Massimiliano Negus Carli

Credo che il continuo misurarsi con tanti artisti sia di grande aiuto per tutti. Una volta si andava a bottega da qualcuno più bravo fortunatamente succede ancora.

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Unfolding Roma incontra un altro grande personaggio dell'universo dei tatuaggi, Massimiliano Negus Carli. Nel suo studio nel centro di Roma, scopriamo un artista eclettico tra moda, design e passione per il bello e con il progetto di estendere il suo pensiero in diverse direzioni.

Come ti sei avvicinato al mondo dei tatuaggi e cosa ti ha affascinato di questa antica arte?

Ho iniziato ad apprezzare il tatuaggio quando erano in pochi ad averne sulla pelle e ancora meno erano i tatuatori. Mi ha affascinato il grande senso di libertà che intravedevo specialmente nelle vecchie fotografie in bianco e nero che ritraevano personaggi insospettabili completamente tatuati. Marinai, soldati di ventura, ufficiali. Tutte persone che una volta rivestite dei loro panni non lasciavano trasparire alcun segno. Ma invece i segni li portavano sulla pelle e nel loro cuore. Diciamo sono state la mia sete di libertà e la passione per il viaggio le prime molle che mi hanno avvicinato all'arte dell'inchiostro.

A chi ti ispiri per la realizzazione delle tue opere e il tuo punto di riferimento?

Quando ho iniziato a tatuare ero molto affascinato dai grandi nomi americani e inglesi. Mi piaceva e mi piace ancora l'arte del tatuaggio come viene interpretata in Scandinavia. Poi ho iniziato a maturare un gusto personale, sia nella resa, sia nell'immaginario del tatuaggio. Nasco disegnatore, poi tatuatore. Ho sempre amato i grandi disegnatori più dei tatuatori.

La tua clientela e’ eterogenea? Chi sono di solito i più disponibili a lasciarti esprimere?

Molto diversa, sì. Una clientela che differisce molto anche in base alla nazionalità. Ho molti clienti stranieri che dimostrano spesso una maggior apertura rispetto a quelli italiani. Gli scandinavi, per esempio, amano i pezzi piuttosto grandi e danno molto spazio alle idee del tatuatore. Ma in Scandinavia, in Inghilterra e negli Stati Uniti hanno una lunga tradizione nel mondo del tatuaggio e nel momento del confronto con l'artista lasciano una grande libertà di interpretazione. Mi è capitato diverse volte di trovarmi di fronte clienti che mi hanno offerto spazi della loro pelle per esprimere la mia arte senza che avessero una chiara idea di quello che volevano. In Italia è un po' più difficile. I clienti seguono di più il mainstream del momento.

Come nasce il progetto “Wisdomless” e chi ne fa parte? Cosa rappresenta nel panorama artistico e non solo?

Wisdomless nasce come espressione del nostro life-style. Un gruppo di vecchi amici tra cui tre tatuatori. Abbiamo cercato di dare spazio alle nostre passioni e di mettere a frutto i nostri talenti non solo nel campo artistico, ma anche in quello della comunicazione e del marketing. Wisdomless non è solo uno studio di tatuaggi, che poi in realtà sono tre, uno dei quali a Copenhagen, ma anche e soprattutto eleganza maschile e passione per la cucina tradizionale e per il buon bere. In Danimarca e in Svezia abbiamo organizzato spesso eventi in cui i nostri cuochi e i nostri bartender, tutti parte integrante del progetto Wisdomless, hanno fatto onore alla tradizione italiana e al Made in Italy, che in Scandinavia è sempre molto apprezzato. Il progetto Wisdomless rappresenta per la prima volta il tentativo, riuscito, di lavorare come tatuatori e anche come imprenditori su qualcosa di diverso dal mondo del tatuaggio strettamente inteso.

Il tuo stile e’ impeccabile, nel vestire e negli arredi del tuo studio, l'attenzione ai particolari da dove arriva e cosa ti ha influenzato?

Credo sia solo un indotto della nostra cultura italiana e il grande piacere di circondarsi di cose belle. I nostri studi di tatuaggi, come il nostro abbigliamento, sono eleganti e ricercati. Ci piace offrire ai nostri clienti un'atmosfera piacevole e conviviale. Specialmente all'estero, il cliché dell'italiano elegante e dai modi ricercati ancora funziona. In Svezia una nostra cena organizzata da un club è stata particolarmente elegante. Oltre al dress code c'era un quartetto d'archi che accompagnava le arie di un soprano. Quando hanno iniziato a suonare la colonna sonora de “Il Padrino”, è stato molto divertente.

