Maurizio Meloni

Maurizio Meloni

Intervista con Maurizio Meloni di Option One

202
stampa articolo Scarica pdf

Buongiorno, Maurizio.
Intanto, grazie per avere accettato di essere nostro ospite per quest’intervista.
Da moltissimo tempo - trent’anni circa - ti occupi dell’organizzazione e del coordinamento di grandi eventi curando anche il lato security. La tua società, Option one, con sede a Roma, è leader in questo settore. Per citare alcune manifestazioni di rilevanza nazionale, faccio riferimento al Vasco Modena Park. Quali sono le sfide, le preoccupazioni relative alle responsabilità che si mettono in campo con eventi di questa portata?

La prima responsabilità è nei confronti del pubblico. Far vivere al pubblico, a ragazzi più o meno grandi una giornata di divertimento, di musica, di spettacolo senza problemi di alcun tipo è la soddisfazione più grande. Far entrare in maniera ordinata e sicura tantissime persone, far vivere loro il concerto e farle uscire in sicurezza è la sfida più grande…poi ci sono altri aspetti, la produzione, l’artista ecc. Far funzionare tutto è il nostro obiettivo primario.

La circolare sulla sicurezza in occasione dei concerti elaborata dal capo della Polizia di Stato è piuttosto articolata e spiega dettagliatamente come fornire un’adeguata protezione alle aree interessate da un evento. Per esempio, alcolici e bottiglie di vetro sono vietati. Cosa ne pensi al riguardo? Sono sufficienti tutte le misure preventivate o occorre qualcosa in più?

Al momento i parametri istituzionali sono adeguati; ci sono buone regole da seguire, ma a volte non sono sufficienti per la buona riuscita di un evento. La pianificazione, la gestione, il coordinamento sono punti cardine. Sopralluoghi, riunioni, briefing sono fondamentali affinché ogni pedina dello scacchiere sappia cosa deve fare, come e quando. Se una parte dell’ingranaggio cede tutta la struttura organizzativa perde forza e perde elasticità e questo può creare problemi a tutto il sistema.

L’assistenza sanitaria durante le manifestazioni. È giusto che sia affidata quasi esclusivamente a volontari o bisognerebbe predisporre servizi appositi?

L’assistenza sanitaria è importantissima e infatti è affidata spessissimo a strutture e realtà professionali vere; i volontari sono una piccola parte del sistema e sono molto utili per i ruoli di contorno. Anche qui il coordinamento tra le parti è fondamentale. Siamo tutti calciatori della stessa squadra...

Come è cambiata la concezione di concerto all’aperto durante i tuoi trent’anni di servizio? Hai presente delle evoluzioni specifiche di generazione in generazione?

Il cambiamento più rilevante sta nelle barriere di protezione del pubblico. Prima esisteva un palco, e di fronte ad esso il pubblico, solo il pubblico! Adesso abbiamo anelli di sicurezza, zone riservate, aree interdette al pubblico utili per raggiungere velocemente una parte dell’area altrimenti inavvicinabili. Oltre a ciò le arene sono pensate sempre più per ospitare il pubblico per molto tempo. Sono nate quindi aree relax, aree gioco per bambini, aree food and beverage molto articolate dove oltre lo spettacolo si passe del tempo in compagnia.... Prima il tutto era molto più Rock’n’Roll.

Rispetto ai Paesi esteri, come cambia l’etica del lavoro nell’organizzazione di eventi?

Il modello adottato è quello anglosassone. Negli anni il divario tra il nostro modo di vedere e organizzare le cose si è molto avvicinato al modo straniero. Tutto ciò è evidente in caso dei grandi eventi stranieri; rispetto a molti anni fa si lavora insieme ai team stranieri ospiti; insieme si organizza e insieme di realizza, il tutto guardando ad un unico, importante obiettivo comune, lo show!

Personalmente, quanti sacrifici hai fatto per fare combaciare il sogno che hai poi realizzato a livello lavorativo con le esigenze famigliari?

Quando capisci che questo è e sarà il tuo lavoro inizia la parte difficile! Stare giorni e giorni lontano dalla propria famiglia è dura. Ci si organizza! Per forza! E poi alla fine si torna a casa ed è forse il momento più bello…

Qual è l’evento di cui ti sei occupato che ricordi con più commozione? E quello che ti ha regalato maggiore soddisfazione?

Direi il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo. È stato il primo concerto a pagamento realizzato in quella location; 70.000 persone; la band più importante del pianeta a mio avviso; una grossa sfida, complessa sotto molti aspetti e alla fine vinta con successo.

Le aree dismesse su Roma. Ce ne sono tante e potenzialmente “bonificabili” e utilizzabili. Perché mancano soluzioni in questo senso?

La risposta è complicata. Non basta un bel posto per realizzare un evento. Servono servizi, infrastrutture e il coinvolgimento delle istituzioni tutte. Alcune aree sono belle ma funzionano poco dal punto di vista pratico. Sicuramente mancano delle location pensate per la musica e ne servirebbero di più e di più moderne.

Cosa ne pensi della normativa Maroni relativa al conseguimento del patentino prefettizio per effettuare servizi di controllo?

Sicuramente è stato fatto un bel passo in avanti. Dare una professionalità al lavoro del servizio di controllo ha aiutato, ora bisognerebbe elevare questo ruolo professionale ad un livello più alto.

Cosa ti piace di più di questa professione, e cosa meno?

Questa professione è unica. Lavorare settimane, giorni, ore per raggiungere un obiettivo comune è una grossa soddisfazione. Stare spesso all’aria aperta, condividere molto con i tuoi compagni sono le cose che più mi piacciono. Quelle che non mi piacciono? Poche! Troppo poche per elencarle.

Sogni nel cassetto?

Vedere questo lavoro, questo settore crescere e pensare di aver contribuito alla sua crescita è il sogno più grande.

Grazie,

Chiara Zanetti

© Riproduzione riservata