Zingaro: L’artista Siciliano A 360 Gradi

Zingaro: L’artista Siciliano A 360 Gradi

Se oggi tutti mi chiamano Zingaro è perchè la mia amata nonna Angelina, a volte mi chiamava così. Donna che aveva vissuto gli stenti della guerra mondiale, conoscendo la fame e la povertà.

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Ho conosciuto Zingaro a Sanremo Rock, alle Finali Nazionale al Teatro Ariston, lo scorso settembre, artista eclettico, poliedrico, ma soprattutto il mattatore vero del palco, per un’intera settimana.

Zingaro è, al secolo, Giuseppe Tarantino, classe 1980, palermitano.

Attore, drammaturgo, regista teatrale, e frontman dei Deh Delirium Tremens, band glam’n roll. Motociclista, amante del viaggio nella testa, in strada e nell’anima. Divoratore di musica e collezionista di dischi, fin dalla sua più giovane età.

Fuori dagli schemi anche quando canta, interpretando uno stile suo, personale, perché come lo stesso afferma: “Se ciò che canti affiora dal cuore, anche il respiro diviene una sublime voce!”

Perché Zingaro, come nasce il tuo nome d’arte?

Se oggi tutti mi chiamano Zingaro è perchè la mia amata nonna Angelina, a volte mi chiamava così. Donna che aveva vissuto gli stenti della guerra mondiale, conoscendo la fame e la povertà. Io vivevo con lei, e man mano che crescevo, quella donna capiva che il suo sogno di vedermi dottore, ingegnere, avvocato o non so quale alta carica borghese intellettuale le svaniva sotto gli occhi. Infatti negli anni '90, il mio spirito iniziava a contorcersi e ribollire, mi avvicinai alla scena punk e formai la prima band, poi fui attratto da tutta quella scena losangelina di quegli anni e quindi parlo del Glam, lo sleazy ecc... Iniziai ad usare foulard glitterati e canotte tagliate all'ombelico mentre la nonna disapprovava e mi diceva..."ogni tanto mettila una cravatta, una bella giacca, ormai sei grande, almeno la gente dice... "ca' si' bellu vistutu, com' un'omu" (che sei ben vestito, come un uomo).

Lasciai il punk e presi la strada dell'Heavy e del Glam. La metamorfosi fu totale! Esclusivamente stivali texani, pantaloni di pelle attillati, capelli lunghissimi, che colorai con ciocche viola, e bracciali, collane, cinturoni e catene dappertutto! ... Povera Nonna Angelina ...

Passavano gli anni e non cambiavo, e lei sempre a dirmi con un misto di delusione, ma immenso amore, "Si' un Zingaru è inutile cu' tia 'un ci puozzu" (è inutile contro di te non riesco...tu sei uno Zingaro) Ahimè ... così fu!

Lei è andata via e io sono rimasto lo stesso Zingaro di sempre, e proprio da quel triste giorno che decisi di farne una bandiera di quel nome, per portarla sempre con me ovunque io vada.

Quindi grazie Nonna Angelina per aver scelto il mio nome d'arte!

Che definizione ti daresti, ovvero chi è Zingaro?

Ti rispondo con una strofa che scrissi tanti anni fa sul diario di una ragazza, tra i banchi di scuola, e nonostante siano passati una ventina di anni, la penso ancora alla stessa maniera.

“Amo la Vita e il suo profumo di Morte. Adoro la strada e il suo sapore di Vita”

In una settimana di Sanremo Rock, sei stato l’indiscusso mattatore del palco dell’Ariston, presentando ben 227 band. Come ti senti in questa versione di presentatore, come mai a tutti auguravi BUON VIAGGIO alla fine della relativa presentazione? La musica che tipo di viaggio è?

Grazie per l’indiscusso … ma essendoci solo io avevano poco da scegliere. (anche se continuano a scegliermi da ben quattro anni… Vuoi vedere che funziona?!) Sicuramente non ho mai pensato di fare il presentatore nella vita, ne posso dirti che era il mio sogno nel cassetto, ma credo anche, negli eventi improvvisi e nella capacità che ognuno di noi ha nel metabolizzarli e canalizzarli, anziché subirli. Nel 2014 con i Deh Delirium Tremens, la mia band, abbiamo vinto un contest in Sicilia che ci ha spalancato le porte verso le selezioni Nazionali del Sanremo Rock.

Abbiamo caricato il furgone e siamo partiti. Prima non era come adesso il regolamento, bensì, si svolgeva in più tappe in giro per lo stivale: le abbiamo vinte tutte ed è chiaro che è stata un’emozione magnifica per chi arriva dal sottosuolo come noi.

Volevo assolutamente che i miei conterranei, provassero questa esperienza e quindi, portai il Sanremo Rock in Sicilia, divenendo dapprima selezionatore, infine responsabile regionale.

Credo l’artista sia una sorta di sacerdote, (un pò come scrive C. Baudelaire, in Corrispondenze) in qualche modo riesce e deve frequentare l’altrove per captare l’intuizione, decodificarla e consegnarla attraverso la ritualità al pubblico. Bene per fare tutto ciò hai bisogno di stare sempre in ricerca, in esplorazione e quindi in viaggio verso l’impalpabile.

Infine essendo un rocchettaro tra rocchettari, faccio da tramite, da cerniera tra l’adrenalina dei ragazzi e la consapevolezza professionale dei Giurati, quindi un pò come Caronte, accompagno le band nel viaggio che va dal palco, alle orecchie di chi in qualche modo deciderà le loro sorti artistiche. Da una sponda all’altra e allora … Buon Viaggio!

