FASE UNO A Pavart Quando Il Lockdown Non Ferma La Creatività

FASE UNO A Pavart Quando Il Lockdown Non Ferma La Creatività

Undici artisti, undici opere, tutte create durante la fatidica Fase Uno del lockdown, questo il tema portante della collettiva di Pavart, visitabile fino al 6 novembre, rigorosamente su appuntamento, inserita nel programma della Rome Art Week 2020.

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FASE UNO a Pavart

Quando il lockdown non ferma la creatività

Undici artisti, undici opere, tutte create durante la fatidica Fase Uno del lockdown, questo il tema portante della collettiva di Pavart, visitabile fino al 6 novembre, rigorosamente su appuntamento, inserita nel programma della Rome Art Week 2020.

FASE UNO come simbolo di una vera e propria rinascita, come dichiara Velia Littera, curatrice e titolare della Pavart, che ha voluto invitare gli artisti già legati alla galleria per dare un segno concreto del fatto storico vissuto, una testimonianza artistica di un evento mai vissuto in precedenza. Perché l’arte a tutti gli effetti è lenitiva, è resiliente, allora bisognava darle merito e creare un’armonia di lavori che non fossero tragici, ma rappresentassero una rinascita. Un vero e proprio nutrimento dell’anima per reagire al trauma.

Le opere degli artisti Carola Masini, Roberta Morzetti, Manuela Scannavini, Giuseppe Bartolomei, Gianni Brucculeri, Salvatore Cammilleri, Ferdinando Carbone, Antonio La Rosa, Sandro Scarmiglia, Stefano Trappolini, Giovanni Trimani hanno letteralmente invaso la galleria in un tripudio di colori, nelle varie tecniche individuali utilizzate, immergendo lo spettatore in un un’atmosfera assolutamente vitale, forte, un toccasana per lo spirito, perché, in fondo, l’arte è terapeutica.

Non tutti sono stati capaci di approfittare di un fermo imposto, tanti si sono disperati, molti hanno assorbito il dolore della perdita, tanti hanno vissuto un dramma interiore e hanno visto vacillare le proprie certezze. Altri invece hanno voluto sfruttare questi mesi di chiusura come un regalo, come una grazia ricevuta, come un segnale per dedicarsi a sé stessi. Il celebre scrittore Giacomo Leopardi affermava che "la solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene, stai benissimo, se sei solo e stai male, stai malissimo".

L’artista, per antonomasia, produce le sue creazioni in solitudine, il lockdown per molti ha rappresentato il periodo più idoneo per dare libero sfogo alla propria creatività.

Nell’ambito della collettiva è stata inserita una performance Crisalide, eseguita da Alice Valente Visco legata, a doppio filo, all’installazione tessile di Manuela Scannavini dal titolo Macchina-Molecola-Covid.

La protagonista è inserita in un bozzolo, che rappresenta idealmente la confort zone che ci siamo creati, nella quale ci siamo inseriti per sfuggire alla realtà circostante, alla ricerca spasmodica di una sorta di protezione, che termina sempre con la voglia di uscire e rinascere, ricominciare a vivere.

Come afferma la performer: “Anche noi, come crisalidi, in questo nostro tempo di paure, ci chiudiamo e tessiamo il bozzolo dentro il quale nasconderci e dal quale sognare il futuro e una nuova coscienza. Anche noi, forse, dal nostro isolamento e da un mutato punto d’osservazione della realtà troveremo la forza di compiere la nostra metamorfosi, essenziale e necessaria”.

La psicanalisi ci insegna che i momenti più vitali e creativi, sono il risultato di "tempi di crisi", di fallimenti e di cadute e nel nostro voler continuare a fare arte, la collettiva FASE UNO, risulta essere un’ottima rappresentazione dell’unione dopo la separazione.

Articolo di Stefania Vaghi

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