Addio A Ezio Bosso, L’uomo Che Sapeva Incantare E Commuovere Con Il Suo Pianoforte

Addio A Ezio Bosso, L’uomo Che Sapeva Incantare E Commuovere Con Il Suo Pianoforte

La sua straordinaria sensibilità, il suo entusiasmo contagioso mancheranno al mondo della musica

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Addio a Ezio Bosso, l’uomo che sapeva incantare e commuovere con il suo pianoforte

La sua straordinaria sensibilità, il suo entusiasmo contagioso mancheranno al mondo della musica

Ci mancherà il sorriso contagioso di Ezio Bosso, la sua umanità, la sua forza d’animo.

Ci lascia a soli 48 anni, in silenzio, nella sua casa di Bologna, uno dei geni indiscussi della musica del nostro secolo.

Pianista, direttore d’orchestra, compositore d’avanguardia, personalità eclettica, con una straordinaria sensibilità, che traspariva da tutte le sue composizioni, capace di commuovere e di incantare il pubblico, al quale, stregato dalla sua maestria, poco importava della sua visibile disabilità, che passava assolutamente in secondo piano, quasi a non esistere.

Una passione quella per la musica che aveva coltivato fin da bambino, si dice che a 4 anni fosse capace di leggere gli spartiti musicali, e che lo aveva portato a debuttare come solita al piano e compositore a 16 anni. Contro tutti i pregiudizi possibili, che non vedevano di buon occhio il figlio di un operaio come direttore d’orchestra.

Lo studio, quindi, come riscatto di una vita non agiata, che ti fa avere la meglio anche sul dolore.

Era stato direttore di orchestre tra le più illustri e blasonate tra Italia e resto del mondo, come la London Symphony, l’orchestra del Teatro Regio di Torino, l’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, l’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, l’orchestra del teatro comunale di Bologna era poi approdato, nel 2017, come direttore stabile, al Teatro Lirico Verdi di Trieste, un’avventura che si era conclusa bruscamente nel 2018 per contrasti tra il maestro e l’ente teatrale.

Sua anche la colonna sonora di “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores.

Un uomo con un entusiasmo contagioso, che non smetteva mai di sorridere, anche e, soprattutto, alle avversità della vita.

Dal 2011, dopo un’operazione al cervello, combatteva la sua battaglia personale con una malattia neurodegenerativa, che non aveva mai fermato la sua voglia di vita e la sua musica, come dichiarava lui stesso la malattia ha cambiato i miei ritmi, la mia vita. Ogni tanto “evaporo”. Ma non ho paura che mi tolga la musica, perché lo ha già fatto. La cosa peggiore che possa fare è tenermi fermo. Ogni giorno che c’è, c’è. E il passato va lasciato a qualcun altro”.

La sua popolarità era salita alle stelle, quando nel 2016, era stato chiamato da Carlo Conti come ospite d'onore al Festival di Sanremo. Eseguì, senza spartito, come sempre, Following a Bird, composizione contenuta nell'album The 12th Room, che subito dopo l'esibizione sul palco dell’Ariston, aveva scalato la classifica.

Dal 2019, purtroppo, aveva dovuto interrompere l’attività pianistica, per il peggioramento della sua malattia.

La sua ultima intervista due giorni fa a Rainew24 in cui dichiarava “la musica è un bisogno primario dell'uomo. E va trattata come tale”.

Addio Maestro, grazie per averci insegnato la forza suprema della Musica!

Articolo di Stefania Vaghi

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