Sei anche uno dei selezionatori delle band per la regione Sicilia per Sanremo Rock, che tipo di talenti musicali sono presenti nell’isola? C’è chi ancora fa del sano rock and roll?

In Sicilia, ci sono davvero tanti talenti e non lo dico perché sono di parte, basta vedere nel corso della storia musicale cosa ha partorito questa terra. (uno tra tanti, per esempio il genio indiscusso: Franco Battiato giusto per citarne uno). Credo che la posizione geografica, il fatto di essere in un’isola, il mare, l’essere l’ombelico del mediterraneo; penso che tutto questo in qualche modo entri con “violenza” nella vita degli artisti.

Chiaramente, anche qui lo show business ha fottuto la testa dei ragazzi e ahimè, oggi abbiamo molta più contaminazione rispetto a vent’anni fa, quando chi suonava è perché aveva il rock che bruciava nelle vene.

Quindi ti direi che … si c’è ancora del sano roccarolla, ma purtroppo, è da scovare, rispetto a miliardi di asettici e sterili tributi e cover band, che riempiono i locali e permettono a quattro borghesucci scansafatiche, di infilarsi cinquanta euro in tasca, senza alcuno sforzo, nè ricerca artistica.

C’è futuro musicale nel nostro Paese, il settore musicale è stato uno dei più penalizzati durante la pandemia, riuscirà a ripartire nel 2021? C’è futuro per gli emergenti, per chi si affaccia a questa carriera?

Non ho mai creduto nel futuro dell’immaginario collettivo, nè nelle sorti della massa. Il futuro te lo crei a calci e morsi. Se riuscirà a partire nel 2021…lo spero… anzi spero che riparta adesso altro che 2021, ma dovremmo capire cosa ha in testa il Potere Politico, quanto meno per agire e reagire!

Per gli emergenti certo che c’è futuro … basta spegnere la TV e ascoltare la puzza di bruciato che fa il proprio cuore, seguendone la scia fino alla follia.

Che cosa rappresenta la musica per te? Che tipo di sensazione hai quando suoni su un palco?

La musica per me è una messa, un rito, un viaggio, come ti dicevo. Quando suono su un palco è come se ho preso la comunione e mi metto in preghiera.

Lascio libera l’anima di vagare, e lei aleggia su quel palco tra riff e assoli mentre il miracolo della comunicazione Artista-Spettatore si compie.

Che cosa rappresenta per te l’arte e quale delle sue mille declinazioni ami di più?

Per me l’arte è droga, o meglio ossigeno. Non riesco ad immaginare: Vita senza Arte. Non a caso abbiamo reperti storici artistici, che risalgono a migliaia e migliaia di anni fa.

Quella che in qualche modo mi sazia forse più delle altre è il teatro: per il semplice fatto che quello spazio scenico le racchiude tutte.

Che cosa ti è mancato di più della tua vita “normale” durante il lockdown?

Gli affetti soprattutto, e chiaramente i concerti, gli spettacoli, o visitare una comunissima libreria… Poi è chiaro quel senso di oppressione e paura di aver perso le libertà conquistate a colpi di lotte durante i decenni, ma per fortuna è stata una piccola parentesi… per il nostro bene… dicono!

Da che cosa prendi ispirazione per la tua musica, per le tue poesie e per le tue opere teatrali?

Dalla vita e quindi dalla quotidianità! Uso e stupro la realtà per poter dire la mia battendo i pugni e mostrando i denti. Non amo l’arte fine a sè stessa, quindi esteticamente irraggiungibile ma priva di contenuti.

Preferisco un Ottimo ed Esclusivo Errore ad un Esatto di massa sufficiente!

Infatti credo che il difetto, proprio perché ti diversifica e ti rende unico, sia un perfetto privilegio, a patto che lo si sappia amare.

Sei una personalità poliedrica, multisfaccettata, sempre a mille, al passo con i nostri tempi, cosa vorresti fare, che esperienza artistica ti manca ancora nella tua vita, e che vorresti fare? Un sogno nel cassetto?

Di sicuro esperienze artistiche me ne mancano e forse non basta l’intera esistenza per sentirsi appagati. Di conseguenza, vivo con tranquillità il mio viaggio, sempre a piene mani sul timone e con la chiglia spacco le onde.

Cosa vorrei fare? Mi basta fare bene e spero di farlo con onestà artistica ed intellettuale sempre … ecco cosa vorrei fare!

Nella mia vita mi manca girare il mondo da buono Zingaro, e poi se riuscissi a girarlo grazie all’arte … sarebbe il mio atman; ma non so se riuscirò in questo … quindi, per adesso sono già sù di giri per il semplice fatto che comunque ho qualcosa nel cassetto da far brillare e custodire gelosamente, rispetto a tutti quelli che neanche son più capaci di sognare.

Concludo con questa citazione di Jacques Brel: c’è voluto del talento per riuscire a invecchiare senza diventare adulti”.

Ecco questo è il mio augurio!

Vi auguro sogni a non finire, la voglia furiosa di realizzarne qualcuno; vi auguro di amare ciò che si deve amare e di dimenticare ciò che si deve dimenticare; vi auguro passioni, vi auguro silenzi; vi auguro il canto degli uccelli al risveglio e risate di bambini; vi auguro di resistere all’affondamento, all’indifferenza, alle virtù negative della nostra epoca. Vi auguro soprattutto di essere voi stessi.

Infine chiaramente non posso che Augurarti… Buon Viaggioooooooooo!!!

Grazie Zingaro, sei speciale!

(nella foto Zingaro e Eromad - Deh Delirium Tremens Band - photo credits Adriana Traina)

Intervista di Stefania Vaghi

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