Chi hai tatuato prima di diventare esperto?

Come tutti i tatuatori che muovono i primi passi nell'arte del tatuaggio ho iniziato su amici, familiari e sulle parti del mio corpo che riuscivo a raggiungere.

Una domanda che vorrei porti riguarda l’arte dei tatuaggi maori, sono andato a vedere una mostra fotografica e sono rimasto colpito dal linguaggio visivo per raccontare una storia di famiglia, uno status, una fase di passaggio, la leggendaria tradizione del popolo polinesiano rimane ancora adesso un tatuaggio richiesto?

Varia molto la richiesta dei tatuaggi. Ci sono stili che per lunghi periodi vanno per così dire di moda, poi vengono un po' dimenticati e trascurati. In questi anni i tatuaggi legati alle tradizioni di cui parli non hanno avuto una particolare incidenza ma sono sempre richiesti anche se in misura minore. Di sicuro non sono, però, tra quelli che amo di più.

Da amante della cultura e delle mostre, per intervistarti mi hai fatto ricordare un mio viaggio fotografico fra le centenarie berbere dai volti tatuati. Un tempo era simbolo di bellezza, oggi l’Islam lo considera peccato, che idea hai delle religioni che imprigionano le libertà individuali ?

Sono temi molto delicati. Mi piace studiare le tradizioni degli altri popoli ma sono fortemente legato a quelle nostre occidentali. Il mio giudizio risentirebbe molto della mia cultura quindi non mi sento di esprimerne alcuno. Credo che la religione benché fatto molto sociale, prima di tutto abbia bisogno di un'adesione personale alla scelta di Fede. E credo che la scelta di Fede sia legata alla libertà e al libero arbitrio. Temi troppo delicati per una chiacchierata sui tatuaggi.

In Francia dopo i drammatici attentati nel mese di novembre ci sono stati, parecchi tatuatori che hanno cominciato a imprimere simboli parigini per non dimenticare; un giusto modo di esorcizzare la paura?

Da noi, che io sappia, non abbiamo tatuato nessun simbolo parigino, poi ognuno è libero.

Parliamo di dragoni, tigri e lottatori di sumo, il festival di Nanning ha messo in vetrina i migliori tatuaggi ispirati all’arte figurativa cinese e non solo. Quanto è importante l'impatto visivo del tatuaggio ?

Tutta la nostra civiltà attuale è fortemente una civiltà visiva. Quindi l'impatto necessariamente anche per l'arte del tatuaggio deve essere innanzitutto visivo. L'arte è rappresentazione. Spesso del reale, spesso di concetti astratti. Ma in ogni caso è arte visuale. Il tatuaggio resta inciso sulla pelle per tutta la vita e anche sei mesi dopo la morte. Deve essere qualcosa che dica a se stessi e agli altri qualcosa. Il tatuaggio resta un messaggio. Anche solo se come fatto estetico, è pur tuttavia un messaggio.

I tatuaggi acquerello sono la specialità di Ondrej Konupcik, un tattoo artist di 31 anni originario della Repubblica Ceca. Konupcik si è fatto un nome non solo grazie alla sua bravura e al suo stile, ma anche per il riguardo che mostra verso i clienti, “Lavoro solo con un cliente al giorno, in modo tale da avere tempo necessario da dedicare a chiunque e creare un tatuaggio perfetto”. Non ha cataloghi e disegna gli schizzi personalizzati direttamente sulla pelle dei clienti, un'innovazione interessante ?

Ho conosciuto diversi artisti che specialmente nella Repubblica Ceca si esprimono attraverso l'acquerello. Credo sia un po' la moda del momento. Una volta entravi in uno studio di tatuaggi e chiedevi un tatuaggio. Uscivi con qualcosa che per capirci assomigliava ai tatuaggi di Sailor Jerry. Oggi l'arte del tatuaggio è più ricca e gli artisti amano forme d'arte più ricercate e raffinate. Fa parte del nostro tempo.

Sei dell'idea che una tua opera debba essere subito osservata ed ammirata oppure preferisci che questa immagine si sviluppi nel tempo ?

