Daniele Usai

Lele Usai, Chef stellato ormai istituzione della ristorazione capitolina, si racconta ad UnfoldingRoma, parlando della sua storia, della sua filosofia e del suo "Tino".

1376
0
stampa articolo Scarica pdf
3

Daniele Usai, conosciuto da tutti come Lele, rappresenta da anni una figura cardine della ristorazione romana. Ha condotto il suo marchio di fabbrica, "Il Tino", a livelli straordinari, prima ad Ostia ed ora a Fiumicino. Daniele è da anni un esempio per i più giovani, perchè nella sua vita non ha avuto paura di rischiare, di allontanarsi, di inseguire in ogni modo la sua passione culinaria, spinto dalla sua fame d'esperienza e dal desiderio di coronare il suo sogno. In questa intervista Lele racconta la sua storia, la sua vita, il suo talento.

Daniele, ci puoi raccontare la tua storia?

"La mia storia lavorativa è strettamente legata al mare: sono di Ostia, ho mosso i primi passi dietro mia mamma e mia nonna, entrambe due grandi cuoche. A 14 anni per tirare su qualche soldo ho iniziato a lavorare nei ristoranti, proprio come tanti miei coetanei dell'epoca. Ho studiato da ragioniere e finita la scuola decisi di abbracciare un'esperienza all'estero: andai a Londra, dove ebbi la fortuna di lavorare in una vera cucina professionale, quella di Antonio Carluccio in piena Covent Garden. Adesso è diventata una società per azioni, ma all'epoca avevano un solo ristorante ma di assoluta qualità: proprio lì capii che questo sarebbe stato il mio lavoro. In quegli anni feci una serie di esperienze meravigliose che poi si rivelarono fondamentali per acquisire un certo bagaglio tecnico, senza mai guardare ai soldi ed alla lontananza da casa"

Come si diventa Chef stellato?

"Stellata è una definizione che lascia il tempo che trova. Diventare un bravo Chef comporta sacrifio, sudore e tanta tanta passione. Quello che consiglio ai più giovani è cercare di frequentare case importanti e valide per accumulare bagaglio tecnico, proprio come ho fatto io: una volta acquisita la maggior quantità d'esperienza possibile, uno deve cercare la propria identità"

La soddisfazione più grande per un Chef?

"Decisamente il sorriso di qualcuno che ha appena cenato nel tuo ristorante, senza dubbio".

Come nasce questa passione?

"Come detto in precendenza, la mia passione nasce da mamma e nonna, ma resto convinto che questo ingrediente provenga dal tuo Dna. Onestamente non credo a tutti quei professionisti di altri settori che a 40 e passa anni scoprono che avrebbero sempre voluto fare i cuochi: io non ho avuto bisogno di aspettare tanti anni per capire che questo sarebbe dovuto essere il mio mestiere, era evidente che fosse il mio destino e come tale mi ha richiamato e catturato. 


Parlaci del tuo marchio di fabbrica, Il Tino.

Il Tino storicamente è un'istituzione di Ostia, un ristorante che esistente dal 1950 e che ha letteralmente fatto la storia. Ho rilevato l'attività nel 2006, conservandola fino al 2016. Il nuovo Tino adesso si trova a Fiumicino, a via Monte Cadria, all'interno dell'affascinante cantiere navale Nautilus. Nei dieci anni ad Ostia siamo riusciti a far salire notevolmente il livello del ristorante, fino a conquistare la stella Michelen, ma i limiti strutturali non ci permettavano più di crescere, per questo ci siamo trasferiti non appena compreso che non c'erano più sbocchi per poter migliorare ed aver realizzato che tutto quello che potevamo ottenere all'interno di quel contesto lo abbiamo ottenuto. 

Quali sono le ambizioni future, Daniele?

Le ambizioni son quelle di continuare a crescere: tutto quello che mi porterà a migliorare sarà ben accetto. Di una cosa sono sicuro: la nostra, quella del nuovo Tino, sarà una crescita lenta ma costante. L'obiettivo è costruire passo dopo passo un mattoncino in più, sia sotto il mero aspetto che culinario che strutturale. Questo è quello che posso assicurare ai miei clienti. La storia parla chiaro: siamo partiti ad Ostia con una cucina piuttosto basica ma nel tempo siamo gradualmente e brillantemente cresciuti.  

In bocca al lupo, Daniele 

© Riproduzione riservata