Christian Laiontini

Il mio percorso attoriale è stato segnato dai suoi insegnamenti. Nekrosius affermava che ogni palcoscenico non era un’esperienza lavorativa, ma un’esperienza di vita, più vivi più nutri la tua fame di sapere

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Incontro Christian Laiontini, il tempo tecnico di un caffè, che a Roma è un momento di puro intrattenimento. Attore poliedrico, che si destreggia egregiamente tra teatro, televisione e cinema.

Intanto come lo prendi il caffè?

Lungo con lo zucchero di canna (ride)

Siciliano di nascita e spagnolo d’adozione, dove ti collochiamo?

Mi colloco dove c'è l'amore! E c’è sia in Sicilia che in Spagna... Una volta dei ragazzi africani con cui suonavo mi dissero il tempo è africano e le lancette sono occidentali.Io penso di essere il giusto mix del mare, dell’Etna, dello scorrere lento del tempo dei siciliani, di possedere la capacità di saper posticipare a domani, altre invece sono frenetico ed esplosivo come i madrileni che divorano tutto e subito.

Sei Latino, tra gli interpreti di Thanks, ora anche sulla piattaforma Netflix dal 15 giugno, com’è stato lavorare con Gabriele Di Luca e con tutto il cast?

Gabriele Di Luca è in regista protettivo, dal temperamento coinvolgente, sapevo di essere un buone mani.Portare sul grande schermo il riadattamento di un lavoro teatrale non è facile (Thanks for Vasellina, ndr). Una commedia amara, dove il cinismo sconfina nel politicamento scorretto. I miei colleghi di Carrozzeria Orfeo sono tutti fenomenali, e Gabriele è riuscito a ritagliare un personaggio “su misura” per me, Latino, un capo gang di una banda di latini. Una figura che a teatro non esisteva, ma che nella pellicola fa da collante, un ruolo da perfetto cinico, ma, almeno per questa volta non sono un “cattivo”.

Nasci come ballerino, prima che come attore, ti manca il ballo?

La mia carriera è iniziata come ballerino, ho girato tutto il mondo interpretando diverse campagne pubblicitarie per marchi sportivi ultra famosi. Da bambino usavo la mia intelligenza corporea più della parola. Il ballo è stata la fase 1 della mia vita da globetrotter, ora ho fatto spazio ad un nuovo modo di comunicare.

Ti abbiamo visto, tra gli altri, ne “I Medici 2”, “I delitti del Barlume 6”, nella prima stagione de “Il Cacciatore”, in prima serata ne “Un posto al sole, speciale Messico”, e ora ne “Il paradiso delle Signore daily”, che effetto fa stare davanti ad una macchina da presa?

Come attore televisivo e cinematografico ho iniziato relativamente da poco, perché è un percorso che non ho cercato, ma che mi ha trovato. Io nasco come uomo da palcoscenico, vengo da anni di teatro.Il mio esordio è nel 2016, grazie a Giorgia Vitale, la mia agente, che ha sempre creduto alla mia persona e che è sempre riuscita a propormi personaggi in linea con il mio aspetto, un po' marcato, molto latino, personaggi “da cattivo” o da “dark comedy” sostanzialmente.

Hai anche un film internazionale in uscita, ci puoi dare qualche anticipazione?

Purtroppo non posso dirti nulla e non mi posso sbilanciare…

Nella tua carriera in teatro hai lavorato anche con Eimuntas Nekrosius, il regista teatrale lituano, che tipo di esperienza è stata?

Il mio percorso attoriale è stato segnato dai suoi insegnamenti. Nekrosius affermava che ogni palcoscenico non era un’esperienza lavorativa, ma un’esperienza di vita, più vivi più nutri la tua fame di sapere, di apprendere. Bisognava buttarsi, lanciarsi in quello che si faceva, tanto si sarebbe trovato sempre un appiglio, anche nelle situazioni più estreme…

Com’è stata la tua vita durante la quarantena, come hai gestito il tuo lockdown?

Devo dire che all’inizio lo avevo preso sottogamba, lo avevo sottovalutato, non ne avevo capito subito la gravità. Poi quando finalmente ho realizzato mi sono rifugiato “nei mie viaggi nel tempo”, sono famoso per quelli. Ho sempre mutato vita, mille pezzi di me, è come se avessi costruito una “confort zone”, rifugiandomi in quegli stralci di vita nei quali mi sono sentito veramente felice.Per un mese ho fatto poco o niente, ma ho mangiato tanto!Poi piano piano ho rispolverato interessi, curiosità sopite, bisogni diversi, mi sono riparametrato. Ho iniziato a fare attività fisica, io che faccio anche 100 metri in motorino, 6 piani di scale avanti ed indietro tutti i giorni, nel mio condominio…Ho ritrovato la mia centratura con la concentrazione. Essere un attore è una scelta di vita, è una sfida contro se stessi, uno stile di vita vero e proprio, per me la recitazione è la mia nuova vita. Oggi non mi sento incompleto. posso dire che ho dello spazio per nuove esperienze. Non lo faccio per la fama, anche se tutto accade ed è sempre una conseguenza della stima che le persone hanno di te e dei riconoscimenti avuti finora.

Photo Credits: Riccardo Riande

Intervista di Stefania Vaghi 

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