LA FIEREZZA DI CHIAMARSI TOTTI

LA FIEREZZA DI CHIAMARSI TOTTI

IL MOMENTO CHE VOLEVO NON ARRIVASSE MAI. CONCEDETEMI UN PO' DI PAURA...

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ROMA (4-2-3-1): Szczesny; Ruediger, Manolas, Fazio, Emerson (17′ Mario Rui); De Rossi, Strootman; El Shaarawy (68′ Perotti), Nainngolan, Salah (54′ Totti); Dzeko.
A disp
.: Lobont, Alisson, Bruno Peres, Vermalen, Juan Jesus, Grenier, Gerson, Paredes. All. Luciano Spalletti



GENOA (3-5-2):Lamanna; Biraschi, Muñoz, Gentiletti (56′ Cataldi); Lazovic, Miguel Veloso, Cofie, Laxalt; Hiljemark, Palladino (49′ Ninkovic); Pellegri (68′ Ntcham).
A disp.: Rubinho, Zima, Burdisso, Morosini, Beghetto.
All. Ivan Juric



Arbitro: Tagliavento
Guardalinee: Di Liberatore – Lo Cicero
IV uomo: Peretti
Addizionali di porta: Di Bello – Pairetto




Questa favola comincia 25 anni fa...

Ma le favole, quelle belle, hanno sempre un lieto fine, questa che vi racconterò finisce con un groppo alla gola e tante lacrime, forse di gioia ma anche di dolore.

Finisce con una partita, com'era cominciata, sudore, occhi lucidi, batticuore, emozioni, una partita che aveva racchiusi in sé tanti significati che non poteva e non doveva finire in modo diverso.


La storia di Francesco è un sogno ad occhi aperti, comincia in un cortile: un ragazzino, un pallone e una passione che va oltre. Da quel giorno i palloni toccati da Francesco sono stati migliaia, ma per lui quel pallone è sempre stato lo stesso, lo stesso che ha calciato in curva per l'ultima volta, lo stesso al quale ha scritto “mi mancherai”.


Quel pallone ha significato tanto, ha cresciuto quel ragazzino facendolo diventare prima un idolo, poi un padre, poi un uomo, quel pallone ha fatto innamorare generazioni, ha cullato i sogni di tifosi ed appassionati, ha formato caratteri e aperto cuori, si, un pallone è riuscito dove forse tante parole hanno fallito. Nel calcio le parole non servono e di solito quelle che si riescono a percepire durante una partita sono anche poco lusinghiere, un pallone ci ha permesso di conoscere una persona fuori dal comune, un ragazzo che, grazie al suo talento, ha fatto tanto anche fuori dal campo di calcio aiutando e mettendosi in prima linea per il prossimo, sempre all'ombra con molta umiltà senza ringraziamenti formali e senza pubblicità se non quella gratuita di chi, testimone passivo delle sue gesta, ha voluto riconoscergli il giusto tributo ma come nel suo stile senza “strillare” troppo.


Così stasera è stata più dura del solito calciare quel pallone, lui che l'ha sempre accarezzato e rispettato, stasera l'ha allontanato da se “per Sempre” con tutta la rabbia ed il dolore di chi non vorrebbe staccarsi dalla cosa più cara che ha, ha affrontato la giornata più lunga della sua interminabile carriera, quella durissima mezz'ora di gioco che avrebbe voluto non finisse mai, quell'abbraccio infinito di uno Stadio e del Mondo intero, sessantamila intorno a lui fisicamente ma milioni di persone strette intono all'uomo prima che al giocatore, quasi intimorito in quel giro di campo, lui, così timido e riservato si guardava intorno stupito da tanto affetto, un amore per i colori che lui ha contribuito ad alimentare in tutti questi anni, per lui, per quello che ha trasmesso, per la voglia e l'allegria che ha sempre messo in ogni sua partita, stasera ha voluto tutti i suoi cari a fargli forza, la moglie, i figli, il fratello, i genitori, gli amici e...noi, una lettera scritta con amore ed interrotta solo dai singhiozzi e dagli applausi, come succede alle feste di famiglia, quando sei il festeggiato e ti “tocca” il discorso, quello che vorresti facesse sempre un altro al posto tuo, ma stavolta no, non sarebbe stato possibile, troppi i volti rigati dalle lacrime, sugli spalti, in campo, in panchina, a casa, al pc, al telegiornale, Francesco stavolta ha dovuto prendere il microfono e dire la sua, seriamente e senza filtri, ha ringraziato, come ha sempre fatto da quando lo conosciamo anche se non sa che a ringraziarlo di tutto in realtà siamo sempre stati solo noi, per aver sempre creduto in quello che faceva, per essere rimasto quando avrebbe potuto andare...quando ha pensato sempre prima alla Roma che a se stesso.


