Patrizio Orlandi

Ci piaceva il discorso dell'eco-design e del recupero dei materiali, che per noi è il mercato del futuro e ci siamo buttati in questa avventura.

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NYOM è un laboratorio di design sostenibile che progetta e realizza accessori e componenti di arredo con materiali di scarto di varia natura, in particolar modo provenienti dagli autodemolitori. La trasformazione di questi elementi si concretizzano in prodotti unici di artigianato di qualità interamente confezionati a mano che mescolano street urbano ed ecodesign.

Abbiamo incontrato uno dei protagonisti di questa avventura, Patrizio Orlandi.

Ciao Patrizio, e complimenti per il bel progetto! Iniziamo dal principio. Nyom: cosa significa?

Nyom è stata un'inventiva perché a livello commerciale non riuscivamo a trovare un nome unico e originale. Ascoltavo una canzone dei Pink Floyd, Money, e abbiamo giocato con il titolo, lo abbiamo anagrammato ed è saltato fuori Nyom. Ci piaceva l'assonanza, era breve e rimane in mente alle persone.

Passiamo ora dal nome al vostro logo: un musetto di cane. E' indice di particolare attenzione e amore verso il mondo animale?

Sì, principalmente era questo il discorso. Eravamo in difficoltà anche con il logo perché sembra esista già tutto in ambito commerciale. Questa cagnetta esiste veramente, si chiama Sara, è della mia socia e compagna Daniela ed è identica al logo, un orecchio su e uno giù e un occhio celeste perché è incrociata con un husky. Grazie a un amico grafico, abbiamo ottenuto un'immagine stilizzata e resa più aggressiva in stile street ma è proprio lei!

Qual è la vostra storia personale e come vi ha portato a questa avventura?

A causa dell'attuale situazione lavorativa abbiamo deciso di puntare su di noi. La nostra avventura è iniziata due anni fa, quando entrambi eravamo in difficoltà a livello lavorativo, per colpa sia della crisi sia della mancanza di lavoro, abbiamo deciso di investire su di noi. Ci piaceva il discorso dell'eco-design e del recupero dei materiali, che per noi è il mercato del futuro e ci siamo buttati in questa avventura. Avevamo dei fondi da parte, la mia compagna e socia lo faceva già da qualche tempo ma sempre a livello amatoriale, e abbiamo voluto concretizzare al meglio aprendo il laboratorio. Per i primi mesi abbiamo studiato i vari progetti per i prodotti ed i materiali e ora siamo arrivati alla creazione di una cinquantina di prodotti, dal portachiavi a prodotti per animali, guinzagli e cuscinoni, alle borse, cercando di comprendere tutti i vari campi settoriali con oggetti di riciclo ben fatti e fondamentalmente indistruttibili. Tra i vari prodotti ci teniamo particolarmente a ricordare che realizziamo tracolle per chitarra, ultimamente consegnato ai Marlene Kuntz, ma da tempo costantemente usate da Giancane del Muro del Canto, da Ilenia Volpe che è una nostra cara amica che in questi giorni sta lanciando il suo ultimo disco, dagli Etruschi from Lakota, da Adriano Viterbini, dagli AURA e dagli Abusivi.

Tra arte e artigianato, la vostra attività coniuga creatività e manualità. Ci raccontate come avviene la produzione? Quali sono le diverse fasi?

Iniziamo con il recupero del prodotto negli sfasciacarrozze, quindi delle cinture di sicurezza che è il nostro materiale di base di partenza, alternandole nella produzione con le camera d'aria delle biciclette, banner pubblicitari ed altri materiali recuperati. L'attinenza principale rimane però quella dell'automobile. Poi si prosegue con le fasi di selezione, lavaggi, tagli e bruciature per poi selezionare nuovamente per ottenere la cintura perfetta per il prodotto finale. Infine si conclude con l'assemblaggio per realizzare il prodotto finito.

Quali sono dunque le vostre competenze pregresse e quanto invece avete dovuto imparare a fare ex-novo?

Noi non veniamo da questo mondo, non avevamo nessuna base attinente alla progettazione e alla creazione di borse e oggettistica varia. Daniela è ingegnere edile, mentre io sono operaio specializzato, quindi ci siamo ritrovati a dover imparare tutto dall'inizio. Ovviamente facciamo tutto da soli, dal recupero all'assemblaggio finale, mentre per quanto riguarda la grafica e la pubblicità abbiamo degli amici che ci aiutano.

Da cosa è nata l'idea di utilizzare materiale di scarto proveniente dagli autodemolitori?

Come dicevo prima, Daniela, la mia compagna e socia, già operava in questo senso e insieme siamo diventati molto attenti al tema del riciclo. La cintura di sicurezza è costituita di materiali altamente inquinanti e abbiamo visto che è l'unica parte della macchina che viene buttata, ma al tempo stesso è molto resistente, malleabile e ha una bella riuscita nel prodotto. Così facendo, rimaniamo unici nelle nostre creazioni.

Quali sono i vostri canali di vendita? Come siete riusciti a inserirvi nel mercato?

