La Textile Artist Olga Teksheva, Da Mosca A Roma

La Textile Artist Olga Teksheva, Da Mosca A Roma

Voglio ricreare un ambiente dove anche le personalità più intellettuali ed impeccabili, possano ridiventare bambini, ritrovare la spensieratezza e lasciarsi andare, ai ricordi.

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Da che cosa prende riferimento il titolo IN VOLO, vediamo libellule, tessuti lievi…

Il riferimento di In Volo, inizia veramente con un volo, ma aereo, quello che da Mosca, finalmente mi portava a Roma, ben 12 anni fa. Un volo che mi allontanava dalle costrizioni della mia famiglia, che non mi lasciava libertà di fare quello che più amavo e da ben tre datori di lavoro. Tra insegnamento, scrivere per l’Officiel e Le Collezioni, avevo un carico di responsabilità enorme ed ero sempre under pressure.

Qual è il tuo percorso professionale, come nasci?

Nasco come storica dell’arte, dopo l’università divento giornalista e docente di Storia della Moda e dopo un po' mi stanco di vivere questa vita, che non sento mia, perché non mi ci riconoscevo, per allontanarmi da tutto questo mondo, in un primo momento penso di prendermi due anni sabbatici, di pausa, di trasferirmi a Roma per venire a studiare progettazione moda.

Ma, arrivata a Roma, con l’andare del tempo perdo il mio interesse per il disegno della moda e per scrivere di moda. Mi piaceva toccare le stoffe, sentire la loro consistenza.

Possiamo quindi dire che il tuo amore per la moda resta nelle tue opere, nella tua espressione artistica, indubbiamente ?

Assolutamente anche perché il legame con l’Alta Moda rimane sempre, le due opere più imponenti di questa mostra, sono fatte con gli scampoli di un atelier di Alta Moda che ha chiuso in Via Veneto, che mi sono stati forniti dal mio fornitore di tessuti, perché non era possibile utilizzarli per abiti. Sono tessuti esclusivi, unici, vintage, hanno tutti tra i 20 e i 30 anni, di altissima qualità, di generazioni passate.Le mie opere, pur non volendo, spesso hanno influenze che ricordano le lavorazioni dell’Alta Moda. “Dragonfly: birth of fligh” che è anche l’immagine ufficiale della mostra, è una libellula, ma a guardarla con più attenzione ricorda la parte centrale di un corpetto femminile in voga nel 1700.

I tuoi allestimenti sono sempre imponenti e non convenzionali, che messaggio vuoi trasmettere a chi viene a vedere le tue opere ?

Io sono un’artista romana, né italiana, né russa, a Roma tutto è barocco, tutto sembra una grande scenografia teatrale. Le mie opere non sono riferite al barocco ma vogliono ricreare quello stesso feeling con l’ambiente opulento e teatrale di una città che è un vero e proprio “museo teatrale” a cielo aperto.Voglio ricreare un ambiente dove anche le personalità più intellettuali ed impeccabili, possano ridiventare bambini, ritrovare la spensieratezza e lasciarsi andare, ai ricordi, guardando ed immergendosi visivamente nelle mie opere. In un mondo di “favole da grandi”, perché questo vogliono essere le mie creazioni.Con le mie opere si può interagire, al contatto tattile, come se fossero “animaletti da accarezzare”, in questo particolare momento questo è impossibile e a me dispiace molto.

Che tipo di materiali usi per le tue opere ?

Uso solitamente tessuti, molto chiffon e  organza, ma destrutturati, per renderli unici e personali, e la juta, ma centrifugata in lavatrice, per toglierle quella connotazione di solidità che non mi permetterebbe di crearci opere, onde, di renderla movimentata. Bisogna assolutamente dare carattere al materiale che si utilizza.Io sono sadica con i miei materiali “prima li distruggo poi li rendo preziosi”, poi rendo la mia opera aristocratica – sono contessa da parte di mia nonna – per cui impreziosisco con ricami degni del gran Ballo Russo.Un signore ha dichiarato che ricordo Dadà, mescolando materiali poveri con lavorazioni all’uncinetto, le corde da marina tagliano letteralmente le mani, perché non è vero che il lavoro tipicamente femminile, “da principessa”,  non fa male e non segna le mani.Ma il risultato finale è semplicemente impressionante.

Il titolo è azzeccatissimo per il post lockdown, il senso della libertà, quello che ci è mancato e che ci manca ancora…?

Una libertà che in questo momento è parziale, assolutamente pilotata.Come diceva un mio amico psicologo, le situazioni non vanno subite, vanno affrontate, scavalcate e poi voli libero, se non fisicamente, basta anche solo con la mente ed il pensiero…

Breve Biografia di Olga Teksheva

Olga Teksheva nasce a Mosca nel 1973 a Mosca, si laurea in Storia dell'Arte nel 1996 presso l’Università statale di Mosca Lomonosov e in Disegno e Pittura nel 2006 presso lo Studio Liudmila Ermolaeva. Dal 1993 collabora per il settore moda con diverse redazioni editoriali e riviste. Nel 2000 inizia a scrivere per "L'Officiel" (Russia), nel 2007 collabora anche con "Collezioni" (Russia) e "Black Square" (rivista di arte contemporanea). Nel 2008 si trasferisce a Roma per frequentare un corso di Moda e Costume Design presso l'Accademia di costume e di moda, riceve il suo Bachelor of Arts nel 2011. Dopo alcune collaborazioni nel campo della moda si rende conto che le necessità di vestibilità sono limitanti rispetto alla ricerca che vorrebbe sviluppare. Abbandona la moda e si dedica all'arte contemporanea, con la prima mostra personale a Roma nel 2017. La mostra la porta all'attenzione di Velia Littera, curatrice d'arte, fondatrice della galleria Pavart di Roma. Così la loro collaborazione inizia con una mostra d'arte collettiva Flusso di Linfa nel 2017, la mostra bipersonale “Echoes of land and sea” presso Counterweave Gallery di Felicity Griffin Clark per RAW 2018, 2019 "First Contemporary Stitched Art Show" organizzato dalla Society for Embroidered Work, la Collettiva Homing nel 2019 e culmina nel 2020 con questa mostra d'arte personale In Volo.

In Volo di Olga Teksheva, fino al 9 ottobre, Pavart dalle 11.00 alle 18.00 solo su appuntamento e prenotazione.

Intervista di Stefania Vaghi

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