90' minuti, l'ultima partita di un campionato strano, a volte scontato ma in alcuni tratti folle. La strana sensazione di ritrovarsi a giocare per conquistare un secondo posto che valeva moltissimo, lo stadio pieno, i cori, i colori, le bandiere, già, l'atmosfera così densa e pesante per certi versi ha contribuito ad alimentare la difficoltà di un match non impossibile sulla carta. La Roma entra in campo con mestizia, stordita da un Olimpico pieno forse più dell'ultimo scudetto conquistato, il Genoa ne approfitta e trafigge già al terzo minuto di gioco una difesa troppo ballerina, Pellegri, schierato a sorpresa al posto dell'infortunato Simeone, intercetta un bel pallone direttamente dalle retrovie, si porta in avanti dribblando Manolas e tiro diretto alle spalle di Szczesny 0-1. Un brutto colpo per tutti, la Roma incassa e cerca di bucare la bolla nella quale sembrava sentirsi protetta, prima con Salah per El Shaarawy, poi con De Rossi su punizione. Spalletti si affida al 4-2-3-1 con Manolas. Fazio, Rudiger e Palmieri a coprire la difesa, De Rossi e Strootman a centrocampo con Nainggolan, Salah ed El Shaarawy alle spalle di Dzeko, Juric risponde con un 3-5-2 più affidabile e tecnico dimostrando un'interpretazione precisa e pulita del match. L'allenatore rossoblù legge bene tutta la partita, gioca con lucidità e serietà creando diversi problemi alla squadra di casa, Lazovic e Gentiletti tengono strette le maglie della difesa andando, spesso e volentieri, a rinforzare l'attacco e creando superiorità numerica, Munoz invece, si rende particolarmente efficace nel contenere la prorompenza di Dzeko . Al 9' è ancora Genoa con Szczesny che legge male l'incursione di Laxalt, palla respinta sui piedi di Palladino che sbaglia di pochissimo, la Roma cerca immediatamente il cambio di fronte, palla a Strootman cross per Dzeko palo clamoroso del bosniaco, la palla torna sul petto dell 'attaccante che ribadisce in rete 1-1, il gol riaccende la Roma e lo Stadio, gli uomini di Spalletti tentano di chiudere velocemente il match confezionando diverse azioni ed assist, il Genoa si dimostra un grande avversario respingendo il contropiede giallorosso e creando occasioni. Buone la prestazioni di De Rossi e Strootman essenziali nel contribuire al raddoppio nelle fasi offensive, l'olandese si fa spesso trequartista cercando i compagni, De Rossi, si asciuga le lacrime e gonfia il petto cercando le coperture e facendosi trovare spesso in avanti per aiutare, fare da sponda, centrare, suona la carica portandosi la squadra sulle spalle fino all'ingresso di Totti in campo. Chi stenta fino all'ultimo stavolta sono i difensori, poche scuse e tante responsabilità, a partire dal portiere, due errori sui gol del Genoa ed un'uscita inappropriata su quello che poteva essere il terzo gol, sventato per pura fortuna, Manolas si rende complice, calcola in ritardo le entrate sugli avversari e si fa sorprendere per primo proprio da Pellegri e Lazovic mentre i compagni di reparto Rudiger e Fazio appaiono lenti ed affaticati, tanto da aver bisogno del supporto dei compagni, un finale di stagione mesto e sonnolento che non rende giustizia alla squadra, così come la prova di Salah, molto al di sotto delle aspettative e delle capacità. Al 19' ancora Dzeko che, su assist di Strootman si fa parare un tiro di piatto da un ottimo Lamanna. Due minuti dopo stessa azione, verticalizzazione di Strootman stavolta per El Shaarawy che sbaglia di pochissimo. L'egiziano mette scompiglio, agita gli animi ma stenta nella risoluzione, al 68' lascerà spazio a Perotti, l'intuizione del Mister...mai azzeccata come questa volta. Il primo tempo si conclude con il pareggio, la squadra di casa si fa pericolosa in più di un'occasione, ma manca di spinta e precisione, una buona difesa ed un portiere concentratissimo, tengono in tensione una città intera.