All'inizio dell'avventura, con il classico passaparola. In seguito, attraverso la creazione del nostro sito, poi ci siamo avvalsi di alcuni negozi che vendevano i nostri per noi, senza dimenticare i social che si sono rivelati fondamentali in questo lavoro perché sono fonte di pubblicità e diventano un momento di contatto diretto e immediato con le persone, perché se un oggetto piace hai un riscontro immediato, sia su facebook, dove abbiamo circa 5000 contatti, che su Instagram ed altri social network. I nostri prodotti sono praticamente unici. Le persone si mostrano piuttosto incuriosite ed attirate, e a noi piace molto interagire con loro, per esempio a conclusione di un prodotto chiediamo se piace un nome o indizi su altre caratteristiche.

Il design nasce con la volontà di rendere oggetti di uso quotidiano funzionali e accattivanti per tutti. Poi ha subito un’involuzione ed è diventato un concetto d’elité. Voi a quale design guardate?

Dunque, per come lo intendiamo noi, l'artigianato dovrebbe essere per tutti. Il made in Italy andrebbe riscoperto, anche perché la mercificazione dell'oggetto è quello che ci ha portato al classico prodotto non fatto bene e che va a toccare dei tasti non proprio limpidi. Noi abbiamo preferito fare prodotti estremamente variegati, da quello che costa dieci euro a creazioni molto più elaborati che arrivano anche a 400/450 euro. Avere un prodotto d'elitè che rimane invenduto non ha senso per noi, che siamo partiti dal basso, solamente con le nostre forze, senza chiedere finanziamenti a nessuno, forti della decisione di voler essere indipendenti su tutto. Per il momento abbiamo buoni riscontri e andiamo avanti così.

Ecologia, riciclo, sostenibilità e filosofia responsabile sono i valori da voi proposti – Leonardo di Caprio nel suo discorso durante la serata di premiazione degli Oscar ha portato l'attenzione anche sull’ambiente e sull’impatto negativo che l'uomo ha sul pianeta. Questo è un argomento sentito o se ne discute ancora troppo poco?

Purtroppo queste tematiche a livello globale non sono particolarmente seguite. Se si pensa agli ultimi incontri tra i grandi del mondo, sembra chissà cosa stanno cercando di fare per abbassare la temperatura del pianeta di mezzo grado. La situazione è drammatica e non so quando apriremo davvero gli occhi. Basta darsi un'occhiata in giro, per esempio cosa sta succedendo in Cina, con milioni di persone immerse nello smog come fosse nebbia. Il mondo dovrebbe andare verso un'ottica di ecologia e attenzione all'ambiente, che poi è quella che avevano i nostri nonni ed i nostri bisnonni. Poi sfortunatamente l'industrializzazione ha portato l'inquinamento e alla situazione tragicomica attuale. Noi e il nostro brand puntiamo molto su queste tematiche perché crediamo sia l'unica strada da percorrere per tornare sui nostri passi. Altrimenti il futuro si presenterà come un salto nel buio.

I nomi di borse e di altre vostre creazioni dimostrano un forte legame con Roma. Qual è il vostro rapporto con la città eterna e come la vivete?

Sì, il legame con Roma è dovuto principalmente al fatto che la nostra idea è nata qui. Conferendo soprattutto all'inizio e per le borse nomi che riguardassero questa città, prendendo spunto da vie antiche o nomi propri di personaggi storici dell'antichità, abbiamo voluto stringere questo legame dando forza alla nostra presenza sul territorio. Il nostro laboratorio è vicino a piazza Lodi, nei pressi di San Giovanni Pigneto, quando ci affacciamo dalla vetrina possiamo vedere l'acquedotto romano e volevamo che questa fosse una delle caratteristiche alla base del nostro progetto. Roma è la città in cui viviamo, oltre a essere la capitale italiana, e noi l'amiamo. Tutti dovrebbero amarla un poco di più forse, visto anche la situazione di abbandono e noncuranza in cui versa la città, mal gestita negli ultimi venticinque anni. La politica ha divorato tutto come un orco ed a noi giovani è rimasto poco. Per questo abbiamo deciso di investire sulle nostre forze e su una nostra idea di laboratorio di riciclo, piuttosto che essere schiavizzati in un lavoro che non dà neanche la sicurezza di ricevere lo stipendio a fine mese. Non sappiamo come andrà a finire, ma almeno non avremo il rimpianto di non averci provato.

Infine, quali sono i progetti futuri che avete in cantiere?

A livello di produzione abbiamo due progetti che stanno nascendo proprio in questi giorni, tra cui un nuovo modello di borsa, ma siamo ancora nella fase di ideazione e di bozze. A livello lavorativo invece dobbiamo fare una fiera a Firenze dal 23 aprile al 01 maggio, LXXX Mostra dell'Artigianato Italiano alla Fortezza da Basso. Per concludere, vorremmo con grande piacere Invitare tutti a venire a trovarci non solo in fiera a Firenze , ma anche qui a Roma direttamente nel nostro laboratorio!

Valentina Zucchelli

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