Non credo che l'una escluda l'altra. Il tatuaggio è una forma d'arte che dura limitatamente. Resta la fama del tatuatore. Che spesso è artista più completo dei tatuatori di qualche decennio fa. Le mie opere sono indossate adesso. Prevale l'hic et nunc. Ma sicuramente potrebbe rimanere la memoria di un tatuatore romano che viaggiava molto e tatuava in giro per il mondo.

Il libro "100 Years of Tattoos" di David McComb raccoglie centinaia di fotografie vintage che testimoniano la diffusione del tatuaggio "total-body" ben prima che la moda esplodesse nella seconda metà del ventesimo secolo. Uno scatto degli anni '20 ritrae un tatuatore al lavoro sul braccio di una modella. Ora tra i tanti tatuaggi che hai eseguito ne devi scegliere uno che merita di essere pubblicato in questo splendido libro, quale?

Ci starebbe bene il dente, il molare simbolo di Wisdomless. Il dente del giudizio; giudizio che abbiamo perso con l'estrazione del dente.

Il tatuaggio è diventato uno status simbol?

Credo lo sia sempre stato. Forse oggi lo è di meno perché più accessibile a tutti. Una volta era simbolo di qualcosa di forte, importante, nascosto. Oggi è più una moda. Almeno così mi sembra.

Quali sono i soggetti più richiesti per i tuoi lavori?

I volti di donna e direi anche le rose, per uomini e per donne. Forse un certo romanticismo non è mai tramontato.

Hai mai rifiutato un tatuaggio particolare e perché? L’etica nel tuo lavoro esiste?

Viso, mani, testa, tendenzialmente non li tatuaiamo. Non di certo su minorenni. L'etica esiste. Guai se non esistesse. Sconsigliamo anche di tatuare i nomi delle persone amate. Di questi tempi è molto rischioso.

Ti è mai capitato di mettere una "copertura" a opere di altri colleghi?

Le coperture sono inevitabilmente "coperture" di lavori di altri colleghi. Di colleghi che conosco, non mi è mai capitato.

L'arte del tatuaggio dove è più sviluppata? Dove nasce il disegno su pelle?

Il tatuaggio è un fenomeno mondiale. Globale. E direi che in quanto fenomeno globalizzato è diffuso ovunque. Certo temo non lo sia in Corea del Nord, ma chissà. La storia del tatuaggio è storia dell'umanità. Gli uomini cosiddetti primitivi erano tatuati. Anche in virtù di presunte proprietà curative dei tatuaggi. Sono arti antiche che arrivano a noi dopo percorsi di millenni.

Un tatuatore credo debba aggiornare costantemente la sua tecnica, come e dove farlo?

Credo che il continuo misurarsi con tanti artisti sia di grande aiuto per tutti. Una volta si andava a bottega da qualcuno più bravo fortunatamente succede ancora.

Chi si fa tatuare per la prima volta quanti anni ha di solito?

Non ho una statistica a riguardo, ho tatuato ragazzi giovani e signore di una certa età che per la prima volta entravano in uno studio di tatuaggi. Credo non ci sia un'età.

Cosa ti piace bere bei momenti di relax?

Mi piace la Guinness, quella vera fatta come si deve, ma apprezzo anche alcuni single malt e qualche torbato.

Che musica ti piace ascoltare sia a lavoro che nella vita privata?

Amo molti generi, il rock, il blues, lo jazz e tra gli artisti sicuramente Johnny Cash e i Rolling Stones.

Se non avessi avuto il tuo lavoro attuale cosa avresti voluto fare?

Il ricco di famiglia (ride)

A chi diresti grazie? Prossimi appuntamenti e impegni futuri?

Stiamo seguendo l'apertura di altri due studi in giro per l'Europa. Prossimi impegni, le convention all'estero. A Pasqua in Svezia. Ringrazio tutti gli amici e la famiglia. Ciao mamma!

di Stefano Boccia per Unfolding Roma

Info:

Wisdomless Tattoo Club Roma - Copenhagen

Tatuaggi e Piercing

Via Sora 27, Roma +39 06 64760651+39 06 64760651

Via Nomentana 668, Roma +39 06 90024844

Colbjornsensgade 11, 1652 Copenhagen +45 50200726

fb Massimiliano Negus Carli / Wisdomless / Wisdomless Copenhagen Tattoo Club

Special thanks: Tristram Shandy / Eleonora Urbani


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