Marco Gasperetti

Fare un lavoro creativo non significa stare sotto le palme ad aspettare l’ispirazione, te la fai venire disegnando a raffica

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Il mio sogno era quello di “fare i cartoni animati” anche quando non sapevo cosa significassero esattamente, ma li volevo comprendere perciò  lavorando duramente ci sto riuscendo, ti assicuro non è facile. Dopo questo cappello che definisce il “personaggio” Marco Gasperetti mi presento meglio: sono nel mondo dell’animazione da qualcosa come vent’anni tra alti e bassi collaborando con alcuni studi italiani e facendo la mia gavetta. Soddisfazioni? Beh si, ci sono state ovviamente, già il poter fare un lavoro che ti piace è una soddisfazione! Arrivare ad insegnare alla Scuola Internazionale di Comics è una delle ultime, un’altra quella che sento più mia è l’aver pubblicato due anni fa “Flashtoons” un manuale sulle tecniche di animazione vettoriale. L’idea era di mettere su carta la mia esperienza nel settore, molto tecnica andando a riempire uno “scaffale” che in Italia era ed è decisamente vuoto. Il genere di animazione che mi piace guardare è quella un po’ retrò della serie animata di Batman ma anche il più moderno e Gumball. Ho una viscerale passione per le vecchie serie tv, quelle della mia generazione, a partire da He-man e i Dominatori dell’Universo, passando per Scooby doo e gli antenati per arrivare a Goldrake e Lady Oscar che sono stati forse quelli che mi hanno spinto a fare questo genere di lavoro. Il mio stile risente quindi di tutte queste influenze, più quelle americane che quelle giapponesi, per farti un’idea puoi fare un giro sul mio blog https://marcogasperetti.wordpress.com lì ogni tanto pongo un po’ di quello che faccio, incluso un piccolo progetto animato che realizzo nei ritagli di tempo e si chiama Kill fish on the web.

Il primo argomento che avrei piacere di trattare, riguarda i drammatici fatti di Parigi! Una tua riflessione a riguardo.

Inutile dire che si è trattato di un evento davvero spaventoso, come del resto lo sono tutti gli attacchi terroristici. Non voglio certo sminuire nulla. In questo caso però la cosa che più mi ha scioccato è stato l’obiettivo a cui hanno mirato. Questa volta non era semplicemente ferire l’occidente, gli “infedeli”, ma avevano un obiettivo preciso: colpire la libertà di espressione.

In questi giorni si è tanto parlato della liberta di espressione; credi che da quel tragico mercoledì, il modo di fare satira cambierà?

La satira nasce con l’antica Grecia e mirava sempre ad “attaccare” le forze politiche, attaccava chi stava in alto e lo portava in basso ma non nel senso negativo del termine, diciamo che ne metteva in evidenza i difetti, gli errori e anche la mancanza di umanità. La satira è quindi sempre esistita attraverso i secoli, le monarchie, le guerre ed è arrivata a noi e non si fermerà adesso! Credo sia impossibile che questo evento, per quanto tragico, possa fermare la vera satira e chi la fa. Aggiungici pure che la strage di Parigi ha mosso sensibilmente l’opinione pubblica mondiale, i terroristi non sono riusciti a spegnere la fiamma della satira e sopratutto di quella francese.

Anche se in realtà fai cartoni animati immagino che i recenti avvenimenti abbiano modificato la tua visione della professione di disegnatore? E’ aumentata la stima nei confronti di coloro che svolgono questo lavoro?

La stima per chi disegna e lo fa con passione c’è sempre ed è tanta, non cambia assolutamente il fatto che ora chi fa satira possa divenire un possibile bersaglio di cellule terroriste.

Imponi   limiti morali, etici - professionali alla tua creatività?

No perché mai dovrei? Tanto poi ci pensano gli altri eventualmente ad imporli. Se guardi la programmazione televisiva italiana noterai, parlando di animazione, che nella tv di Stato vanno determinati cartoni, molto politically correct diciamo. Ma appena ti sposti su uno dei tanti canali che fa riferimento a Cartoon network o Disney channel, ma anche sulle reti Mediaset, scopri un mondo nuovo. I cartoni non devono necessariamente essere educativi (o almeno non solo dipende dalla fascia di età a cui fanno riferimento naturalmente) ma devono intrattenere! Non è un caso che i Simpson vadano avanti da qualcosa come 25 anni, e i Simpsons, per ricollegarci a Charlie Hebdo, fanno satira sulla società americana da praticamene un quarto di secolo e lo fanno toccando temi politici, sociali (come i matrimoni gay, il razzismo, il bullismo), sulla televisione, e sulle religioni! In Rai una cosa del genere non sarebbe mai passata, piuttosto manderebbero in onda i cartoni di Don Matteo! (che non esistono per fortuna, ma esiste il fumetto…)

Sentirsi “Charlie Hebdo” può essere retorico? Alimentando in maniera esponenziale l’ipocrisia umana?

