longevità spopola sui social

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Erede presuntiva. Questo era la piccola "Lilibeth", nomignolo affibbiatole dalla famiglia, quando si incastonò nella linea di successione al trono britannico il 21 aprile 1926, giorno della sua venuta al mondo. Figlia di Elizabeth Bowes-Lyon e del monarca Giorgio VI, vide la luce prima della sorella Margaret, nata quattro anni dopo. Cresciute in famiglia, senza alcuna educazione scolastica ma soltanto con lo studio e le buone maniere impartite loro tra le mura domestiche e il supporto delle "nannies", le tate, costituivano i We Four, noi quattro, così come erano solita auto referenziarsi quella famiglia molto unita e spensierata che teneva in mano le sorti di un impero in disgregazione che si apriva al dopoguerra. E invece, la piccola Elisabetta, che tenne il suo primo discorso nell'ottobre del 1940, via radio, destinato ai tantissimi bambini in fuga dagli orrori del secondo conflitto mondiale, aveva forse il destino segnato. Per lei qualcuno aveva tracciato già un percorso, che oggi taglia il traguardo dei 93 anni e la vede ancora là, come fosse una ragazzina, presa da innumerevoli impegni quotidiani (la media di due al giorno), dal firmare carte, stringere mani e vedere la storia passarle davanti. Quando nel 1936 il fratello di Giorgio, Re Edoardo VIII, sceglie di prendere in sposa l'ammaliante americana, ma due volte divorziata, Wallis Simpson rinunciando così al trono d'Inghilterra, il padre di Elisabetta è totalmente impreparato e inadeguato a sostituirlo. Balbuziente, anche per via dell'educazione militaresca impartita dal padre, "Bertie" si trova scaraventato suo malgrado alla testa della nazione, portando la piccola Elisabetta davanti a tutti nella linea di successione. Il 6 febbraio del 1952, mentre Elisabetta, ormai venticinquenne, compie i suoi doveri di principessa Reale in un viaggio in Kenya, la notizia della morte del padre, ucciso dal fumo e dell'alcool a soli 52 anni, rende la madre una vedova di lungo corso e lei la nuova Regina d'Inghilterra. In quel Safari africano, la principessa stava alloggiando su una sorta di casetta sugli alberi, un punto privilegiato dove osservare le specie animali transitare nella radura. Raggiunta dalla notizia al risveglio di un mattino che cambierà tutto, verrà affissa una targa sul luogo a imperitura memoria: "La donna che salì in cima a un albero come principessa, e vi discese come Regina". 

Dignità, rispetto, obbedienza ma soprattutto senso del dovere. Se oggi Elisabetta è ancora acclamata e riverita da quasi la totalità del popolo britannico, lo si deve a uno stile di cui lei è l'ultima alfiera. La nazione davanti a tutto, la famiglia, la continuità e la salvaguardia di una istituzione che sta su dal 1066. Ma il plebiscito odierno, non faccia pensare a un cammino facile e non privo di spine. La sua corona ne ha avute parecchie: il tentativo di assassinio durante una sfilata a cavallo al "trooping the color", la tradizionale parata annuale che si tiene in giugno, in cui lei, oltre ad avere salva la vita, doma il quadrupede imbizzarrito dagli spari di uno squilibrato; i numerosi tradimenti di Filippo che per quel senso del dovere ha dovuto trangugiare; il divieto alla sorella Margaret di sposare Peter Towsend, pilota della RAF reduce da un divorzio. Sotto la sua finestra è passata la swingin London degli anni Sessanta, la crisi degli anni Settanta e Ottanta, e la rinascita di una nazione moderna e multiculturale sino ad arrivare alla Brexit. Mai un monarca deve prendere posizione su eventi politici, ed Elisabetta vi è riuscita in pieno. Ma la tempesta più grande che si abbatté sul suo regno, e che lo fece vacillare sul serio, furono i tormenti del primogenito Carlo e di quella sposa giovane e vergine, l'agnello sacrificale che nel 1981 prese in sposo l'erede al trono, ma la quale favola si trasformò in un drammatico romanzo kafkiano. Diana, aristocratica e immacolata, era la donna sbagliata nel posto sbagliato: dolce, passionale, altruista e incredibilmente bellissima, era però anche una mina vagante nelle stanze di palazzo. Inaccettabile per una monarca con quell'educazione e quella storia, che aveva stretto la mano a Winston Churchill, che qualcuno non si sottoponesse ai doveri reali con occhi bassi e l'unico altruismo possibile: quello verso i sudditi. Che però la amavano tanto, e questo forse Elisabetta non l'aveva calcolato. I tradimenti di Carlo ("Non voglio essere l'unico principe di Galles senza un'amante") ma anche i suoi amori scellerati alla ricerca di un cuore e una capanna che non sono mai arrivati davvero, hanno riempito pagine e pagine di giornali, nell'epoca pre-social.

E quando nel 1997 il tunnel dell'Alma a Parigi si prende la donna più fotografata del mondo, il popolo volta le spalle alla sua Regina, che resta nella tenuta estiva di Balmoral e lascia gli orfani di Diana in preda allo sconforto. La bandiera a mezz'asta su Buckingham Palace e quel silenzioso ritorno a Palazzo in cui si confonde con la folla, regalano un episodio che spiega tutto: quando una bambina le porge un mazzo di fiori, lei pensa che siano destinati alla moltitudine di omaggi per Diana distesi davanti al cancello, per poi sentirsi rispondere: "No, questi sono per lei". La Regina si era ripresa la sua gente, così come non aveva fatto zio David, che la Francia l'aveva scelta come dimora insieme alla donna che aveva privilegiato al posto del trono. Non chiedetele di cedere alle lacrime: due volte Elisabetta si è concessa alla commozione. La prima quando, sempre nel '97, il suo yacht Reale, il Britannia, teatro di innumerevoli traversate e vacanze, venne dismesso. E poi allo scoccare dei 90 anni, quando Carlo le fece pubblicamente gli auguri dal palco della grande festa organizzata a Londra. Integerrima e inossidabile, Elisabetta, come scrive il giornalista della stampa Vittorio Sabadin, è l'ultima regina. E oggi, che i social contano quasi più di qualsiasi altra cosa, la sana ilarità si spreca, con pagine e gruppi a lei dedicate. E un "meme" su tutti: ritratta alla scrivania durante il consueto messaggio natalizio, si ricorda di quanto Gesù fosse vivace da ragazzino. Nella domenica di Pasqua lei compie 93 anni e ormai non è più una notizia. E, tuttavia, senza essere blasfemi, chissà che anche lei un giorno non sia capace di risorgere.

Stefano Ravaglia 

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