Un Quarto Di Secolo Senza Ayrton Senna

Un Quarto Di Secolo Senza Ayrton Senna

Il 1 maggio 1994 l'incidente a Imola che spezzò la vita e la carriera del campione brasiliano

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Fu un evento di tale portata, che decisi di iniziare a seguire la Formula Uno. E' il 1 maggio del 1994, e alle mie orecchie di bambino arrivano voci e immagini talmente universali, nonostante i social fossero di là da venire, che mi travolgono con una forza tale che iniziai a incuriosirmi. E' morto Ayrton Senna. Ma chi era Ayrton Senna? Un pilota brasiliano di Formula Uno, dicono fosse un vincente, un fuoriclasse del volante. Ascolto e osservo, e il suo mito mano a mano entra nella mia testa. A Imola, nei primi giri del Gran Premio di San Marino, il suo sterzo non ha più risposto e quella Williams sulla quale sedeva da pochi mesi, quella macchina sognata da tempo, la più forte del circo, finisce dritto contro il muretto della curva Tamburello, che dopo quella domenica non sarà più la stessa. Oggi quel Gran Premio non si corre più dal 2006 e quella curva diventò una variante: Senna si schiantò sul muretto a 211 chilometri all'ora. Il pilota brasiliano si era lamentato spesso della tenuta della sua macchina: abitacolo troppo stretto, grandi difficoltà di guida. Senna, dopo due gran premi, era a zero punti e quel pomeriggio era tallonato da Schumacher, prima del fatale incidente. L'ultima notte, l'aveva passata nella suite numero 200 dell'Hotel Castello, a Castel San Pietro: nella stessa serata, una coppia di giovani sposi festeggiava con gli invitati e chiese una foto al campione brasiliano.

Fu un week-end maledetto quello di Imola. Nelle prove del venerdì Barrichello finì contro le barriere e si salvò per miracolo, al sabato morì Roland Ratzenberger, pilota austriaco della Simtec che non ebbe scampo in un'altra zona del circuito, a trecento chilometri all'ora. Problemi anche per pubblico e meccanici: in partenza, un tamponamento spedisce due ruote della Benetton di Letho in tribuna, ferendo due spettatori; verso fine gara, una gomma si stacca da un'altra monoposto e colpisce quattro meccanici ai box. Dopo otto anni (l'ultimo era stato De Angelis nel 1986) si torna a morire in pista: le auto e i regolamenti cambieranno anche e soprattutto grazie a quelle nefaste ora.

Un autentico ponte di lacrime unì Imola a San Paolo in quei maledetti giorni di maggio, e il funerale di Ayrton in Brasile fu qualcosa di sensazionale. Nel suo libro "In viaggio con Ayrton", il giornalista Leo Turrini, grande appassionato ed esperto di Formula Uno, scrive: "Non era solo un personaggio del quale professionalmente mi occupavo, scrivendo le cronache della Formula Uno. Avevo imparato a conoscerlo e a volergli bene, pure quando si era comportato, in pista, in un modo che non potevo davvero condividere". Turrini era sull'aereo che riportava il feretro di Ayrton in Brasile, insieme a tanti altri passeggeri comuni. I tre mondiali con la McLaren, la rivalità al vetriolo con Prost, al quale rivolse una delle ultime dichiarazioni, utili a riappacificarsi appena in tempo: in un collegamento radio coi box, gli disse "Mi manchi", subito dopo che il francese si era ritirato. Quella magia sulla pioggia a Donnington nel 1993, quando supera un gran numero di macchina in una botta sola, e quella maniacale sete di vittoria e di primeggiare, arrogante quanto si vuole, ma che è propria dei grandi. E così, io presi a disegnare macchinine, mettere in piedi finte gare con modellini di Ferrari e Williams e approfondendo la storia di quel campione e recandomi anche a Imola, l'anno successivo e ancora nel 1997 per le prove del venerdì e sabato, lì dove tutto accadde. Era iniziato il mio interesse per la Formula Uno, che in piccola parte è rimasto ancora oggi. In aprile, è stata inaugurata la mostra "Ayrton magico", che espone cimeli, auto e oggetti del campione brasiliano. Proprio lì a Imola, in quell'autodromo dove finì la sua vita e iniziò la sua leggenda. Perché Ayrton era magico. Lo era sul serio. E in fondo qualcosa gli devo anche io.

Stefano Ravaglia 

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