Beh direi che in certi casi un poco di retorica può essere l’inconsapevole veicolo per diffondere un messaggio. Mi spiego, i social network sono un amplificatore incredibile della realtà, mi viene quasi da usare il termine realtà aumentata. Per fortuna spesso però dietro alla condivisione di un’immagine o di un messaggio c’è la consapevolezza piena di quanto si sta facendo e quale messaggio si vuole veicolare. In altri casi c’è molta disinformazione oppure un’informazione distratta. Nei casi peggiori si fa perché lo fanno tutti. L’ipocrisia umana non ha certo bisogno di Hebdo per manifestarsi lo fa in altre mille occasioni politiche e sociali praticamente ogni giorno.

In questi giorni, sempre dopo i fatti di Parigi, nella capitale si è rafforzato il controllo del territorio, creando cosi un clima di forte tensione. Ti senti realmente minacciato come cittadino?

Si è rafforzato il controllo? Ma davvero? Come? Dove? Quando? Io non ho notato cambiamenti di nessun genere. Hanno aumentato la sorveglianza nelle metropolitane? Non mi sembra proprio! Questa è ipocrisia e ad alto livello. Soprattutto perché purtroppo i gesti terroristici non sono prevedibili quindi che controlli aumentano? Devo verificare negli aeroporti italiani, forse lì qualcosa è cambiato…

Le religioni spesso sono pretesti per limitare la libertà umana, qualunque sia il culto che si professi, sopratutto quando si trattano argomenti sulle diversità… qual è la tua opinione?

Concordo con quanto dici. Seguire una fede religiosa impone una serie di regole che poi si tenta di imporre anche a chi quella fede non la condivide. Ti faccio un esempio: l’eterna diatriba sui crocifissi nelle scuole italiane: devono stare lì perché siamo una nazione cattolica, lo dicono in molti (troppi). La costituzione dice una cosa diversa nell’articolo 7 che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.” Ma chi professa una religione diversa deve subire il crocifisso perché sta “a casa nostra”! La costituzione italiana all’articolo 8 recita: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in modo di non contrastare con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]” quindi è abbastanza chiaro che la religione tende a voler limitare la libertà degli altri. La questione crocifisso a scuola è solo un piccolo esempio, quindi immagina quanto qualunque altra “pretesa” di un ateo o di un mussulmano  sia inammissibile. 

Hai una tua fede?

No, non professo nessuna fede, cerco di comportarmi in maniera civile, rispettando gli altri, cosa che, mi permetto di dire non è prerogativa di chi professi una fede religiosa ma di chiunque. E non ho nemmeno interesse in quello che avverrà dopo la mia morte in un ipotetico aldilà. Stare fra cherubini in sottana che suonano l’arpa per tutta l’eternità, diavoli che “arrostiscono” anime sui fuochi eterni o vergini che mi attendono dall’altra parte, no grazie tutto questo non fa per me, quando morirò beveteci su.

Pensi che potranno mai esistere future società in cui non ci saranno più razzismo ne’ distinzioni dei sessi ?

Ho visto sul web una bellissima vignetta, post Charlie Hebdo, in cui si vedevano di spalle Gesù e Maometto che seguivano il corteo funebre e uno dice all’altro: “Ma cosa abbiamo sbagliato?” e la risposta laconica: “Abbiamo sbagliato specie…” Faccio di questa immagine la mia riposta. Sarò pessimista ma veramente sarebbe da ingenui credere che le cose possano cambiare, la nostra stessa storia ci insegna che siamo una specie belligerante e per motivi futili e che teniamo decisamente poco al nostro ambiente.

A breve ci saranno le elezioni del nuovo presidente della Repubblica italiana : una personalità carismatica che ti piacerebbe vedere eletto ? Magari una donna?

L’Italia dal mio punto di vista è ancora troppo “maschilista” per permettere ad una donna di avere la massima carica dello Stato, appartenendo ad una minoranza? Improbabile. Io darei senza ombra di dubbio il mio voto, se fosse possibile, a due nomi importanti: per un presidente donna Mary Poppins, non mi viene in mente nessun’altra, più amorevole e interessata al bene del prossimo. Per un presidente uomo Paperon de’ Paperoni, ok non è umano ma lo è sicuramente più di molti altri…certo lui è un po’ troppo interessato al denaro..al suo denaro. Meno interessata è Mary Poppins. Sono ironico ovviamente mi rendo conto che questi personaggi non esistono ma esiste davvero qualcuno in grado di fare gli interessi del popolo italiano e non i propri?

Torniamo a parlare di animazione! Qual è il tuo personaggio preferito ?