La Roma parte bene, ancora Dzeko in avanti, il bosniaco, seppur prolifico e capocannoniere della Serie A, sbaglia molto anche in questo match peccando di leggerezza e poca puntualità davanti alla porta, ma rendendosi un utile assistman nei due gol che vedono, anche in questa occasione, trionfare la Roma. La tensione sale, al 54' fa il suo ingresso in campo Francesco Totti e la partita subisce un'impennata di emozioni, grinta, corsa, rincorsa duelli e scambi, la stanchezza svanisce, le schiene si rialzano, il batti/ribatti con il Genoa arriva al 74', ancora Strootman in avanti, cross in mezzo, Dzeko controlla all'altezza del primo palo e serve in mezzo per De Rossi che di sinistro infila la porta 2-1, il centrocampista ruba palla davanti a Totti ed esulta sotto la curva,un finale sperato ed agognato distrutto 4 minuti dopo dal contropiede del Genoa, Laxalt sorprende Rudiger che prova a recuperare senza successo, cross sulla sinistra e gol di testa di Lazovic sfuggito al controllo di Fazio, un 2-2 che gela lo stadio e mette in pericolo la classifica della Roma. La squadra di casa però, tenta il tutto per tutto, cerca disperatamente il gol, grandi le finezze del Capitano, le ultime carezze, assist, dribbling, stop, quelle movenze che anche solo inquadrando le gambe potevi riconoscere, lo stile, il sorriso sotto i baffi, le chiusure nell'angolino, quel modo, tutto suo di costringere l'avversario a fargli fallo, anche solo per “frustrazione” ,quasi a sentirsi dire: “e mo' basta,quando ce vo', ce vo'!”, solo lui riusciva ad umiliarli a farli sentire giocatori sull'orlo di una crisi di nervi, quanti ne ha fatti ammattire...quanti ne ha fatti ammonire e quanti espellere, e quanti ne ha “purgati”, un mondo, “IL MONDO DI TOTTI”, dove tutti, dal più vicino, al più lontano calcisticamente, questa sera hanno visto spegnersi un pezzo di cielo, hanno visto ammainarsi una bandiera e la chiusura di un'epoca. Totti li ha riuniti tutti, un tributo unanime dal mondo del calcio, nemici giurati e detrattori, stasera erano tutti lì, nessun colore o fede calcistica, oggi era l'uomo, il personaggio, il padre, il fratello, il figlio, l'amico, il simbolo di una città che tutti avrebbero voluto avere.

90' . L'ultima partita di un campionato strano, dicevamo, 90' minuti al cardiopalma in perfetto stile Roma, niente di facile, sempre tutto maledettamente complicato, ma mai liberatorio come il gol di Perotti al 90°, 3-2 l'urlo dello Stadio, una piccola soddisfazione con tanti rimpianti, il dolore acuto per la fine di una partita lunga 25 anni, il triplice fischio che non lascia spazio alle repliche, l'ultimo triplice fischio, quello più amaro.


C'era una volta un Capitano, il MIO Capitano.

Ognuno di noi ha la sua piccola storia da raccontare su di lui, un incontro, un autografo, una foto, una maglia arrivata dall'amico dell'amico, chi ha avuto la fortuna di parlarci, ridere e scherzare interagendo con l'anima sincera e senza schermi, chi lo conosce lo sa quanto sia costato in termini di emozioni tutto questo, io che ti ho conosciuto, che ho parlato con te, lo so' quanto sia stata dura questa serata, il tributo a te dedicato ed a tutti è finalmente apparsa per quello che era la tua sensibilità, le parole accorate e le lacrime. Paura, la paura di un domani incerto senza quel pallone che dava sicurezza e parlava per lui, quante cose avrebbero ancora potuto dirsi, quanti sogni avrebbero potuto ancora accendere, quanti occhi avrebbero ancora fatto brillare “ma si cresce e si diventa uomini” dice. La favola finisce con queste parole che di bello ci lasciano i tanti anni passati insieme, non esiste un lieto fine se non poter testimoniare “IO C'ERO QUANDO TOTTI GIOCAVA IL CALCIO”.


Laura Tarani


Fonte immagine: Fabio Bernabei


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