Intervista A Oscar Giammarinaro, La Voce Degli Statuto

Intervista A Oscar Giammarinaro, La Voce Degli Statuto

«Torino è stata e resterà granata! Pulici? Un grand'uomo (oltre che un grande calciatore), che ha perfettamente dimostrato cosa significhi essere del Toro»

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Non solo tifoso torinista, non solo voce degli Statuto (gruppo musicale torinese di nota fede granata e autore dell'inno “Cuore Toro”), non solo cantante solista, ma anche ex calciatore del Toro.

Stiamo parlando, come è facile immaginare, di Oscar Giammarinaro, meglio noto come Oskar.

Oscar, La possiamo ritenere un vero granata al 100%, visto che in gioventù ha vestito la gloriosa maglia del Toro?

«Sono, come è noto a tutti, un appassionato tifoso del Torino. Per sincerità e correttezza devo, però, dire che ho sì vestito la gloriosa maglia granata, ma nelle giovanili (peraltro fui anche raccattapalle, in alcune partite della prima squadra). Comunque, è vero: sono sempre orgogliosamente stato all'interno del mondo granata».

Granata che, come canta l'inno “Ancora Toro” (scritto da Valerio Liboni, ma del quale gli Statuto hanno inciso una bella cover), “è una seconda pelle”?

«Per chi è tifoso del Torino, quel colore è davvero come una seconda pelle. Il tifoso del Toro è tale per motivi che vanno oltre il semplice tifo calcistico. Il tifo per i granata è una vera e propria fede, che nasce dal dolore: quel dolore per la tragedia di Superga, tragedia che ci portiamo dentro con dolore, appunto, ma anche con tanto orgoglio. Come diceva il buon Emiliano Mondonico, il Toro è un'idea».

Ha qualche ricordo, qualche partita alla quale è maggiormente legato?

«Non ho alcun dubbio: il famoso Torino-Cesena 1-1 del 16 maggio 1976, cioè la partita che diede al Toro la certezza della conquista dello scudetto 1975-'76. In quell'occasione non fui uno dei raccattapalle, bensì andai allo stadio con mio padre, nei Distinti centrali. Ricordo benissimo i momenti e le emozioni di quella partita che non finiva mai, che ci tenne tutti in apprensione nell'attesa di sapere cosa stesse accadendo a Perugia, ove era impegnata la Juventus (nostra rivale per la conquista di quel campionato). Avevo solamente dodici anni (non ancora compiuti), però ricordo benissimo quelle bellissime emozioni. Ho la fortuna d'essere uno dei pochi tifosi granata ad aver provato la gioia per la conquista dello scudetto».

Il Suo calciatore preferito è forse uno degli “alfieri” di quel Toro?

«Non è un segreto: il mio giocatore preferito è Paolino Pulici! Non solo per le tante reti realizzate in maglia granata, ma anche perché il nostro Paolino ha perfettamente dimostrato cosa significhi essere “del Toro”: un grand'uomo (che non è mai sceso a compromessi), una persona eccezionale della quale sono fiero d'essere amico. Con lui registrammo (nel 2005) il video del brano “Facci un goal”, appunto dedicato al nostro “Puliciclone”».

Torino è stata e resterà granata?

«Non è solo un coro: è la realtà. La squadra che maggiormente “rappresenta” Torino è il Toro. La Juventus ha più tifosi in totale, sparsi in tutta Italia, ma a Torino la maggioranza della tifoseria è indiscutibilmente granata».

Giuseppe Livraghi



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