Sono diversi i personaggi che amo, e per diverse ragioni. Partendo dalle produzioni di Hanna & Barbera che hanno veramente dato una svolta al modo di intendere l’animazione portandola a livello più commerciale, che non è necessariamente sinonimo di pessima qualità. Personaggi come Yoghi, Braccobaldo, Scooby Doo e i Flintstones sono tra i personaggi indimenticabili. In questo filone si inseriscono pure i Puffi anche se risentono molto della trasposizione televisiva che ha snaturato molto l’idea dei fumetti di Peyo, ma nonostante questo arrivano a ben 256 episodi. Apprezzo comunque sempre le innovazioni e gli innovatori, questo perché negli anni ottanta lo stile dei cartoni tv si era decisamente appiattito e impoverito, senza una ricerca di stile preciso. Negli anni novanta invece escono fuori diversi nomi, fra cui Bruce Timm che ha ricreato un genere e uno stile con il suo Batman Animated, Genndy Tartakovsky e il piccolo scienziato Dexter o anche Craig McCracken con le sue Superchicche per citare davvero dei grossi innovatori. In seguito c’è stata tutta una serie di cartoon che ha seguito un po’ la scia di Adventure Time e il mondo di Gumball che è un modo di pensare i cartoni animati davvero in maniera eccezionale, divertente e libera. Sul versante nipponico, che seguo molto ma che non conosco così bene mi viene da citare il maestro Osamu Teztuka con il suo Astroboy anche lui all’epoca fu un innovatore nell’animazione. Altri grandi artisti sono per me Shingo Araki (lady Oscar, i cavalieri dello Zodiaco), Katsuhiro Ōtomo (Akira), In pratica mi sembra chiaro che più che un personaggio io sia interessato ad artisti e all’innovazione. Vorrei aggiungere che in Italia ci sono studi che lavorano da sempre o che si sono affacciati di recente sul mercato e sono davvero degni di attenzione al pari dei nomi sopracitati. Mi vengono in mente lo studio di Bozzetto e la Graphilm Entertainment per citare due nomi presenti sulla scena da molti anni, oppure i più giovani Cartobaleno, insomma il settore è vivo e vivace.

Qual’è un libro che un professionista come te non può assolutamente dimenticare in procinto di un lungo viaggio?

Dici a parte il manuale sulle tecniche di animazione che ho scritto io? ahaaha! Diversi libri ma voglio contenermi quindi ti dirò che un must è Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut. A seguire direi che vale la pena leggere la graphic novel (in realtà sono tre volumi) La Marcia del Granchio di Arthur de Pins, una biografia di Disney, consiglio Walt Disney il principe nero di Hollywood di Eliot Marc che nulla toglie al lavoro fatto da Disney ma rende diciamo più credibile la sua storia. Parlando di autori Italiani giovani ho letto Intervista a Carlo Chendi (storico sceneggiatore di Topolino & co)scritto da Sergio Badino, che fa il quadro di un’ epoca e di un mondo del fumetto che ormai è un po’ lontano ma sempre molto affascinante.

Hai partecipato a vari corsi in qualità di insegnante! Quali sono le cose che reputi essenziali da trasmettere agli allievi? Quali sono gli elementi fondamentali per creare un proprio stile?

L’urgenza di lavorare sottopressione? Ok sembra un paradosso ma fare un lavoro creativo non significa stare sotto le palme ad aspettare l’ispirazione, te la fai venire disegnando a raffica e mentre lavoro lei arriva o almeno questo è il mio metodo. Per crearsi uno stile bisogna magari prima conoscere gli altri stili seguendo le proprie inclinazioni e i propri gusti ovviamente. Guardare molti film di animazione e serie animate. Cercare in rete gli schizzi realizzati dagli autori che ci interessano. Io quando li trovo tendo a comprarmi i vari art book dei film o degli autori che preferisco. Insomma anche in questo caso starsene con le mani in mano non aiuta, bisogna guardarsi intorno e magari assimilare uno stile per poi personalizzarlo.

Ci sono angoli di Roma che ti ispirano in modo particolare e sollecitano il tuo estro creativo? Quali ?

Sinceramente Roma è tanto bella quanto un po’ pattumiera, inutile recriminare ai turisti, esiste il detto se vai a Roma fai come i romani quindi è colpa nostra che maltrattiamo la città. Un posto suggestivo è piazza Mattei con la fontana delle Tartarughe. Ma anche posti come Castel Sant’Angelo o il Colosseo sono banali ma interessanti, purtroppo troppo caotici, meglio rifugiarsi a Villa Pamphili!

Quali sono i progetti per il futuro? Sogni di aprire una scuola di fumetti tutta tua ?

Onestamente no, troppo impegnativa inoltre la concorrenza è troppa. L’insegnamento è bello mi piace e mi ci sento portato. Probabilmente l’idea è di andare a lavorare all’estero, restando comunque in Europa. La Francia, L’Inghilterra e la Germani producono cose interessanti. Quindi diciamo che in realtà non faccio veri progetti, tendono a naufragare facilmente, facciamo che seguo un flusso…

Mi piacerebbe concludere questa intervista con una citazione di Umberto Eco e cioè “che è bellissimo invecchiare..”; come ti vedi tra trent’anni ?

In pensione…ah! no siamo in Italia, credo che mi troverete ancora a lavorare in un modo o nell’altro e con gioia. Ma se invece emigro beh cercatemi sotto la tour Eiffel, anzi no lasciatemi in pace.

Grazie Marco per la tua disponibilità ! 

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